Chi sono, cosa fanno e perché oggi diventare Cancer Coach è il primo passo per costruire un futuro migliore per il malato e per i professionisti che si occupano di relazione di aiuto
In un mondo in cui ci troviamo quotidianamente a far i conti con il tumore e con la malattia cronica in generale, quella del Cancer Coach è diventata una figura professionale essenziale da ormai diversi anni: il suo compito, infatti, consiste nell’aiutare chi affronta la difficile sfida del cancro ad intraprendere un percorso di supporto efficace, corretto e sereno, con grande consapevolezza e proattività. Nonostante ciò, non ancora tutti conoscono le competenze ed il valore di questa figura capace di fare la differenza nella vita del malato oncologico.
Ti invito anche a leggere l’articolo dal titolo “Il Potere Trasformativo del Coaching Oncologico: cambiare vita dopo l’esperienza del tumore”
Negli ultimi anni, grazie all’acquisizione e all’applicazione di un approccio metodologico pratico, che combina competenze, empatia e metodo, il ruolo del Cancer Coach ha guadagnato un enorme riconoscimento per il significativo sostegno fornito a malati e caregiver, come riportato da diverse riviste autorevoli, come Vanity fair, Io Donna, La Repubblica, Il Corriere, e tanti altri. Questo presuppone che, nei prossimi anni, la sua importanza crescerà ancora di più, rendendo questo professionista della relazione di aiuto un faro di speranza ed una guida affidabile preziosa ed insostituibile nel percorso di trattamento e nella quotidianità di chi affronta il tumore o qualsiasi altra patologia che ha un forte impatto emotivo e mentale nella vita di una persona.
Indice dell'articolo
Chi è il Cancer Coach: molto più di un consulente
Il Cancer Coach è molto più di un semplice consulente, specializzato nella relazione di aiuto. E’ un alleato, un mentore, un amico, un confidente, un professionista completo ed autorevole che ha investito anni nella propria formazione teorica e pratica ed oggi sa affiancare con responsabilità e consapevolezza tutti coloro che vivono la difficile e delicata esperienza del cancro.
Il suo compito è quello di fornire assistenza e supporto, creando strategie di intervento mirate e personalizzate sulla base delle esigenze, delle caratteristiche psicofisiche e del vissuto del malato oncologico. Il Cancer Coach dà al proprio assistito la bussola con cui navigare nel difficile mare del cancro, seguendo la giusta rotta e le coordinate corrette per raggiungere la meta desiderata, ovvero la guarigione.
Vista da questa prospettiva, la sua missione va ben oltre un semplice percorso di supporto: grazie alle competenze che possiede, questo professionista è in grado di fungere da catalizzatore di speranza e di cambiamento, da motore propulsivo di quella trasformazione positiva che porterà l’assistito a mutare il corso della propria vita e a sradicare tutto ciò che lo ha condotto ad ammalarsi. Il Cancer Coach esercita questa funzione di guida non solo nei confronti del malato oncologico, ma anche rispetto alla famiglia e a tutta la rete di figure professionali con cui chi si ammala di tumore si trova a relazionarsi.
Spesso chi diventa Cancer Coach è stato a sua volta un malato oncologico oppure manifesta una grande sensibilità e vicinanza nei confronti di questo tipo di esperienza, perché ha avuto indirettamente a che fare con il tumore. In ogni caso si tratta di un professionista che ha scelto con consapevolezza e maturità di intraprendere questa strada e di trasformare la propria sofferenza in forza, energia e strumenti per aiutare davvero chi soffre e ha bisogno di aiuto.
Il Cancer Coach: le competenze da acquisire per diventare una figura di riferimento e cambiare la vita di chi vive uno scenario di malattia
Un Cancer Coach è un professionista specializzato nel supporto psicologico ed emotivo di persone affette da una malattia cronica, come il tumore, e dei loro caregiver. Per diventare Cancer Coach ha sperimentato su di sé gli strumenti e le strategie che applica nella gestione della relazione con il malato oncologico.
Attraverso tecniche mirate e specifiche di coaching, ha imparato come fare la differenza nella vita di chi affronta e vive uno scenario di malattia.
Il metodo che il Cancer Coach applica e padroneggia ha fondamenti scientifici e caratteristiche operative ed estremamente pratiche, ma considera e sa esercitare anche un approccio spirituale ed olistico alla malattia e alla persona: tutte queste competenze gli permettono di dare un significato ben preciso al tumore e a ciò che il malato sta affrontando. L’approccio di cui il Cancer Coach si avvale ha come obiettivo quello di cambiare la prospettiva e il grado di consapevolezza con cui la persona direttamente coinvolta nella malattia guarda ciò che gli è accaduto e la realtà che lo circonda, partendo dal presupposto che vede la malattia come un passaggio evolutivo dell’essere umano e per questo una grande messaggera di cambiamento e trasformazione.
