A luglio 2024, la RAI televisione italiana, usa ancora espressioni come “Ha perso la sua battaglia contro il cancro dopo molti anni di lotta contro la malattia”, per la morte di Shannen Doherty, la famosa attrice di Beverly Hills 90210, conosciuta come Brenda. E se vengono usate ancora queste parole per parlare di malattia oncologica, è facile comprendere quanta strada ci sia ancora da percorrere e quante azioni ancora da compiere per cambiare la narrativa distorta tradizionalmente associata al tumore e alla paura della morte.
Utilizzare la metafora negativa della battaglia e della sconfitta per descrivere l’esperienza della malattia oncologica è profondamente dannoso per chi riceve una diagnosi di tumore e per tutti coloro che, insieme al malato, affrontano il percorso di supporto e affiancamento.
È arrivato il momento di ripensare l’approccio alla malattia oncologica e di rivoluzionare il linguaggio stereotipato con cui la società in cui viviamo ci ha sempre abituato a raccontare, descrivere e parlare del cancro e di ciò che esso porta nella vita di chi riceve la diagnosi. La vera rivoluzione sta nella capacità e nella sensibilità di adottare una prospettiva più empatica e rispettosa della vita, della morte e delle emozioni che il malato oncologico e i suoi familiari si trovano ad affrontare ogni giorno. In realtà non solo per loro, ma per tutti. La morte è un passaggio di vita, che tutti arriveremo a compiere, prima ci facciamo pace e meglio è.
Se sei un professionista della relazione di aiuto e della salute e ti occupi di supportare il malato oncologico nel suo percorso di supporto e crescita interiore, è importante ed indispensabile che il tuo linguaggio e il tuo approccio comunicativo sia adeguato al valore che l’esperienza della malattia oncologica porta con sé. Durante il Master di I livello in Coaching Oncologico, insegno ai miei allievi, professionisti e medici provenienti da tutta Italia, ad attribuire al tumore il giusto significato e ad utilizzare le parole giuste per comunicare con i propri assistiti e con i familiari che affrontano il delicato momento della malattia.
Indice dell'articolo
Un nuovo linguaggio per raccontare la malattia oncologica e la morte
Hai mai pensato a cosa cambierebbe, nella percezione di chi ti ascolta, se invece di parlare della morte per tumore come di una “battaglia persa”, si riferisce piuttosto a questa esperienza come di una tappa nel viaggio della vita, di un essere umano?
Pertanto dire:
“Ha finito di compiere il suo viaggio terreno dopo aver avuto una malattia oncologica per diversi anni.”
Adottare un simile linguaggio implica però un cambiamento profondo che non si limiti semplicemente alla scelta delle parole giuste, ma rifletta, ad ogni livello di comprensione, una consapevolezza diversa e profonda di ciò che la vita e la morte rappresentano e del significato che, in quest’ottica, assume il tumore.
Pensare alla morte solo, come ad un evento di cui avere paura e da cui fuggire e, di conseguenza, al malato oncologico come una persona di cui avere solo una “superficiale” compassione, data da una superficiale comprensione, è un approccio obsoleto, dannoso e superficiale: il retaggio antiquato di una cultura che ci ha sempre insegnato che morire significa perdere ogni cosa. La fine di tutto.
Tutti noi, con o senza malattia, arriveremo a lasciare il nostro corpo fisico.
La morte non è una sconfitta, bensì una tappa naturale e imprescindibile del ciclo della vita che ci permette di riconnetterci spiritualmente al tutto di cui siamo parte.
Quando lasciamo andare il corpo fisico, ciò che rimane è l’essenza di ciò che siamo: il nostro spirito. Questa essenza non muore, ma sopravviverà in eterno in un’altra forma eterea e immortale. Riconoscere questa verità può cambiare radicalmente il modo in cui vediamo la morte, trasformandola da un evento temuto a ciò che davvero rappresenta, ovvero una fase di transizione naturale.
La metafora della guerra nella narrazione della malattia oncologica
L’idea di dover “lottare contro la malattia” implica necessariamente la convinzione che chi non sopravvive al tumore e alla malattia ha fallito in qualche modo l’impresa che gli era stata imposta: tutto ciò non potrebbe essere più lontano dalla verità.
