Affrontare una malattia oncologica non vuol dire soltanto impegnarsi per eliminare o alleviare un disagio. La malattia cronica è sempre determinata da una moltitudine di fattori strettamente connessi tra loro. Non solo genetica e ambiente, ma anche nutrimento, attività fisica e un insieme di pensieri, emozioni e dinamiche relazionali possono produrre condizioni di stress e causare la nascita e lo sviluppo di terreno patogeno.
Proprio per questa ragione affrontare una patologia oncologica vuol dire occuparsi del proprio benessere a 360 gradi e fare delle scelte mirate a migliorare la qualità di vita generale.
Ma che ruolo hanno i professionisti della relazione d’aiuto in questo processo di crescita e miglioramento?
Scopriamolo insieme in questo articolo.
Parlo di multifattorialità della patologia cronica nell’articolo Di cosa si nutre il cancro.
Indice dell'articolo
Gestire la malattia con consapevolezza
A volte anche quando il cancro è passato e la persona è clinicamente guarita, questa continua a percepirsi ‘malata’.
Ciò avviene quasi sempre (la malattia è in ogni caso un trauma indelebile), ma soprattutto quando si affronta la malattia e l’intero percorso di affiancamento e supporto con passività: ci si affida alle mani di un medico o di un’equipe di specialisti, si fanno terapie, si assumono farmaci e si attende con pazienza un qualche risultato.
Vivere una fase così importante della vita con passività e in uno stato di attesa, però, è un’occasione che potrebbe sfuggire dalle mani. Gestire la malattia con consapevolezza vuol dire prendere coscienza del cambiamento. Un cambiamento necessario se si vuole impedire alle stesse dinamiche che hanno causato la malattia di ripresentarsi in futuro, o di continuare a mettere in pericolo il proprio stato di salute generale.
Prendersi cura di sé stessi è un’arte da apprendere: non siamo stati educati a farlo.
Come racconto anche nel mio ultimo libro dal titolo Coaching Oncologico: prendi la strada per la tua guarigione, la malattia è un’esperienza di vita da vivere in tutta la sua pienezza: anche se il prezzo da pagare a volte può sembrare troppo alto, sono davvero straordinari i benefici che derivano da una gestione consapevole di questo periodo di cambiamento.
Il ruolo del professionista della relazione d’aiuto
L’obiettivo principale di ogni professionista della relazione d’aiuto dovrebbe essere migliorare la quotidianità del proprio assistito e guidarlo verso un cambio radicale di mentalità.
Abitudini disfunzionali, vecchie dinamiche ridondanti e relazioni tossiche dovranno essere eliminate e sostituite con altre più funzionali e benefiche.
Il primo passo da fare per ottenere un simile risultato è spingere la persona ad analizzare le dinamiche del suo vissuto, specialmente quelle relative al periodo precedente alla comparsa della malattia, e a stendere un elenco di bisogni da soddisfare, a partire proprio dai fondamentali.
Una volta focalizzata l’attenzione su di sé, sarà facile per lei individuare altri obiettivi a medio e lungo termine da raggiungere per migliorare lo stile e la qualità della sua vita.
Leggi anche: Come comportarsi con un malato di cancro durante lo svolgimento della propria professione.
Dare potere personale
Vivere con passività e vittimismo (dinamiche molto comuni in chi affronta una malattia cronica) un percorso di affiancamento e supporto vuol dire non sentirsi mai pienamente responsabili della propria salute, nel bene e nel male.
Come ho scritto anche nell’articolo Come e perché il malato dovrebbe accogliere la responsabilità della propria malattia, trovare un capro espiatorio e scaricare la responsabilità della malattia e del benessere interiore su altri non produce nessun cambiamento reale nella persona interessata.
Se ti stai chiedendo come può un professionista della relazione d’aiuto stimolare questa presa di coscienza e attivare il processo di trasformazione, ecco alcuni pratici consigli:
- Ricercare e selezionare nuove abitudini funzionali da inserire nella routine quotidiana della persona;
- svolgere azioni pratiche per stimolare la creatività e riportare l’attenzione sul momento presente;
- fare domande che presuppongono l’azione, del tipo: “Cosa puoi fare oggi per stare meglio?”, oppure “C’è qualcosa che non hai mai fatto e che ti piacerebbe provare?”;
- insegnare le più efficaci tecniche di gestione dello stress;
- dare valore e significato anche ai momenti di sofferenza;
- accrescere l’autostima della persona attraverso l’analisi dei traguardi del vissuto.
Leggi anche: Come e perché è importante aumentare l’autostima nei malati insicuri.
Percezione della malattia
Il modo più semplice ed efficace per migliorare la qualità della vita di un malato oncologico è smettere di considerare il cancro – e la malattia in generale – come una tragedia, una sciagura, o peggio, una vergogna.
Eliminando il senso di colpa o di frustrazione che deriva dal sentirsi e percepirsi ‘malata’, si aiuterà la persona ad abbandonare lo stato di passività e vittimismo che immobilizza e toglie vitalità. Trovando prima in sé stesso e poi negli altri la fiducia nelle proprie possibilità, chi vive la malattia e affronta con grinta il processo di riappropriazione del benessere emotivo potrà finalmente proiettarsi verso il cambiamento.
Perché ricordiamolo sempre: senza un percorso di crescita e miglioramento non si può realizzare nessun ver e profondo benessere interiore.
Percorsi di crescita: il Coaching Oncologico
“Migliorare la vita oltre la cura” è il mantra che ha spinto e spinge ogni giorno decine e decine di professionisti a frequentare il Master in Coaching Oncologico, un percorso di crescita personale e professionale basato sullo studio della comunicazione pragmatica e delle tecniche più efficaci di gestione della malattia.
Se vuoi specializzarti anche tu nella relazione d’aiuto, con questo percorso imparerai a fornire ai tuoi assistiti i migliori stimoli e le spinte necessarie a cambiare in modo radicale l’esperienza della malattia.
Potrai finalmente eliminare in loro la paura del giudizio, l’ansia o la frustrazione derivata dal sentirsi incompresi e non accettati dagli altri. In poche parole, potrai davvero fare la differenza nella loro vita!
E quanto farà la differenza tutto questo anche nella Tua, di Vita?
Leggendo le relazioni dei miei ex allievi e guardando le loro testimonianze potrai renderti conto di come migliorando la tua vita sarai in grado di migliorare quella dei tuoi assistiti, e di conseguenza rendere il mondo un posto migliore.