In fondo ogni essere umano è portato a vivere una grande sofferenza prima di crescere e passare ad un livello successivo.
Proprio per questo motivo il Cancer Coach è in grado di trasformare in positivi comportamenti e atteggiamenti che possiamo definire “disfunzionali” e tossici, ovvero tutte quelle dinamiche che, se non sradicati, continuerebbero a generare stress, ansia e disagio in chi vive lo scenario di malattia. Il risultato? La malattia perde importanza, viene riportata alla giusta dimensione e non è più in grado di condizionare la vita del malato. La persona che affronta l’esperienza del tumore, libero dai vincoli mentali imposti dalla malattia, sarà così in grado di affrontare serenamente il suo percorso di cura e di guardare al futuro con la leggerezza e la positività che è necessaria per intraprendere il viaggio verso la guarigione.
Il valore prezioso del Cancer Coaching: la storia di Sabina
Per spiegarvi meglio cosa intendo quando mi riferisco al Cancer Coach come una figura imprescindibile nella vita del malato oncologico, voglio raccontarti l’esperienza di Sabina.
Sabina è una donna che conosciuto il cancro all’età di 37 anni. Quando ha iniziato il percorso oncologico, Sabina seguiva una dieta alimentare equilibrata e sana, praticava regolarmente esercizio fisico e non cedeva mai ad eccessi o vizi. Prima di scegliere di affidarsi ad un Cancer Coach non era mai riuscita a dare un senso alla malattia e questo la rendeva profondamente arrabbiata con la vita, con il mondo e con il cancro che era arrivato come un fulmine a ciel sereno nella sua vita.
Dopo solo una sessione di coaching oncologico, Sabina ha completamente cambiato la sua prospettiva su ciò che le era accaduto e che le stava capitando. Quando le ho domandato “Invece di cercare cause o, peggio, colpe, dove sarebbe più utile che tu concentrassi la tua attenzione ora? Quali sono le dinamiche che potresti trasformare che alimentano ansia e stress?”
Ciò che fai dopo aver conosciuto la malattia oncologica in prima persona è molto più importante di ciò che hai fatto prima. Non puoi cambiare il tuo passato, ma puoi imparare da esso e fare tesoro delle sue lezioni, per cambiare il presente e costruire il futuro che desideri
Proseguendo le sessioni, emerge che proprio la ricerca costante di Sabina per la perfezione, il suo voler essere sempre la donna impeccabile e il desiderio di soddisfare continuamente le aspettative altrui l’aveva gettata nel vortice del fare, fare, fare sempre e comunque. Questo la faceva sentire sempre in affanno e con l’ansia di non essere mai abbastanza. E così, dopo aver compreso e dato un senso alla malattia, Sabina ha trasformato gli atteggiamenti che l’avevano portata ad ammalarsi. Grazie agli strumenti forniti dal coaching oncologico si è sentita immediatamente potenziata ed oggi è una donna molto più centrata su sé stessa, più rilassata e grata per ciò che la vita gli ha dato.
Le parole del Cancer Coach hanno cambiato la sua prospettiva e, di conseguenza, la sua vita. Il viaggio poi è proseguito con altre strategie per educarla a comportamenti più funzionali per lei.
Appare dunque evidente che il Cancer Coach sia in grado di offrire un supporto fondamentale nella gestione delle complesse emozioni derivanti dalla malattia e dal percorso oncologico. Attraverso il dialogo, l’ascolto attivo e tecniche mirate di coaching oncologico, il Cancer Coach aiuta chi vive uno scenario di malattia ad elaborare esperienze, paure, ansie e stress.
Se vuoi approfondire il ruolo strategico dell’ascolto attivo nel migliorare la compliance terapeutica tra professionista e malato oncologico, ti consiglio di leggere l’articolo dal titolo “I 3 ostacoli alla compliance terapeutica nel rapporto fra professionista e malato oncologico” e “L’Ascolto comincia da te: metti al centro i tuoi bisogni per costruire una relazione d’aiuto efficace”.
Il coaching oncologico si fonda sul presupposto che ogni percorso di malattia è unico. Il compito del Cancer Coach è lavorare a stretto contatto con il proprio assistito per sviluppare strategie personalizzate che promuovano una gestione efficace della malattia e che permettano a chi affronta l’esperienza del cancro di migliorare la qualità della vita e di assumere un atteggiamento positivo verso il proprio percorso di supporto emotivo e verso il futuro.
