I 5 sintomi del burnout per gli infermieri oncologici

Infermieri oncologici: i 5 sintomi del burnout

Gli infermieri oncologici hanno un ruolo fondamentale nel contesto ospedaliero.

La loro presenza in corsia è un grande aiuto per i malati: per qualsiasi dubbio, paura o problema relativo alla malattia, loro sono lì con una soluzione a portata di mano, un consiglio, un incitamento, o anche solo una parola di conforto.

Molte volte sono proprio loro che rispondono a quelle domande che il malato non fa al medico.

Lavorare in un reparto oncologico, però, vuol dire anche gestire un grande carico di lavoro, avere turni molto intensi o prendersi cura di assistiti che vivono situazioni problematiche, e che necessitano perciò di maggiore energia e preparazione.

Queste condizioni possono determinare nell’infermiere la comparsa di disagi legati allo stress da lavoro correlato e alla sindrome da burnout.

In questo articolo vediamo insieme quali sono i 5 sintomi principali della sindrome da burnout e come prevenirli.

1. Stanchezza cronica

Turni di lavoro molto intensi possono mettere seriamente a rischio la concentrazione dell’infermiere, sia sul posto di lavoro sia fuori, nella sfera della vita privata.

La vita in corsia, soprattutto quando ci si prende cura di persone colpite da tumori che hanno necessità diverse e vivono situazioni difficili (come lunghi ricoveri in centri ospedalieri distanti da casa), può diventare una grande fonte di stress.

Quando non si riesce a trovare il tempo per recuperare le energie tra un turno e l’altro si corre il rischio di iniziare ogni nuova sessione di lavoro con un carico di stanchezza accumulata. Non essere in grado di gestire con fermezza e lucidità una persona che vive la malattia oncologica può creare situazioni disfunzionali: un infermiere stanco, ad esempio, può involontariamente ignorare una richiesta d’aiuto o sottovalutare l’importanza di alcuni sintomi.

2. Frustrazione e irritabilità

Rendersi conto di non saper creare connessioni emotive con i propri assistiti o di non riuscire a comunicare in maniera funzionale può generare nell’infermiere un senso di frustrazione. Come ben sappiamo, per prendersi cura di un malato oncologico bisogna avere tecnica, capacità comunicative, conoscenze in ambito emotivo, ma anche empatia e sana compassione. Se non si hanno tutte queste competenze inevitabilmente ci si sentirà incapaci di aiutare davvero i propri assistiti.

Un infermiere frustrato e irritato in corsia con molta probabilità riverserà questa stessa frustrazione nei confronti di familiari, amici, partner, conoscenti o colleghi di lavoro.

3. Mancanza di entusiasmo e calo dell’impegno

Uno dei sintomi più comuni del burnout negli infermieri è il calo della produttività. Non sentirsi più motivati nel lavoro porta i professionisti a perdere interesse nei confronti degli assistiti e a svolgere le mansioni con superficialità e distrazione.

Un infermiere stanco, stressato, il cui unico obiettivo è aspettare che arrivi la fine del turno per poter tornare a casa, avrà rapporti problematici non solo con i colleghi ma anche con i suoi assistiti.

Facendo il minimo indispensabile accrescerà inevitabilmente il senso di disagio e di frustrazione in coloro che hanno bisogno del suo aiuto.

4. Perdita di autostima

Se non ha ancora acquisito gli strumenti necessari per gestire le situazioni più stressanti, l’infermiere può convincersi di non essere all’altezza del suo ruolo.

Senza più autostima e fiducia in sé stesso, il professionista si sentirà come l’ultima ruota del carro: non riuscirà a far valere le sue idee, a prendere posizione quando necessario e a dimostrare agli altri la sua autorevolezza.

5. Disagi di natura fisica

Il burnout può avere ripercussioni sia emotive che fisiche. L’ansia e lo stress da lavoro correlato possono causare una serie di disagi a livello fisico che possono compromettere seriamente la salute generale del professionista.

Calo dell’appetito, disagi del sonno, cefalea, nausea, dolori muscolari e un abbassamento delle difese immunitarie contribuiscono a un peggioramento della qualità della vita, soprattutto nel momento in cui questi sintomi si manifestano contemporaneamente.

Leggi anche: I professionisti non si ammalano mai (e spesso se ne vergognano).

Burnout dell’infermiere: rimedi

Diventare un professionista della relazione d’aiuto e specializzarsi nell’ambito della malattia oncologica significa scegliere di andare incontro a una vita carica di impegni, con giornate piene e turni di lavoro stancanti. Le responsabilità di cui farsi carico sono molte, e spesso si arriva a fine giornata con la mente piena di pensieri e l’energia al minimo.

Se stai cercando soluzioni per prevenire o gestire i principali sintomi del burnout, ecco un elenco di possibili rimedi:

  • fai una scansione della giornata lavorativa, delegando a colleghi e collaboratori alcune mansioni e posticipandone altre meno urgenti;
  • non rinunciare alle pause, anche a quelle di breve durata;
  • pratica la mindfulness per gestire i tuoi stati di ansia e stress;
  • non sottovalutare l’importanza dei momenti di svago per migliorare l’umore;
  • evita quanto più possibile di scontrarti o litigare con colleghi e superiori.

Se vuoi approfondire l’argomento, leggi anche: Come prevenire e gestire la sindrome da burnout nelle professioni sanitarie.

Un ruolo fondamentale

Come ho scritto nell’articolo Come gestire la relazione tra infermiere e malato oncologico, per via del suo piano di relazione l’infermiere ha la possibilità di fare la differenza nel percorso di affiancamento e supporto ad una persona.

Con una comunicazione funzionale e un’attenzione ai bisogni e alle paure dei malati può trasformare l’esperienza della malattia in un’occasione di crescita.

Con al proprio fianco un infermiere specializzato, empatico ed efficace, anche lunghi ricoveri, cicli di terapie e visite non saranno più considerati una fonte di ansia.

Formazione e prevenzione

Nel rapporto con i malati oncologici è bene che gli infermieri siano sempre preparati e pronti ad affrontare anche le situazioni più delicate senza accumulare stress e ansia sul posto di lavoro.

In questi casi una formazione adeguata è il modo più efficace per prevenire non solo la sindrome da burnout, ma tutti i disagi da stress da lavoro correlato.

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