Nessuno reagisce mai allo stesso modo davanti all’esperienza del cancro. Dopo una prima fase di rabbia e negazione, alcuni potrebbero chiudersi in un silenzio doloroso o reagire passivamente lasciandosi andare all’immobilità; altri, al contrario, potrebbero dimostrare una forza straordinaria e affrontare tutti gli ostacoli del percorso di affiancamento e supporto con intraprendenza e coraggio.
La malattia è un evento stressante, a prescindere dalla sua gravità, e le reazioni a una situazione di forte stress sono del tutto soggettive, poiché legate agli aspetti relativi al carattere della persona, al contesto nel quale vive, all’età e al suo stato di salute non solo corporeo ma anche mentale.
Il professionista della relazione d’aiuto dovrebbe essere sempre in grado di comprendere in pieno le dinamiche della persona con cui entra in relazione, in modo da scatenare in lei soltanto reazioni positive e stimoli al cambiamento.
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L’importanza del professionista dell’aiuto
Il professionista dell’aiuto dovrebbe essere un punto di riferimento e una guida per il suo assistito. Il medico di base è la risorsa sempre a disposizione per un consulto o per chiarire un dubbio, così come l’oncologo o lo specialista. Il terapeuta potrebbe rappresentare un sostegno settimanale, il caregiver un aiuto quotidiano.
Queste figure, insieme ad altri professionisti quali farmacisti, osteopati, estetisti, massaggiatori e molti altri ancora, hanno un ruolo fondamentale per chi affronta la malattia, anche quando il loro apporto dura soltanto poche ore o addirittura una manciata di minuti, come nel caso dei farmacisti.
Questi professionisti hanno un compito delicato: incoraggiare attraverso la comunicazione lo stimolo al cambiamento senza mai assecondare nella persona la dinamica della lamentela, come può accadere utilizzando le solite frasi di incoraggiamento che spesso non fanno altro che peggiorare l’umore e minimizzare la sofferenza del malato.
Se sei interessato all’argomento, ti invito a leggere l’articolo Frasi per incoraggiare una persona malata di cancro: ecco perché i professionisti non dovrebbero mai usarle.
La necessità del cambiamento
A prescindere dal piano di relazione che si instaura tra assistente e assistito, ogni professionista dovrebbe essere sempre in grado di determinare in chi affronta la malattia una presa di coscienza profonda.
Partiamo da un presupposto importante: chi vive la malattia deve necessariamente cambiare, e non solo per crescere emotivamente ma anche per fare in modo che le condizioni di squilibrio che hanno contribuito allo sviluppo della malattia non si ripresentino mai più. Per arrivarci è necessario dargli potere personale e permettergli di sentirsi responsabile del suo percorso, senza dipendere dalle figure professionali di riferimento.
Per ritrovare il proprio equilibrio emotivo, può essere utile rafforzare la fiducia nelle proprie risorse personali e, nonostante tutto, con impegno e dedizione si possono ottenere grandi risultati e migliorare la qualità della propria vita, partendo dalla relazione che si ha con sé stessi per finire con quella che si ha con gli altri.
Valutazione e riconoscimento delle dinamiche disfunzionali
Spesso chi affronta la malattia non riesce a comunicare davvero tutto ciò che prova. Molti nascondono le proprie emozioni per un senso di vergogna, o semplicemente perché non sono abituati a comunicare ciò che sentono; altri ancora – la maggior parte – perché non vogliono essere di peso agli altri. Ma non solo: si evita di parlare anche per paura di non essere compresi o di essere commiserati per la propria vulnerabilità o per il dolore che si prova.
Anche la lamentela, in realtà, non è altro che una richiesta d’attenzione messa in atto per ragioni che vanno al di là della tristezza che si prova nel momento in cui la si esprime.
Per far sì che la persona possa comprendere al meglio questi meccanismi e interrompere le dinamiche disfunzionali del silenzio e della passività, i professionisti dell’aiuto non dovrebbero mai assecondare questi comportamenti ma, al contrario, stimolare la riflessione sia con sessioni di ascolto attivo sia con esercizi pratici che possano mettere subito in luce gli svantaggi di un simile atteggiamento.
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Potere personale e lavoro sulle convinzioni
Una volta compresa la necessità di liberarsi dalla dinamica della lamentela e spinta finalmente dalla voglia di prendere parte al processo di guarigione, sarà facile per la persona attuare tutta una serie di comportamenti proattivi e funzionali alla crescita.
La presa di potere personale, agevolata dalle parole e dagli atteggiamenti dei professionisti, produrrà effetti benefici immediati. A volte basta anche solo una frase per far scattare nella persona il click del cambiamento.
Molti di coloro che scelgono di intraprendere un percorso di Coaching Oncologico sono spesso spaesati: quando arriva la malattia si arrendono, lasciano decidere agli altri del loro destino perché si sentono incapaci di prendere decisioni. La presa di potere personale, però, arriva dopo alcune semplici domande:
- Quali vantaggi ottieni lamentandoti?
- Ti è utile continuare così?
- Cosa puoi fare oggi per migliorare la tua situazione?
- Quali sono le cose che ti fanno stare bene e che puoi ottenere nell’immediato attraverso il tuo impegno?
- Cos’è sotto il tuo controllo? E cosa non lo è?
Le risposte sono sempre molto chiare: non esistono vantaggi nel lamentarsi, mentre le cose che si possono mettere in atto sono a portata di mano. Pertanto, la causa dell’atteggiamento vittimistico e passivo non è la malattia ma la paura di non farcela. Una paura che, se si analizzano bene tutte le circostanze, si può affrontare senza difficoltà, facendo un passo alla volta, con l’aiuto del professionista e senza la pretesa di voler ribaltare tutto subito.
Un lavoro sulle convinzioni, in questo caso, può portare l’assistito a considerare la malattia in modo del tutto diverso e, di conseguenza, a rivalutare il concetto stesso di guarigione. Come si ottengono questi risultati? Con esercizi, studio, analisi, e tanto lavoro su di sé.
Mettendo in pratica un metodo d’azione specifico e ben elaborato, nel corso della mia carriera ho aiutato centinaia di persone a riprendere in mano la propria salute mentale ed emotiva, e di conseguenza corporea.
Se hai voglia di imparare anche tu i vantaggi dell’utilizzo di un metodo, nel mio ultimo libro Coaching Oncologico: prendi la strada per la tua guarigione troverai informazioni utili, consigli, e spunti di riflessione che ti serviranno per diventare un professionista più efficace e in grado di fare la differenza.
Coaching Oncologico
Sei un professionista della relazione d’aiuto e non riesci a stimolare nei tuoi assistiti l’impulso al cambiamento? È probabile che tu abbia bisogno di rivalutare il tuo ruolo e ridefinire il piano di relazione che hai con coloro che scelgono di rivolgersi a te. Senza un’adeguata preparazione, difficilmente sarai in grado di offrire un aiuto che sia davvero efficace.
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