Attraverso il coaching oncologico, il Cancer Coach mira anche a rafforzare l’autostima e l’empowerment del malato oncologico, aiutandolo a riscoprire le proprie risorse e ad allenarle per affrontare la malattia con maggiore consapevolezza e forza.
Il coaching oncologico: a chi si rivolge questo metodo?
L’approccio su cui il Coaching Oncologico si fonda, si dimostra davvero efficace non solo nella gestione e nell’assistenza al malato oncologico, ma anche nel fornire supporto alle persone che convivono con altri tipi di malattie e ai loro caregiver, che spesso si trovano a gestire situazioni di grande stress emotivo e fisico.
Voglio chiarire che il Cancer Coaching si concentra sulla persona e non sulla malattia,
e per questo motivo offre un profondo lavoro di crescita personale.
I Benefici del Coaching Oncologico
I benefici di chi sceglie di intraprendere un percorso di Coaching Oncologico sono numerosi: il primo grande vantaggio consiste nel permettere al malato oncologico di prendere le redini della propria vita, ribaltare convinzioni e dinamiche a lui nocive, acquisire la capacità di gestire l’ansia e lo stress, migliorando così anche l’efficacia del percorso terapeutico. Questo renderà più sostenibile e tollerabile per il malato oncologico affrontare il viaggio verso la guarigione: ad affermarlo è anche uno studio pubblicato nel dicembre 2023 dall’Istituto del Cancro dei Paesi Bassi ad Amsterdam, Paesi Bassi, e pubblicato in Nature Medicine.
Inoltre, seguire un percorso di Coaching Oncologico permette alla persona di migliorare la qualità della propria vita: grazie agli strumenti acquisiti durante il percorso, l’assistito riuscirà a gestire meglio le relazioni, rafforzando l’autostima e la fiducia in sé stesso e nelle proprie capacità. Questo li rende proattivi e capaci di prendere decisioni che prima non avrebbero mai osato neppure immaginare. Grazie al percorso il malato imparerà a coltivare l’amore per sé stesso e capirà che la malattia è solo un’esperienza della vita e va accettata in quanto tale.
Puoi trovare testimonianze nella pagina https://www.cancercoach.it/percorso-individuale/ e sentire le parole di chi ha già fatto il percorso.
L’efficacia del Coaching Oncologico nel supporto ai Caregiver
Il Coaching Oncologico si rivela molto efficace anche nel supportare i Caregiver, ovvero tutti coloro che sono indirettamente coinvolti nella malattia e che si trovano a supportare il malato oncologico. In questo senso l’approccio del cancer coaching permette al caregiver di migliorare la sua gestione dello stress, offrendogli strumenti utili a contenere e controllare l’ansia e la paura legata al supporto del malato e riportando l’equilibrio sull’importanza della relazione.
Al caregiver il Coaching Oncologico garantisce anche il giusto supporto emotivo, costruendo intorno a lui un ambiente di ascolto e comprensione. Questo aiuta i caregiver elaborare le proprie emozioni, riducendo il senso di isolamento e permettendo loro di coltivare passioni e interessi, nonostante tutto.
Perché diventare un Cancer Coach?
Diventare un Cancer Coach è molto più di una scelta professionale; è un impegno verso sé stessi e verso gli altri. Intraprendere questo percorso professionale significa crescere e migliorare come persona e come professionista.
Leggi in tal merito anche l’articolo: “Al di Là della Malattia: come diventare una cancer coach ha rivoluzionato la mia vita”.
Diventare Cancer Coach ti dà l’opportunità di lasciare un segno indelebile e un contributo inestimabile nella vita delle persone, che sceglieranno di affidarsi a te, trasformando la loro lotta contro il cancro in un cammino di rinascita e speranza.
Diventare un Cancer Coach offre la possibilità di fare la differenza nella vita delle persone, fornendo supporto, guida e speranza durante uno dei momenti più difficili della loro esistenza. Oltre alla soddisfazione umana e al profondo significato che questa missione di supporto racchiude, il Coaching Oncologico rappresenta un campo professionale in continua e costante crescita, con una richiesta effettiva da parte di istituzioni, ospedali, centri privati e associazioni, con l’opportunità di remunerazione e lo sviluppo di una carriera significativa e gratificante. Il Cancer Coaching rappresenta una professione del futuro, capace di combinare conoscenze tecniche con un profondo senso di empatia e umanità, ed è l’espressione ultima di una Missione di Vita.
Il metodo innovativo che ho creato si basa sullo sviluppo delle risorse personali e sulla trasformazione delle dinamiche disfunzionali che alimentano ansia e stress. Si distingue per un approccio olistico che integra aspetti scientifici e spirituali, offrendo non solo un supporto concreto ma anche un percorso di crescita interiore.
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