Come aiutare un malato di cancro con la forza delle parole e della comunicazione grazie al coaching oncologico

Come aiutare un malato di cancro con la forza delle parole e della comunicazione grazie al coaching oncologico

La comunicazione giusta permette al professionista di capire come aiutare un malato di cancro ad intraprendere il proprio percorso di guarigione con l’approccio corretto e gli strumenti adeguati. La comunicazione tra il malato oncologico e il professionista della salute riveste un’importanza strategica ed essenziale, che va ben oltre la semplice condivisione di informazioni mediche relative al percorso di supporto emotivo. Le parole scelte dal professionista durante una visita possono cambiare profondamente l’approccio che l’assistito instaura con il tumore e con la malattia, tanto da condizionare significativamente l’efficacia del percorso di supporto emotivo. 

Fabrizio Benedetti, professore  di neurofisiologia e neuroscienze all’Università di Torino, nelle sue pubblicazioni sugli effetti placebo e nocebo e sul cervello del malato, dimostra quanto la comunicazione tra medico e malato rappresenti davvero uno dei fattori chiave nel determinare la risposta della persona al percorso di affiancamento e nel garantire il successo o il fallimento del percorso di crescita personale. Per capire come aiutare un malato di cancro è importante comprendere con attenzione questi aspetti.

La comunicazione fra medico e malato: come aiutare un malato di cancro con le parole giuste

Meno conosciuto dell’effetto placebo, l’effetto nocebo gioca infatti un ruolo cruciale nel condizionare il nostro benessere, influenzando parametri fisiologici misurabili in laboratorio, come i livelli di serotonina, adrenalina e cortisolo, l’ormone dello stress. Gli studi e le ricerche condotte hanno recentemente messo in evidenza come le aspettative negative suscitate dalle “suggestioni verbali” di figure autorevoli, come i medici, possono avere un impatto significativo. È noto a qualsiasi medico in un reparto di oncologia che le previsioni negative hanno un potente effetto: circa il 60% dei malati che devono sottoporsi a chemioterapia inizia a sentirsi male prima del trattamento, spesso solo per aver sentito descrivere la nausea come possibile effetto collaterale. Studiare gli effetti delle comunicazioni negative non è un mero esercizio accademico, ma un modo per dare valore scientifico a ciò che è già noto nel senso comune. Per esempio, una parola di incoraggiamento potrebbe ridurre la necessità di antidolorifici o aiutare un malato parkinsoniano a muoversi meglio. Fabrizio Benedetti ha dimostrato, con esperimenti, che le aspettative negative possono indurre veri e propri disturbi fisici. In uno studio, un gruppo di volontari ha assunto un placebo, informato che poteva causare nausea e vomito: il 30-40% ha effettivamente manifestato questi sintomi. In un altro esperimento, malati che non erano stati informati della riduzione progressiva della morfina hanno mantenuto livelli di dolore simili a quelli sotto trattamento completo, mentre gli altri hanno sperimentato un dolore doppio.  

Nell’ambito del coaching oncologico, la comunicazione tra professionista ed assistito assume un ruolo strategico. Attraverso un dialogo empatico e mirato, il cancer coach può sostenere il malato nel percorso di guarigione, migliorando la qualità della vita e promuovendo un atteggiamento positivo e costruttivo, nei confronti del percorso oncologico. La capacità di ascolto attivo e la scelta accurata delle parole possono contribuire a rafforzare la fiducia del malato, ridurre l’ansia e potenziare l’efficacia del trattamento. 

In quest’ottica c’è un lavoro in sinergia, dove tutte le parti “vincono” e ottengono i massimi risultati, sia in termini di efficacia che di soddisfazione umana: malato, medico e coach diventano un cerchio in alleanza relazionale e un vero e proprio team, dove ognuno si prende ed ha le sue responsabilità.  

In questo articolo analizzeremo le modalità attraverso cui le parole possono condizionare il rapporto fra l’assistito e il professionista e vedremo insieme alcune delle strategie più efficaci per migliorare il rapporto con il malato proprio attraverso una corretta comunicazione. Se sei un professionista della relazione di aiuto e ti trovi quotidianamente a supportare coloro che vivono l’esperienza del tumore ed i loro familiari ed amici, leggendo questo articolo capirai come aiutare il malato di cancro ad affrontare al meglio il suo percorso di supporto e benessere emotivo.

L’Impatto delle parole sulla percezione della malattia: come aiutare un malato di cancro con le parole

La scelta da parte del professionista della salute del termine giusto può davvero fare la differenza tra una relazione col malato oncologico basata sulla diffidenza, sulla paura e sulla sfiducia ed un rapporto solido, fondato sulla fiducia e su un approccio proattivo e positivo alla malattia. 

