Dopo anni di lavoro in un grande ospedale stavo vivendo un momento di profonda crisi professionale e personale, pur amando il mio lavoro mi sentivo insoddisfatta e frustrata, quando all’improvviso mi sono trovata nella veste di caregiver di mia mamma: un anno particolarmente impegnativo, che mi ha costretta a fermarmi e a riflettere.
E quando ci si ferma e si riflette ci si trova a fare i conti con se stessi, con dinamiche irrisolte nascoste in qualche angolino.
Forte della mia formazione ed esperienza, pensavo di essere in grado di gestire il tutto, ma non avevo fatto i conti con la gestione delle emozioni: ben presto mi sono resa conto che le risorse che avevo a disposizione non bastavano, che avevo bisogno di dare un senso a tutta quella sofferenza ed è stato lì che ho incontrato Mara. E non ho avuto dubbi.
E’ iniziato così questo percorso: nel dolore e nel buio più nero.
Quello che ho trovato sono stati innanzitutto dei “compagni di viaggio” speciali, in particolare l’insostituibile Vera (Grazie!!): persone con esperienze di vita e professionalità diverse che, condividendo di volta in volta un pezzetto della loro storia, hanno consentito un confronto e uno scambio immediato, enorme valore aggiunto.
Ho sentito parlare di comunicazione efficace (“sottili differenze nella comunicazione con il paziente influiscono sull’esito della terapia”); ho imparato che la sofferenza è lo scollamento fra aspettativa e realtà e che la stessa sofferenza diventa un’abitudine e che l’abitudine diventa la nostra zona di comfort perché l’essere umano evita il dolore creando un’omeostasi anche in essa; che il cambiamento ha sempre due facce: un problema da risolvere e un traguardo da raggiungere; capisco che mettersi in gioco è fondamentale: “per comprendere fuori, devi prima comprendere dentro” e che “non si può prendersi cura degli altri se prima non ci si prende cura di se stessi”.
Questo è stato il fulcro di tutto, l’inizio del MIO cambiamento.
Con non poche difficoltà (le resistenze!), grazie agli esercizi da svolgere dopo ogni sessione e alle dritte di Mara, ho imparato a riconoscere e a fare i conti con i bisogni inconsci e tutto quello che ruota intorno ad essi, con la percezione della realtà (“cambi la percezione, cambi la realtà”) e con la piramide delle convinzioni e il loro potere limitante (“ti è utile?”). Ho imparato a concedermi la possibilità di essere fragile, di chiedere aiuto e a ringraziare questa vita nonostante le lacrime, nonostante il dolore: adesso so che mi serve, per diventare una persona migliore e per poter essere veramente di aiuto agli altri.
Ho potuto iniziare (si, una partenza, non un arrivo!) un viaggio personale profondo, a volte doloroso ma efficace.
Un viaggio iniziato per rendere migliore la vita della mamma, ma che passo dopo passo sta rendendo migliore la mia.
Adesso coltivo un sogno: trasferire tutto questo nel mio contesto lavorativo… non sarà semplice, dovrò affrontare un ulteriore cambiamento ma, come dice Mara, “se hai un grande perché, il come si trova sempre!”.
Elena Pizzato, ostetrica ed ex-caregiver