La sindrome da burnout, strettamente connessa alla valutazione da stress da lavoro correlato, è una condizione disfunzionale che interessa molti lavoratori, in particolar modo i professionisti della relazione d’aiuto, e che talvolta può portare anche a una patologia fisica vera e propria.
Stress, affaticamento eccessivo, ansia, disagi del sonno e diminuzione della produttività sul posto di lavoro sono solo alcuni tra i segnali più comuni della sindrome da burnout. In un contesto sanitario, però, questi disagi, anche se di carattere transitorio, potrebbero causare dei problemi sia nella gestione del lavoro sia nella qualità dell’aiuto che si offre agli assistiti.
Esiste un modo per prevenire e gestire la sindrome da burnout nelle professioni sanitarie?
Vediamolo insieme.
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La sindrome da burnout nel contesto sanitario
Medici, infermieri e professionisti che lavorano in un contesto sanitario sono le figure più a rischio per quanto riguarda i disagi da stress da lavoro correlato. Lavorare a contatto con persone che hanno bisogno di aiuto è una grande responsabilità, ed è difficile farlo se si hanno delle difficoltà a gestire le emozioni – quelle altrui come le proprie – o se si stanno attraversando periodi di vita complicati.
I professionisti non sono delle macchine: medici e specialisti hanno fragilità, attraversano momenti di sconforto, nutrono ansie e paure. Se la motivazione viene meno, alcuni perdono addirittura la grinta o la voglia di prendersi cura degli altri.
Questo, naturalmente, in un contesto nel quale si aiutano le persone ad affrontare la malattia non può che provocare disagi, malfunzionamenti e poca efficacia.
Il primo passo per eliminare il rischio di incorrere nella sindrome da burnout nelle professioni sanitarie è fare un grande lavoro di prevenzione primaria, ovvero prendersi cura di sé stessi partendo dalle proprie dinamiche inconsce e relazionali.
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Strategie per prevenire il burnout nei professionisti della relazione d’aiuto
Come dice anche il famoso proverbio, prevenire è sempre meglio che gestire le conseguenze. Niente di più vero, soprattutto per quanto riguarda medici, infermieri, psicologi e professionisti dell’aiuto che con malattia e supporto emotivo hanno a che fare ogni giorno.
Metodi ed esercizi per prevenire la sindrome da burnout nelle professioni sanitarie esistono, e metterli in atto è più efficace di quanto sembri. Vediamone insieme alcuni.
1. Scansione della giornata
Come ogni professionista sa bene, nel corso di una giornata lavorativa in ospedale, in studio, nei laboratori o nelle farmacie, è facile prevedere momenti di sovraccarico emotivo in cui aumenta la tensione e il ritmo di lavoro o in cui bisogna affrontare urgenze che possono sconvolgere la tabella di marcia.
Farsi prendere dall’ansia da prestazione e dalla paura di non riuscire a gestire simili situazioni è un rischio che molti corrono.
Il mio consiglio, in questi casi, è quello di organizzare al meglio la propria agenda giornaliera, curandosi di lasciare libere delle parentesi temporali da destinare ad attività che non hanno niente a che vedere con la propria professione e con il dovere.
2. “Cosa mi fa stare bene?”
Trovare il tempo per ciò che si ama fare è un ottimo metodo per prevenire non solo la sindrome da burnout, ma tutti i disagi di carattere depressivo.
Fare un elenco di attività che fanno stare bene e inserirle all’interno di una settimana o di una giornata lavorativa può diminuire sensibilmente il livello di stress percepito.
Consiglio, inoltre, di inserire alcune di queste attività nelle prime ore della giornata: una corsa, una sessione di meditazione o la lettura di un buon libro al mattino creano subito un riassestamento delle priorità.
Iniziare la giornata con ciò che si ama fare significa mettere sé stessi e il proprio benessere sempre al primo posto.
Affrontare il burnout nelle professioni della relazione d’aiuto
Quando i sintomi da burnout si sono già manifestati in maniera più o meno grave, occorre mettere subito in pratica metodi di gestione dello stress e delle emozioni, scongiurando così anche il rischio di incorrere in malattie.
Un metodo efficace per imparare a gestire le emozioni più disfunzionali legate a fattori di stress è l’esercizio della ruota delle relazioni.
Pensi che il tuo lavoro ti stia facendo ammalare? Scoprilo rispondendo a queste cinque domande.
La ruota delle relazioni
Partiamo da un importante presupposto: le relazioni sono la principale fonte di stress in chiunque, e quindi anche nei professionisti della relazione d’aiuto. Colleghi, amici, compagni, familiari, ma anche i propri assistiti, quindi persone particolarmente fragili e bisognose di supporto, possono influenzare la salute psicofisica del professionista.
L’esercizio della ruota delle relazioni consiste nel disegnare un grafico a torta da dividere in spicchi. In ogni porzione bisognerà inserire il nome di persone con le quali si stringono ogni giorno delle relazioni e colorare la fetta del grafico in base al grado di soddisfazione percepito su una scala da 0 a 10.
Questa semplice schematizzazione della propria vita relazionale permetterà di ottenere subito una panoramica di quali sono le relazioni dalle quali si trae maggiore o minore beneficio. A quel punto, stendendo una lista di priorità, si potrà scegliere di investire maggiore tempo ed energia nelle relazioni che non costituiscono un fattore stressante, allontanando o diminuendo l’influenza di tutto ciò da cui non si trae beneficio.
Insoddisfazione e stress
È impossibile imparare a prevenire e gestire i sintomi del burnout nelle professioni sanitarie se prima non si stabilisce con chiarezza qual è la causa principale della propria sofferenza.
Ricordiamo che uno stress lavorativo costante può avere un impatto significativo sul benessere generale e sulla qualità della vita.
Chi vuole essere un professionista efficace deve impegnarsi prima di tutto a rendere soddisfacente e alta la qualità della propria vita. Prendersi cura di sé stessi è il principio base della relazione d’aiuto: è lì che si può trovare la motivazione giusta per fare la differenza nella vita degli altri.
Se ti interessa capire quali sono le dinamiche sottese alla malattia e che impatto hanno nella vita delle persone, ti consiglio di leggere il mio libro Coaching Oncologico: prendi la strada per la tua guarigione.
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