Espressioni come “trattamento impegnativo” anziché “trattamento aggressivo” possono trasmettere al malato un senso di attenzione e supporto, piuttosto che alimentare paure e negatività associate alla malattia. Se rifletti bene, quante volte hai detto o hai sentito pronunciare una frase del tipo “Lei ha un carcinoma aggressivo, infiltrante etc.” 

Questo non significa che il professionista debba omettere la verità, tradendo il proprio codice deontologico, ma dire la verità in altre forme. L’attenzione che ti/vi invito a porre va invece indirizzata, piuttosto, a COME viene comunicata la notizia del tumore. La modalità con cui il professionista dà a chi gli sta di fronte la notizia della malattia oncologica condiziona l’approccio che la persona assume rispetto alla propria malattia. Affrontare l’esperienza del tumore è senza dubbio uno degli eventi più difficili da affrontare per qualsiasi essere umano: quella che scatena dentro ognuno di noi, anche oggi dopo i tanti ed importanti traguardi raggiunti dalla medicina, è una spirale di angoscia, paura, frustrazione, impotenza, rabbia. 

Utilizzare una comunicazione poco costruttiva, scegliere termini troppo tecnici e complessi ed assumere un tono aggressivo nei confronti del proprio assistito mette subito la persona in allarme. Come l’uomo della pietra, quando si trova dinnanzi ad un leone, deve capire in pochi secondi se scappare o attaccare; allo stesso modo l’essere umano moderno, quando si trova in una situazione di disagio e remissione, attiva subito l’amigdala e il sistema reattivo di attacco-fuga: questo in alcuni casi ha un effetto paralizzante e contribuisce ad aumentare l’ansia, in altri casi porta la persona a prendere decisioni fondate sull’istinto e, dunque, non sempre funzionali per lei. 

La situazione cambia radicalmente se, invece di utilizzare un linguaggio aggressivo, il professionista dicesse “Signora, lei ha un tumore impegnativo, importante, significativo.” 

Sono tutte e tre aggettivi che danno valore all’esperienza e alla situazione che da quel momento in poi dovrà assorbire tutta l’attenzione del malato ed è proprio a questa nuova condizione che la persona si troverà a dover dare un significato, a porre confini, a spiegare a sé stesso. 

Se davvero desideri capire come aiutare un malato di cancro, prova proprio a sentire dentro di te il peso delle parole che risuonano: senti che è diverso dalla frase precedente?

Cosa sarebbe più funzionale per voi?  Ovvio che “impegnativo” e “significativo” lo sarebbe di gran lunga. 

Il ruolo della Comunicazione nel coaching oncologico, un approccio empatico che va ben oltre le parole

Quando chi ci sta di fronte è una persona che ha ricevuto o sta vivendo l’esperienza del tumore e si desidera capire come aiutare un malato di cancro ad affrontare l’esperienza del tumore, adottare una comunicazione efficace assume un significato che va ben oltre il semplice linguaggio tecnico. Richiede una comprensione profonda delle emozioni e degli stati d’animo del malato oncologico. Solo attraverso un dialogo empatico e rispettoso, si può superare il muro di silenzio e paura che spesso accompagna l’esperienza del cancro. Questo approccio, che sta alla base del metodo del coaching oncologico, non solo migliora la fiducia del malato nel trattamento, ma favorisce anche una maggiore adesione e una migliore qualità di vita durante il percorso di guarigione.

Su questo argomento ho scritto diversi articoli, proprio perché il ruolo della comunicazione è cruciale nel rapporto fra professionista e malato e nel percorso di guarigione di quest’ultimo. Se desideri approfondire il tema e capire come aiutare un malato di cancro sin da subito nella tua quotidianità puoi iniziare da questi articoli:  “Perché è fondamentale migliorare la comunicazione con malato oncologico” e “5 esempi di comunicazione efficace col malato oncologico” oppure “‘Se vuoi puoi’ e altre frasi distruttive per il malato oncologico”

Il coaching oncologico oltre a promuovere un approccio empatico, dove il professionista della salute accoglie e comprende le emozioni del malato, è funzionale alla relazione, in quanto, attraverso domande specifiche, il medico può cambiare la percezione che l’assistito ha della propria malattia, mettendolo nella condizione di esplorare consapevolmente le sue risorse interiori ed acquisire un potere personale che lo pone in posizione di proattività nei confronti del percorso di guarigione anziché di vittimismo “cosmico”. 

Ricordiamoci che la malattia non colpisce solo il corpo, ma riguarda anche e soprattutto la sfera mentale ed emotiva della persona: questo i medici e i professionisti della salute lo sanno, anche se non sono stati istruiti in tal senso e si sono focalizzati solo al loro “pezzettino” di competenza. 

