Nel complesso mondo della relazione di aiuto ed, in particolare, nel delicato ambito dell’assistenza al malato oncologico, una delle obiezioni che il professionista fa più spesso di fronte alle difficoltà che incontra, nel costruire un rapporto relazionale efficace e nel costruire un rapporto di fiducia col malato, riguarda la mancanza di tempo.
Se ci fermiamo con attenzione a riflettere su questo delicato aspetto del rapporto fra professionista e malato, con ogni probabilità quella che sembrerebbe una legittima obiezione appare, in realtà, un problema di gestione del tempo.
Concordo sul fatto che il tempo a disposizione del professionista, soprattutto in determinate situazioni, rappresenti un elemento essenziale per determinare il successo di un percorso di supporto. Tuttavia, dopo aver formato decine di professioni della relazione di aiuto e aver fornito loro gli strumenti giusti per fare la differenza nella vita dei loro assistiti, sono altrettanto convinta che, anche quando le circostanze si fanno più complesse, “non si tratta mai solo di una questione di tempo a disposizione, ma piuttosto di come ogni professionista lo sfrutta per ottenere un risultato”.
Indice dell'articolo
Assistenza al malato oncologico: il tempo, un elemento essenziale
L’importanza del tempo nella relazione di aiuto è cruciale e troppo spesso sottovalutata. Il tempo, infatti, è ciò che, nell’ambito del percorso supportivo, permette al professionista di comprendere le esigenze, di ascoltare i bisogni profondi e di conoscere il vissuto del malato oncologico, per costruire una connessione significativa con lui e rendere il percorso di affiancamento realmente efficace.
Il tempo è l’elemento che, in un percorso di assistenza al malato oncologico, consente al professionista di stabilire un legame empatico con il suo malato. Questo è fondamentale perché l’assistito si senta ascoltato, compreso e supportato nel suo percorso di guarigione. Attraverso una comunicazione aperta e rispettosa, il tempo permette al professionista di creare uno spazio sicuro in cui il malato si senta libero di esprimere le proprie emozioni e preoccupazioni, sospendendo ogni giudizio. Comprendere profondamente il contesto da cui proviene l’assistito significa, per il professionista, poter definire la miglior strategia di intervento da applicare, ma anche valutare attentamente tutti i fattori ambientali, sociali ed emotivi che possono influenzare il percorso di guarigione del malato e dare indicazioni personalizzate.
Sull’importanza che creare il giusto coinvolgimento della persona nel processo di crescita personale ha per ottenere risultati e migliorare la quotidianità del malato oncologico, ho scritto recentemente un articolo dal titolo “I 3 ostacoli all’efficacia del rapporto fra professionista e malato oncologico”
Il tempo permette anche al malato di elaborare le proprie esperienze e dare un significato alla propria malattia. Attraverso il dialogo e la riflessione con il professionista della relazione di aiuto, il malato oncologico può esplorare i suoi sentimenti, le sue paure e le sue speranze, e trovare il supporto necessario per affrontare le sfide che incontra lungo il percorso di supporto emotivo e benessere globale.
In conclusione, l’importanza del tempo nella relazione di aiuto è innegabile. Attraverso una comunicazione empatica, una comprensione approfondita della situazione del malato, il tempo rappresenta un potente strumento per migliorare la qualità del percorso di supporto emotivo. Dedicare tempo alla relazione di aiuto è un investimento prezioso che può portare a benefici duraturi per la salute e per il benessere dei malati e alla soddisfazione stessa del professionista.
Ma se anche questo è innegabile, c’è anche Come lo usiamo il nostro tempo. Seguimi e a breve ti spiegherò come.
Assistenza al malato oncologico: 3 strategie pratiche per migliorare l’efficacia della tua comunicazione
Ascoltando l’esperienza di tanti operatori sanitari, dai farmacisti agli infermieri, dai medici agli specialisti, mi sono accorta di quanto forte sia la pressione del tempo che avvertono nell’instaurare una relazione efficace con i propri assistiti. L’eccessiva burocrazia da smaltire, i tempi di lavoro frenetici e serrati in corsia, le lunghe file al banco sono solo alcune delle motivazioni cui attribuiscono la responsabilità di “rubare” loro il tempo necessario a creare un rapporto realmente utile e d’aiuto alle persone che vivono uno scenario di malattia, in particolare oncologica.
Ma la vera domanda che dobbiamo porci è “Come viene impiegato dal professionista il tempo a disposizione?” “E se il fattore chiave non fosse la quantità ma la qualità del tempo concesso?”. La risposta, a mio avviso, sta nella capacità del professionista di comunicare in maniera efficace col malato oncologico.
Questo articolo non si propone di giudicare i professionisti, bensì di sollevare riflessioni a loro mi auguro utili e a dare spunti pratici, immediatamente applicabili nella quotidianità lavorativa, per migliorare la relazione coi propri assistiti e la qualità del livello di aiuto e assistenza al malato oncologico, migliorando così anche la qualità del proprio lavoro.
