Le parole, pur sembrando qualcosa di semplice e quotidiano, possiedono un potere trasformativo in grado di modellare il modo di pensare e percepire il mondo intorno a noi. Questa realtà si manifesta in modo evidente nel percorso oncologico, dove il dialogo può avere un impatto significativo su come una persona affronta la propria malattia.
Nell’approccio del coaching oncologico, il linguaggio diventa strumento di crescita e affiancamento, capace di influenzare la resilienza e la visione di sé dei soggetti interessati. In questo articolo esploreremo come le parole possano modificare la realtà percepita, trasformando sia l’approccio alla malattia che la risposta della persona al percorso di supporto e affiancamento emotivo.
Indice dell'articolo
Il potere delle parole nella costruzione dell’autostima e della sicurezza
Oltre a modificare i nostri pensieri, le parole influiscono sulla percezione che abbiamo di noi stessi e della nostra realtà, fin da quando siamo bambini. Un complimento sincero può darci sicurezza e forza, mentre una critica può facilmente innescare insicurezza e paura di non essere o fare abbastanza.
Nell’ambito oncologico, dove l’equilibrio emotivo è spesso instabile, il modo in cui le persone si sentono guardate e giudicate da chi le circonda, specialmente dai professionisti della salute, ha un impatto decisivo.
È in questo ambito che il coaching oncologico trova uno spazio importante: grazie all’uso di un linguaggio consapevole, il coach è in grado di accompagnare l’individuo nel riconsiderare se stesso e la malattia con maggiore serenità, orientandolo verso una visione di possibilità e resilienza.
In che modo le parole influenzano il sistema di credenze, la percezione della malattia e il percorso oncologico
Le parole rivolte ai soggetti oncologici influenzano profondamente il modo in cui essi interpretano la malattia e le proprie capacità di affrontarla. Le ricerche dimostrano che il linguaggio utilizzato dai medici e dagli operatori sanitari può impattare significativamente la risposta della persona al trattamento. In merito si può approfondire nel libro del prof. Fabrizio Benedetti, massimo esperto di neurofisiologica clinica all’Università di Torino, “effetti placebo e nocebo”.
Inoltre La psicotrappola dell’aspettativa, concetto esplorato anche dallo psicoterapeuta e coach Giorgio Nardone, spiega come ciò che ci aspettiamo da una situazione possa condizionare i risultati della stessa. Se il soggetto viene incoraggiato a credere nelle proprie risorse, sarà più incline a vivere il percorso oncologico con fiducia e speranza, il che potrebbe persino migliorare la risposta biologica al trattamento.
Ecco perché nel coaching oncologico è fondamentale scegliere le parole con estrema attenzione e un passaggio è dare potere personale all’interessato, con domande che gli danno responsabilità, Un linguaggio costruttivo rivolto alla crescita aiuta la persona a sviluppare atteggiamenti e stati d’animo favorevoli, che a loro volta possono influenzare positivamente l’andamento della malattia e la qualità della vita.
Per comprendere meglio come le parole possano trasformare la percezione soggettiva, possiamo prendere in considerazione il caso di Vera, una donna che ha vissuto l’esperienza oncologica ed ha trovato nel coaching un aiuto fondamentale.
Prima di iniziare il percorso di coaching, Vera aveva affrontato alcune sedute di ipnosi, durante le quali un professionista le disse una frase che la colpì profondamente: “Non puoi guarire nello stesso ambiente in cui ti sei ammalata.”
Per Vera, questa frase era destabilizzante e creava un profondo conflitto interiore, facendola sentire condannata a cambiare drasticamente la propria vita per poter sperare in una guarigione.
Con alcune domande poste dal coach oncologico, Vera è riuscita a riorientare la sua percezione e a comprendere che la guarigione non dipendeva necessariamente dall’ambiente, ma piuttosto dal lavoro interiore su dinamiche di conflitto non risolte.
La guida del coach, attenta e mirata, ha permesso a Vera di concentrare le energie su se stessa, anziché su cambiamenti esterni drastici e spesso impraticabili.
L’importanza di una comunicazione sensibile e adatta alla persona che affronta il percorso oncologico
Un professionista attento al linguaggio sa quanto sia importante adattare le proprie parole alla sensibilità di chi ha di fronte. Nella comunicazione della malattia oncologica o del percorso oncologico, ad esempio, il medico che sa modulare le proprie espressioni e il tono di voce può fare una grande differenza.
Un linguaggio troppo tecnico o frettoloso può lasciare l’individuo spaesato e in ansia, mentre una comunicazione empatica e chiara trasmette la sensazione che il professionista sia realmente coinvolto e desideroso di aiutare.
Per questo motivo, il coaching oncologico include spesso anche consigli e formazione sulla comunicazione per i caregiver e gli operatori sanitari, per aiutarli a sviluppare abilità relazionali che contribuiscano a un percorso di supporto e affiancamento più umano e sereno. Puoi approfondire anche in questo articolo.
Nel contesto della malattia oncologica, le persone si trovano in una posizione di vulnerabilità e quali “dipendenza” rispetto ai professionisti della salute, che assumono un ruolo di guida e sostegno.
Tale relazione, in gergo tecnico definita come “one-up” (chi offre l’aiuto) e “one-down” (chi riceve l’aiuto), comporta una responsabilità aggiuntiva per il professionista, il quale deve essere attento a non rafforzare la percezione di subordinazione.
Una comunicazione rispettosa e paritaria è essenziale affinché ci si possa sentire valorizzato e considerato come un partner attivo nel proprio percorso di trasformazione. Questo permette di costruire una relazione di fiducia, in cui la persona è più incline a collaborare e a sentirsi responsabile del proprio percorso di guarigione.
Come il coaching oncologico utilizza le parole per favorire il cambiamento e sostenere il percorso oncologico di guarigione
Il potere delle parole è straordinario e, soprattutto nel contesto della malattia, può fare la differenza e creare un’esperienza percepita positiva oppure una percepita come alienante o frustrante.
Se vuoi approfondire leggi il mio articolo Con le parole giuste la malattia oncologica non fa paura.
Diventare consapevoli dell’impatto delle parole significa, per il coach e per ogni professionista della relazione di aiuto, possedere una chiave per accedere a una dimensione di trasformazione che va oltre il piano fisico.
Ti piacerebbe diventare l’aiuto che vorresti avere al tuo fianco, conoscere le parole e gli atteggiamenti giusti da adottare?
Puoi fare il primo passo leggendo il mio libro Diventa l’aiuto che vorresti avere. Strategie di cambiamento e comunicazione per professionisti della relazione di cura.
Questo libro è una risorsa preziosa per i professionisti della relazione d’aiuto, fornendo una comprensione approfondita delle dinamiche e dei bisogni di chi affronta la malattia. Inoltre, potrai acquisire nuovi approcci e strategie e approcci, sviluppando al contempo la capacità di esprimere al meglio le tue potenzialità.
Oppure puoi direttamente candidarti al Master in Coaching Oncologico. Conoscerai gli strumenti più efficaci per fare davvero la differenza nella vita dei tuoi clienti e contribuire alla loro trasformazione, nonostante e al tempo stesso grazie alla malattia,