E perché lo sanno? Perché è la biologia che ce lo dice: l’OMEOSTASI interna della persona quando viene compromessa da stimoli esogeni e/o endogeni va a modificare il terreno o l’ambiente interno, se così lo vogliamo chiamare, che inizia ad essere un ambiente infiammatorio e “patogeno” più avanti. 

Ma tornando alle domande che potrebbe fare per cambiare prospettiva e quindi direzionare l’attenzione verso ciò che serve, solo alcune potrebbero essere: 

  • Che senso potrebbe dare a questa malattia? Oltre a quello clinico, potrebbe cogliere un senso più profondo? 
  • Quali sono i pensieri, emozioni che le sono utili?
  • Da chi si potrebbe far aiutare, oltre al medico di riferimento? 
  • L’atteggiamento con cui prende e vede la sua malattia fa la differenza, colga l’occasione per rivedere come vivere la sua vita…

Troppo impegnative come domande? Non credo…

Certo si ha bisogno di rivalutare e di rivedere i nostri assunti e il nostro modo di comunicare, ma credo profondamente che ne valga la gioia, oltre che la pena, perchè il primo che ne beneficia, a dispetto di ciò che si potrebbe pensare non è solo il malato oncologico, ma è proprio il professionista. 

Io ho sempre creduto nei medici e credo profondamente che anche quello ritenuto più cinico possibile, in fondo infondo abbia un cuore e questo cuore può ritornare vivo e battere con la soddisfazione e la gratificazione delle persone che si fidano di lui. 

Quindi Se il medico o il professionista della relazione di aiuto si prendesse l’incarico di porre queste domande, potrebbe davvero avere il potere di trasformare, sin da subito, la vita di chi gli sta di fronte e la sua, attivando le  risorse interiori ed invitandolo a coinvolgere altri professionisti come: psicologi, psicoterapeuti o cancer coach che si occuperanno di seguire e sostenere il malato nella sua trasformazione. 

Si tratta di un piccolo passo che richiede pochi minuti ma che aggiunge valore alla relazione e alle vite di entrambi. Questo contribuirà, inoltre, a procurare soddisfazione profonda e senso alla missione stessa del professionista e di tutti coloro che affrontano insieme al malato oncologico la quotidianità. 

Un professionista della salute consapevole dell’impatto delle proprie parole può trasformare radicalmente l’esperienza del malato. Una comunicazione strutturata, empatica, con un metodo preciso, non solo allevia le paure e le ansie, ma promuove anche una maggiore resilienza emotiva e una migliore gestione del trattamento.

Riflessioni dal Libro “Diventa l’Aiuto che Vorresti Avere”

Nel mio libro, “Diventa l’Aiuto che Vorresti Avere”, esploro storie di come una comunicazione attenta e un approccio integrativo possano portare a cambiamenti significativi nella vita dei malati oncologici: leggendolo troverai tanti spunti, suggerimenti e consigli per capire come aiutare un malato di cancro e, in genere, tutti coloro che vivono uno scenario di malattia. 

Uno dei casi che racconto è quello di Sonia, che ha trovato sollievo dall’ansia attraverso un approccio funzionale basato su domande ed esercizi specifici creati per attivare la trasformazione di convinzioni e comportamenti. La sua storia dimostra come integrare diversi approcci al percorso di supporto e crescita interiore può risultare davvero potenziante ed assolutamente complementare al percorso oncologico convenzionale.

Vuoi capire come aiutare un malato di cancro? Comunica in modo giusto e consapevole. 

Le parole sono il ponte che collega il professionista che sei, con il professionista che il malato desidera avere al suo fianco. Investire in una comunicazione empatica e consapevole può fare la differenza tra un semplice trattamento e un percorso di guarigione sostenibile e significativo per il malato oncologico.

Se vuoi approfondire ulteriormente l’argomento e capire come aiutare un malato di cancro ad affrontare il percorso di guarigione col giusto approccio, ti invito a scoprire il percorso del Master in Coaching Oncologico, il percorso per tutti quei professionisti che vogliono fare la differenza, aumentare la loro soddisfazione umana in ciò che fanno, alimentare la fiamma della passione dentro di sé e abbracciare una integrazione multidisciplinare con tanti altri colleghi per un arricchimento personale e professionale. 

Per ascoltare e vedere le testimonianze e le esperienze dei professionisti che hanno già conseguito il Master in Coaching Oncologico e oggi applicano il metodo nella loro quotidianità, visita il canale You Tube dedicato al Coaching Oncologico. Troverai anche tanti spunti per capire come aiutare un malato di cancro applicando il metodo del coaching oncologico.

Scopri qui la rete dei professionisti in Coaching Oncologico.  

Parlo di questi temi all'interno del Master in Coaching Oncologico

Vuoi saperne di più sul
Coaching Oncologico?

SCRIVIMI QUI