Supponiamo di avere a disposizione solo 5 minuti per dialogare con il nostro assistito. La sfida che ti propongo oggi consiste nel trasformare il poco tempo a tua disposizione in un momento significativo e capace di lasciare un’impronta positiva nella vita di entrambi.
Come è possibile ottenere un simile effetto?
Attraverso il potere delle domande focalizzate e mediante 3 semplici strategie da mettere subito in atto.
- Poni domande sul problema dell’assistito
– Quali caratteristiche ha il problema del tuo assistito?
– Che tipo di problema è?
– Come si manifesta?
– Da quanto tempo lo ha?
– Che cosa ha fatto fino ad ora per risolvere il problema e che cosa non ha funzionato? - Concentrati sulle soluzioni. Una volta acquisite le risposte alle domande precedenti, hai l’opportunità di chiarire con l’assistito le soluzioni adottate sino ad ora e di suggerirgliene altre da provare. Poni il focus del dialogo sulla chiarezza e sull’immediatezza: evitare inutili giri di parole permetterà al malato di esprimersi con te in modo altrettanto diretto e di ottimizzare il tempo a disposizione.
- Guarda l’assistito negli occhi. Non sottovalutare il potere di uno sguardo diretto. Gli occhi sono lo specchio dell’anima e uno sguardo empatico comunica attenzione, sensibilità e interesse genuino. Questo breve contatto visivo contribuirà a creare una connessione più profonda con chi hai di fronte.
Queste strategie ti permetteranno di creare, in soli 5 minuti, un legame empatico ed efficace. Come vedi, bastano 5 minuti per fare davvero la differenza e migliorare la quotidianità di chi si rivolge a te, in cerca di supporto, aiuto e assistenza. Hai dimostrato interesse autentico, hai posto domande che mostrano attenzione e hai iniziato a delineare soluzioni.
Alla luce di questo la brevità del tempo non è più considerata una scusa, ma diventa piuttosto un’opportunità per mostrare empatia pratica e attenzione mirata.
Se desideri approfondire l’argomento e acquisire altri strumenti per migliorare la gestione del tempo nella relazione col tuo assistito, ti invito a leggere l’articolo dal titolo “Non hai tempo per instaurare una relazione con il malato oncologico? Forse ti mancano gli strumenti giusti”.
Assistenza al malato oncologico: il Questionario di benvenuto, uno strumento pratico efficace per adottare un approccio integrato e strutturato al supporto di affiancamento
In linea con quanto abbiamo detto fino ad ora, nell’ottica di imparare ad ottimizzare al meglio il tempo a disposizione per creare un rapporto vero ed autentico chiede il nostro aiuto, ti invito a considerare l’utilizzo di uno strumento che, se strutturato correttamente, ho sempre trovato estremamente efficace: il questionario di benvenuto o analisi preliminare.
Creare un questionario di valutazione ti permette di acquisire, velocemente ed in pochi minuti, una panoramica dettagliata delle esigenze e dei problemi del malato.
Quindi la morale è, d’ora in poi, trasforma ogni minuto in un passo avanti! In conclusione, impara a considerare il tempo come un alleato prezioso, non come un nemico.
Avvalendoti di un approccio mirato e di una comunicazione efficace, ogni minuto può diventare davvero un passo in più nel percorso del malato verso la salute e il percorso di affiancamento. Se desideri approfondire il tema della comunicazione efficace, puoi leggere anche l’articolo dal titolo “5 esempi di comunicazione efficace con il malato oncologico” e l’articolo dal titolo “La tua comunicazione è ciò che ti sta allontanando dall’essere un professionista riconosciuto e capace di fare la differenza” e ancora “Quanto può incidere la tua comunicazione con i malati oncologici che vivono la malattia?”.
Non permettere alla mancanza di tempo di diventare una barriera alla tua empatia e alla tua capacità di comprendere e capire meglio il malato. Trasforma ogni breve incontro in un momento significativo che lascia un’impronta positiva e sfrutta ogni istante al massimo per trarne informazioni utili e strategiche. La gestione del tempo diventerà così una freccia al tuo arco di strumenti e risorse pratiche per migliorare come professionista la qualità della vita ed il benessere del malato.
Fammi sapere se hai trovato utili questi semplici consigli e se hai trovato una facile applicazione nella tua quotidianità lavorativa per migliorare la qualità dell’assistenza al malato oncologico. Se pensi che queste riflessioni possano essere utili anche alla tua rete di colleghi e professionisti della relazione di aiuto, condividi l’articolo. Mi auguro che possa essere d’ispirazione ad altri, per trasformare il loro approccio alla gestione del tempo.
Se senti dentro di te il bisogno di fare la differenza nella vita delle persone e hai voglia di intraprendere un percorso di crescita personale e professionale che parta prima di tutto da te stesso, iscriviti al Master di I livello in Coaching Oncologico. Potrai realizzare i tuoi obiettivi e diventare un professionista della relazione d’aiuto capace e sicuro di aver fatto la cosa giusta al momento giusto.
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