La relazione tra assistito e caregiver è molto diversa rispetto a quella tra assistito e altri professionisti della relazione d’aiuto.
Una delle componenti chiave di questa relazione, quasi del tutto assente nelle altre, è proprio quella affettiva: quando a prendersi cura di persone che vivono la malattia sono amici o persone dello stesso nucleo familiare, si entra inevitabilmente in contatto con l’aspetto più quotidiano e privato della malattia.
Questa vicinanza, se gestita con poca attenzione, può provocare nel caregiver un sovraccarico di ansia e frustrazione, e determinare lo sviluppo della cosiddetta sindrome da burnout.
In questo articolo vediamo insieme cos’è, come si manifesta questa sindrome strettamente connessa al disturbo da stress da lavoro correlato e quali sono gli strumenti migliori per affrontarla.
Indice dell'articolo
Dinamiche relazionali tra caregiver e assistiti
Quando ad affrontare la malattia sono persone con le quali si hanno dei legami affettivi, è molto facile lasciarsi prendere dalla mania del controllo.
È normale che accada: cercare in tutti i modi di alleviare le sofferenze di un proprio caro non è una colpa, soprattutto nel caso in cui venga riconosciuta una malattia cronica, ovvero una malattia complessa che stravolge dall’oggi al domani ogni aspetto della vita quotidiana.
Quando però non si riesce a porre un limite a questa mania di controllo, il caregiver può sviluppare sintomi di natura psicosomatica legati alla sindrome da burnout.
Quando l’eccesso di protezione nei confronti dell’assistito sfocia nell’invadenza o, al contrario, nella sottovalutazione e nella negazione del dolore dell’altro, chi vive la malattia rischia di rimanere intrappolato in uno stato passivo, mentre il caregiver può sovraccaricarsi di responsabilità e perdere il controllo sulle proprie emozioni.
Sindrome da burnout: cos’è e come si manifesta
Per quanto riguarda la sindrome da burnout e lo stress da lavoro correlato, coloro che svolgono un lavoro di relazione sono tra i soggetti più a rischio. Entrare a contatto ogni giorno con la sofferenza altrui può destabilizzare emotivamente i professionisti dell’aiuto, soprattutto se non hanno gli strumenti giusti per gestire in maniera corretta i flussi emotivi più disfunzionali.
Ansia generalizzata, disturbi del sonno, mancanza di motivazione e di concentrazione, perdita di appetito e diminuzione della produttività sul posto di lavoro sono solo alcuni tra i più comuni sintomi della sindrome da burnout.
Nel caso dei caregiver, però, questi sintomi possono manifestarsi con maggiore intensità e avere conseguenze negative soprattutto nella sfera della vita privata.
Quando non riesce a gestire la sofferenza dei propri assistiti (soprattutto se conviventi) e si sente eccessivamente coinvolto, infatti, la malattia dell’altro prende il sopravvento anche nella sua vita.
Se ti interessa approfondire l’argomento, leggi anche: Come prevenire e gestire la sindrome da burnout nelle professioni sanitarie.
Sindrome da burnout nel caregiver: come affrontarla
Se hai sperimentato uno o più sintomi da burnout, ti senti sotto pressione e pensi di perdere il controllo, è probabile che tu abbia bisogno di rivalutare il tuo ruolo e di stabilire una linea di confine tra quello che puoi e quello che non puoi fare per il tuo assistito.
Come scrivo nell’articolo Come e perché il malato dovrebbe accogliere la responsabilità della propria malattia, la patologia cronica è una richiesta d’attenzione: venire incontro a questa richiesta impedisce al malato di affrontare con coscienza il proprio dolore e di vivere la malattia come un’opportunità di crescita e miglioramento. Ricorda sempre che senza consapevolezza non c’è cambiamento, e senza cambiamento non può realizzarsi il benessere emotivo e spirituale, prima ancora che corporea.
Per quanto tu voglia attutire il dolore della malattia ed eliminare nei tuoi cari l’ansia, la frustrazione o la paura della morte, è bene che tu sappia che ci sono cose sulle quali non puoi e non devi avere il controllo. Ristabilendo il giusto equilibrio tra i tuoi bisogni e i tuoi doveri sarai sicuramente in grado di affrontare e superare nel migliore dei modi i disturbi da stress e la sindrome di burnout.
Se non sai da dove cominciare, ecco alcuni consigli pratici che potrai mettere in atto a partire da oggi.
Leggi anche: Perché si possono (e si dovrebbero) insegnare le tecniche di gestione dello stress ai malati.
1. Spazio alle tue priorità
Se ti stai prendendo cura di un tuo convivente o di una persona con cui trascorri molto tempo nell’arco della giornata, cerca sempre di ritagliare per te delle ore di svago, in cui puoi allontanare la mente e dedicarti solo e soltanto a te stesso.
Riportare in primo piano le tue priorità ti permetterà di affrontare con maggiore energia ed efficacia il lavoro di relazione.
2. Cosa puoi fare davvero?
Se ancora non l’hai fatto, stendi una lista di responsabilità di cui puoi farti carico, affiancandola a quella delle responsabilità del tuo assistito. Se le condizioni fisiche lo permettono, impegnarsi attivamente per gestire anche solo una parte delle incombenze relative alla malattia, come prenotare esami e visite o andare in farmacia, può aiutarlo a riprendere in mano il controllo della sua vita e a venir fuori dallo stato di passività e vittimismo in cui spesso la malattia costringe.
Pertanto, non farti prendere dalla mania di fare tutto il possibile: non farai altro che sovraccaricarti di stress e alimentare l’indolenza della persona di cui ti stai prendendo cura.
3. Formazione personale
All’origine della sindrome di burnout c’è sempre una mancata comprensione delle dinamiche della malattia. Se non sai come allontanare la paura nei tuoi assistiti e stimolare in loro una presa di coscienza forte per trasformare la sofferenza in un’opportunità di crescita, non stai facendo davvero la differenza né nella loro vita né nella tua.
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