Come gestire un malato quando ti impone le sue scelte

Come gestire un malato quando ti impone le sue scelte

Affiancando numerosi professionisti della salute nel gestire il malato, mi sono resa conto che molti di loro hanno difficoltà nella gestione di quelle persone che spesso arrivano con informazioni ricavate da fonti esterne, specialmente nel periodo successivo alla diffusione del Covid-19. Ormai tutti hanno compreso le enormi potenzialità di Internet, un mezzo così tanto diffuso che, però, deve essere utilizzato con consapevolezza.

Può capitare che nel corso della relazione d’aiuto un malato entri in conflitto con le idee del professionista e si rifiuti di seguire le sue indicazioni terapeutiche.

La sfiducia nei confronti di medici, infermieri, operatori socio-sanitari o caregiver può derivare da diverse ragioni, tra le quali, ad esempio, convinzioni sbagliate ben radicate nell’inconscio, informazioni che contraddicono quelle fornite dallo specialista o, semplicemente, dal mancato riconoscimento dell’autorità e del valore dell’altro.

Se ti stai chiedendo quali sono le tecniche migliori per gestire un malato che ti impone le sue scelte, leggendo questo articolo troverai tutte le risposte di cui hai bisogno.

Gestire il tuo assistito malato: la ricerca delle fonti

Se un malato si rifiuta di seguire un’indicazione terapeutica perché ha ricevuto da altri delle informazioni che contraddicono i tuoi pareri, cerca di capire quali sono le sue fonti: si tratta di notizie apprese in rete o di opinioni di altri specialisti consultati?

Alcune persone considerano attendibile buona parte delle notizie lette sul web (comprese quelle dei numerosi influencer che consigliano di tutto) senza verificare la loro provenienza o valutare accuratamente l’autorevolezza di chi le diffonde, e quasi mai ritengono necessario integrare le informazioni presenti in Internet con i pareri degli specialisti. In questi casi bisogna far capire loro che l’analisi del contesto è fondamentale nella valutazione di un quadro clinico.

Se il malato che impone le sue scelte lo fa perché spinto da altre persone, dovrai fermarti a valutare l’attendibilità e il valore delle informazioni che ha, cercando in ogni caso di non creare disagio o di non entrare in conflitto con lui. Un conflitto, infatti, non farà altro che alzare ancora di più le barriere e abbassare subito il suo livello di fiducia.

Se vuoi approfondire l’argomento, ne parlo anche qui: Come aiutare una persona che non vuole aiuto.

Evita le discussioni

Anche se le argomentazioni del tuo malato non hanno nessun fondamento, quindi, cerca sempre di evitare uno scontro diretto. Mostrarti come un professionista irascibile, presuntuoso e poco disposto alla collaborazione non aiuterà di certo il tuo assistito a riacquistare la fiducia nei tuoi confronti.

A volte manifestare contrarietà e disaccordo è una richiesta d’attenzione: accoglila con gentilezza e non considerarlo un gesto direttamente offensivo nei tuoi confronti.

Pensa sempre che ognuno di noi porta fuori il proprio mondo interiore: ciò che si dice è sempre una proiezione di convinzioni e stati d’animo che risiedono in profondità. Ecco perché il mio lavoro comincia sempre con una profonda analisi dei bisogni, delle convinzioni e delle emozioni da gestire. Solo così si può davvero accrescere la consapevolezza dell’altro.

Mantenendo un clima disteso e amichevole, potrai spiegare le ragioni per cui ritieni le sue indicazioni non valide, aiutandoti con degli esempi o con un elenco di svantaggi che potrebbero derivare dalle soluzioni alternative da lui proposte.

Argomentando le tue idee con calma sarai più convincente e apparirai come un professionista competente, comprensivo ed empatico.

Mettiti in discussione

C’è la possibilità che il tuo assistito abbia ragione, o perlomeno che possa farti apprendere qualcosa di nuovo?

Sento molto spesso professionisti criticare gli altri, svalutare il lavoro di alcuni loro colleghi o scagliarsi contro certi tipi di terapie, nonostante non abbiano delle conoscenze approfondite al riguardo. Perché accade questo? Piuttosto che entrare in competizione, sarebbe meglio ‘entrare in collaborazione’ con i propri colleghi.

Si può dimostrare questa apertura dicendo al proprio assistito: “Guardi, non conosco questo aspetto o questa terapia, sarà mia cura prendere informazioni e approfondire”. Oppure “Per questo non la posso aiutare, ma potrà rivolgersi a … che sono certo le sarà di aiuto”.

