Spesso si tende a considerare i professionisti dell’aiuto come figure forti, instancabili, capaci di gestire gli scenari peggiori e di affrontare qualsiasi tipo di difficoltà. Nell’immaginario collettivo il medico è colui che cammina con fierezza nel suo camice bianco, come se custodisse al suo interno il segreto della forza e della sapienza. E così anche lo psicologo, il farmacista, l’operatore socio-sanitario e molte altre categorie di lavoratori.
La realtà, però, è ben diversa. A prescindere dal ruolo che si ricopre e dalla bravura con la quale si esercita una professione, le competenze teoriche acquisite durante gli anni di studio o con l’esperienza non bastano a superare ogni ostacolo professionale o personale, soprattutto nei momenti in cui, come purtroppo spesso accade, il lavoro diventa la causa principale di un disturbo fisico e mentale.
Quando lo stress da lavoro diventa troppo pressante, ignorarne i segnali o considerarli passeggeri è sempre sbagliato. In momenti del genere è opportuno fermarsi per analizzare la situazione che si sta vivendo (attraverso un percorso individuale con l’aiuto di un professionista) e lavorare per riprendere in mano il controllo della propria vita.
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Stress da lavoro: le categorie più a rischio
I disagi da stress da lavoro correlato possono dipendere da una moltitudine di fattori, quali ad esempio orari e turni lavorativi lunghi e poco flessibili, ambienti di lavoro poco accoglienti, difficili relazioni con i propri colleghi o superiori.
Come spiego nell’articolo Stress da lavoro correlato e professionisti della relazione d’aiuto, ci sono alcune categorie di lavoratori che più di altre corrono il rischio di incorrere in questa valutazione. Si tratta di coloro che svolgono un lavoro di relazione: in particolar modo i professionisti che, per diverse ore nell’arco della giornata, sono a contatto non solo con persone che richiedono il loro aiuto ma anche con le storie, i vissuti e, talvolta, le emozioni più disfunzionali delle vite altrui.
Stress da lavoro: agire subito per diminuire i rischi
Quando diventa troppo pressante, lo stress da lavoro può mettere in serio pericolo la stabilità del professionista. A prescindere dalle ragioni che si nascondono dietro un disagio di questa natura, vivere in una condizione di squilibrio prolungata nel tempo peggiora la qualità delle sue prestazioni lavorative e ne abbassa notevolmente la qualità della vita, mettendone a rischio anche la salute.
Per non correre il pericolo di sembrare poco seri e affidabili, molti scelgono di non esternare le loro difficoltà, e non soltanto sul luogo di lavoro. Ci sono medici che tengono nascoste le loro battaglie interiori per anni per non creare preoccupazione, o addirittura per non rischiare di perdere il posto di lavoro. Questa chiusura in sé stessi, naturalmente, alimenta la frustrazione e il disagio e amplifica il senso di solitudine che provano tutti coloro che vivono in una condizione di ansia costante.
Per evitare che i segnali di stress da lavoro peggiorino nel tempo, è opportuno lavorare subito per porre un freno a queste dinamiche disfunzionali. Da dove cominciare?
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Piccoli accorgimenti per limitare i danni dello stress da lavoro
Quando si torna a casa dal lavoro con un carico di tristezza o frustrazione, quando non si riesce più a trovare del tempo per sé stessi o per la propria famiglia, quando gli unici pensieri che si hanno sono rivolti ad assistiti, colleghi o persone con cui si entra in relazione durante il turno di lavoro, allora è necessario impegnarsi per riesaminare la lista delle priorità.
A livello pratico, ci sono alcuni espedienti da mettere in atto per alleggerire il carico di lavoro, o semplicemente per monitorare il flusso di pensieri. Ecco alcuni esempi utili per diverse categorie di professionisti:
- rispondere al cellulare soltanto in alcuni momenti della giornata;
- non rinunciare alle giornate di riposo o alle vacanze;
- rimandare al giorno dopo le questioni meno importanti;
- delegare ai propri colleghi o assistenti una parte del lavoro;
- dire di no quando è necessario;
- fare una lista delle priorità da gestire e di attività da rimandare.
Come si può notare, per mettere in atto questi accorgimenti è necessario fare leva su una risorsa importante per il professionista: la gestione del tempo.
Senza una gestione del tempo efficace si rischia di non essere produttivi, di disperdere tante energie senza ottenere risultati, di rincorrere il tempo e di arrivare alla fine della giornata con mille attività ancora da completare per poi sentirsi insoddisfatti e sempre carichi di ansia inespressa. Ecco perché è necessario lavorare su di sé per acquisire questa nuova competenza. Non è certo una capacità che si apprende leggendo libri o seguendo videocorsi! Bisogna mettere in pratica delle tecniche di gestione efficaci e tenere traccia dei risultati un passo alla volta.
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Lavoro su di sé
Quando mettere in atto questi accorgimenti non basta, le ragioni dello stress da lavoro potrebbero risiedere ancora più in profondità. In questi casi, il professionista dovrebbe valutare l’idea di lavorare su sé stesso, intraprendendo un percorso di crescita personale che non sia solo teorico ma anche pratico e pragmatico.
Se si svolge un lavoro di relazione d’aiuto, l’analisi di sé e dei propri bisogni è ancora più importante per evitare di provare disagio nei confronti degli assistiti e rendere inutile il proprio contributo. Anche per questo i terapeuti devono affrontare percorsi di psicoterapia prima di esercitare la professione. Come ripeto spesso, prendersi cura degli altri è una missione per cui la sola buona volontà non basta. Ci vuole competenza, studio, sensibilità, ma anche capacità di entrare in contatto con gli altri senza correre il rischio di sentirsi troppo coinvolti o di dare un aiuto poco efficace.
Colmare le lacune formative
Se sei un professionista della relazione d’aiuto e senti di non riuscire a gestire nel modo migliore le relazioni con i malati, è probabile che tu abbia bisogno di approfondire le dinamiche del rapporto assistente/assistito. Non riuscire a ottenere la loro fiducia può determinare in te un calo di autostima. Questo atteggiamento, inoltre, trasmette agli altri insicurezza e disagio: come puoi rappresentare un punto di riferimento per i tuoi assistiti se sei dominato dalla paura di non riuscire a essere un buon professionista o se sei perennemente sotto stress?
Per riacquistare maggiore sicurezza, hai bisogno di approfondire le ragioni del tuo disagio e di iniziare a lavorare prima di tutto su te stesso.
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