La malattia oncologica è una condizione che tutte le persone affrontano con coraggio e dignità ogni giorno. Ognuno che si trova ad affrontare questa esperienza, comunque sia, fa del suo meglio, con gli strumenti che ha. Descriverla come una lotta perpetua e demonizzarla come un evento da cui essere spaventati e da cui difendersi, invece che come un’esperienza da accogliere con consapevolezza e comprensione, può aggiungere un ulteriore carico emotivo ed una pressione inutile a chi è già fin troppo fragile e vulnerabile. Inoltre, se combattiamo contro qualcosa che in realtà è comunque dentro di noi, è come se lottassimo contro noi stessi.
Ci avevi mai pensato?
Lottare significa anche impegnare energia, aggiungere carne al fuoco, mentre servirebbe impiegare la stessa energia in qualcos’altro di più costruttivo, come comprendere ciò che andrebbe accettato, ciò che possiamo trasformare e ciò che serve lasciare andare.
Ricordiamoci anche che Carl Gustav Jung disse: ciò a cui opponi resistenza persiste. Ciò che accetti può essere cambiato.
Accettare la morte come parte della vita è la chiave per godere con pienezza di ogni momento che ci viene regalato.
Educare noi stessi alla morte è essenziale per vivere con pienezza ogni momento che ci viene regalato. La paura costante della morte può impedirci di apprezzare la vita in tutte le sue mille incredibili e sorprendenti sfumature, mentre vederla come un passaggio trasformativo che non possiamo sapere quando e come accadrà, ci darebbe un senso di leggerezza e di lasciare andare impagabile.
Accettare la morte come una parte naturale dell’esistenza umana ci consente di vivere con più serenità la nostra quotidianità. Questo non significa rinunciare alla vita, ma al contrario vivere ogni minuto che ci è concesso con una consapevolezza che ci arricchisce e ci rende liberi di cogliere la felicità, al di là di ogni irrazionale paura. Invece di vedere la malattia come una battaglia da vincere o perdere, possiamo vederla come parte di un viaggio più grande e più attento. L’essere umano non è un essere “Attento”, nasce inconsapevole e il suo viaggio è proprio per Riconoscersi attraverso le esperienze della vita.
Questo cambiamento di prospettiva non solo aiuta chi sta affrontando la malattia oncologica, ma dà conforto anche a tutti.
Cambiare il linguaggio che usiamo per parlare di malattia e di morte è un passo importante verso una società più empatica e consapevole: si tratta di un passaggio a mio avviso necessario per tutti: sia per chi vive e affronta ogni giorno il tumore, sia per i familiari e gli amici che gli sono accanto, sia per i professionisti chiamati ogni giorno ad offrire la propria competenza per supportare e guidare chi riceve una diagnosi di cancro. Questo approccio alla malattia oncologica, che presuppone una conoscenza profonda di ciò che siamo, del nostro viaggio e delle risorse che ognuno di noi possiede per raggiungere la destinazione, è alla base di tutti i miei percorsi formativi ed è la chiave di volta concettuale su cui si poggia il metodo del coaching oncologico che ho creato.
Ricordiamo sempre che la vita è un dono prezioso e che la morte è una parte naturale di questo dono. Il mio augurio è che possiamo tutti imparare a vivere e a morire con grazia, rispetto e amore.
Migliorare la tua comunicazione con il malato e cambiare la narrazione della malattia oncologica grazie al Coaching Oncologico
Se vuoi approfondire ulteriormente l’argomento ti invito a scoprire il percorso del Master in Coaching Oncologico, il percorso per tutti quei professionisti che vogliono fare la differenza, aumentare la loro soddisfazione umana in ciò che fanno, alimentare la fiamma della passione dentro di sé e abbracciare una comunicazione più efficace e costruttiva.
Per ascoltare e vedere le testimonianze e le esperienze dei professionisti che hanno già conseguito il Master in Coaching Oncologico e oggi applicano il metodo nella loro quotidianità, visita il canale You Tube dedicato al Coaching Oncologico.