È la sinergia tra i vari professionisti a creare un sistema win-win-win, dove ogni parte in causa può ottenere i suoi vantaggi, diventando un punto di riferimento in base alle sue competenze e mantenendo come unico obiettivo il bene della persona.

Proprio per questo ho deciso di creare la rete del “Change Cancer Team”, un team di professionisti che con diverse competenze, ma con uno stesso approccio comunicativo e relazionale, lavorano in sinergia e collaborano per il bene di tutti.

Pertanto, se le ragioni che spingono il tuo malato a contraddirti hanno un fondo di verità, non temere di metterti in discussione.

Anche le critiche o gli errori di valutazione ti permetteranno di diventare un professionista migliore. In ogni caso, ricorda che l’obiettivo principale del tuo lavoro non è avere ragione, ma supportare i tuoi assistiti sempre, analizzare le loro percezioni e porre i loro bisogni al centro della tua attenzione.

Comportandoti in questo modo sarai anche in grado di accrescere il loro senso di responsabilità nei confronti della malattia.

Parliamo di utilità: ecco come gestire l’assistito malato

Se il tuo assistito non è disposto al dialogo e non vuole sentire ragioni, accogli il suo rifiuto e dai valore alle sue scelte. Spiega che hai ben chiare le sue motivazioni e che comprendi pienamente il suo stato d’animo. Inoltre, metti in campo tutte le tue conoscenze e dimostra di essere più informato di lui anche per quanto riguarda le sue idee. A quel punto, cerca di focalizzare la sua attenzione sull’utilità dei diversi approcci, dimostrando con delle prove e degli esempi perché dovrebbe seguire le tue indicazioni, ascoltare i tuoi consigli e accogliere il tuo aiuto.

Impostando un giusto piano di relazione e comunicando con serenità le informazioni che ritieni necessarie sarai in grado di affrontare anche l’assistito più oppositivo.

Chiediti il perché è importante gestire un assistito malato

Anche se può sembrare scoraggiante, ricevere una critica è sempre l’occasione giusta per riflettere su quello che si sta facendo e sul come lo si sta facendo. Essere un professionista dell’aiuto e avere relazioni con assistiti che non si fidano di te e delle tue parole è un problema che dovresti considerare attentamente.

Cerca di capire quali sono le ragioni di questa sfiducia. Non sei in grado di comunicare in maniera funzionale con i tuoi assistiti? Senti di non essere abbastanza formato? Hai un approccio troppo distaccato? Oppure ci sono delle ragioni profonde che ti rendono meno motivato sul lavoro?

Analizza i tuoi bisogni e valuta la possibilità di prenderti un periodo di pausa da dedicare a te stesso e alla tua crescita personale. Nel Master in Coaching Oncologico questo lavoro d’analisi viene svolto anche per tutelare il proprio ruolo.

Se accusi alcuni disagi da stress da lavoro correlato, prendi subito dei provvedimenti. Ricorda che se trascuri le tue necessità e metti te stesso sempre al secondo posto nell’elenco delle priorità, sarai un professionista stressato, poco attento ai bisogni del tuo assistito e con poca autostima.

Se non riesci più a svolgere il tuo lavoro con la stessa motivazione di un tempo, leggi anche: I professionisti non si ammalano mai (e spesso se ne vergognano).

La responsabilità dell’aiuto nella gestione del malato

Anche se sei il professionista più competente e preparato, se hai uno stile comunicativo funzionale e svolgi il tuo lavoro con grinta, coraggio e determinazione, considera sempre la possibilità di avere davanti a te dei muri impossibili da distruggere o scavalcare.

La responsabilità della relazione d’aiuto non è solo nelle mani di chi la offre, ma anche in quelle di chi la riceve con fiducia e rispetto. Se il tuo assistito non è disposto a lasciarsi aiutare, probabilmente il tuo non è né il tempo né il modo giusto per farlo.

Per quanto tu possa impegnarti a essere comprensivo e accogliente, ci sono cose sulle quali non puoi avere nessun tipo di controllo. L’importante, però, è che tu sappia sempre gettare nei tuoi assistiti il seme della consapevolezza.

Come insegno ai professionisti che frequentano il Master in Coaching Oncologico, anche questo può fare la differenza nella loro vita.

Se sei alla ricerca di un metodo chiaro ed efficace per aiutare coloro che affrontano la malattia a riprendere il controllo della propria vita, non perderti il mio ultimo libro dal titolo Coaching Oncologico: prendi la strada per la tua guarigione.

Parlo di questi temi all'interno del Master in Coaching Oncologico

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