maria teresa polo

Come Maria Teresa Polo, psicologa, pedagogista, ha trovato nel master un valido strumento per gestire in maniera efficace la relazione col malato oncologico

Sono Maria Teresa Polo, psicologa, pedagogista, docente alla scuola e al master di Prano-pratica.

Ho scelto di specializzarmi con questo master organizzato e condotto da Mara Mussoni che seguivo da tempo nei social spinta dalla motivazione di aggiornamento continuo, conseguimento della formazione specifica, non per ultimo anche la revisione della mia professionalità.

Ogni cosa arriva nel tempo giusto e così è stato anche per questa esperienza.

Da tempo stavo riflettendo sulle impostazioni della mia professione e sentivo la necessità di avere degli strumenti specifici per stare nelle relazioni di aiuto con “malati” oncologici anche in età pediatrica o con patologie croniche. La riflessione che mi pervadeva riguardava la necessità di dare risposte precise e potenti in tempi brevi ai clienti, visto che il fattore tempo è veramente fondamentale soprattutto quando la vita mette davanti alla malattia.

Inoltre mi era capitato di sentire di non essere realmente di supporto e anzi di farmi pervadere da aspetti emotivi legati al tema della sofferenza.

Le sessioni hanno toccato argomenti interessanti, proposti con un taglio differente dalla classica lezione frontale e mi hanno permesso il confronto con professionisti anche di altri settori per avere una visione più completa. Ci sono alcune frasi di questo Master che ricorderò e che rimarranno scolpite perché dette con incisività e precisione.

“Chi domanda comanda”

Il professionista ha uno strumento preciso come il laser: le domande giuste fatte nel momento opportuno. Direi che sono domande che inchiodano al presente, indicano e aprono la strada da percorrere non solo al professionista ma anche alla persona che viene in consulenza.

“Cancro, la linea di partenza per la rinascita”

La malattia ha un significato e quando arriva nella vita può essere vissuta come una sentenza o può aprire porte nuove ed essere l’opportunità di di RI-COSTRUIRE l’esistenza propria senza paternalismi, senza compassionevoli collusioni ma con franchezza e propositività.

“Migliorare la vita oltre la cura”

La cura medica cura i sintomi ma la vita è altro oltre la malattia e i medici. Ecco, secondo me l’idea centrale è il “ben-stare”. Si può avere una patologia cronica, invalidante, con prognosi infausta ma decidere di reagire, vivendo al meglio, reimpostando la vita, le attività, gli obiettivi e quindi decidere di ben – stare. Posso invece stare in “salute” e trascorrere le giornate senza un obiettivo, trascinando l’esistenza e quindi il modo di vita sarà un mal-vivere.

“La paura di splendere”

Spesso si fa alleanza con la sofferenza e ci si abitua ad indossare questo triste saio che ci impedisce addirittura di pensare, ipotizzare di poter iniziare a stare meglio, di poter iniziare ad essere più soddisfatti, scoprendo le risorse di guarigione.

Fin dalla prima sessione la chiarezza, la spendibilità e la concretezza sono stati gli obiettivi centrati.

Accanto a basi teoriche prontamente sintetizzate sono state proposte esercitazioni che mi hanno coinvolto nell’introspezione e ristrutturazione dei vissuti e delle percezioni fossilizzate. Infatti il postulato per migliorare la propria efficacia come professionista è quello che si basa sull’aumento della consapevolezza e la crescita personale continua. In questo senso una esercitazione tra le tante proposte ha determinato uno “scatto evolutivo” è stata IL POTERE DELLA NARRAZIONE.

Il tema del cambiamento e delle resistenze che agiamo per evitarlo ha introdotto il concetto che per esercitare il potere personale è necessario individuare le dinamiche disfunzionali, le credenze e disinnescarle. Per poter agire il cambiamento prima si cercheranno le modalità di percezione e reazione per poi rimuoverle e consentire alle nuove esperienze di sbloccare la modalità antica.

Altra esercitazione che mi ha particolarmente coinvolto è stata il ripensare al nuovo protocollo operativo che mi ha fatto realizzare una integrazione con il mio modo di lavorare precedente e i nuovi strumenti acquisiti con il master.

Questo percorso è stato come un viaggio a velocità sostenuta nelle esperienze personali e lavorative. Ed è servito per rimettere ordine. E’ stato come passare dalla bicicletta alla moto, e dalle prime marce a quelle più alte. E’ stato come una visita alla mia personale galleria d’arte dove i dipinti erano le rappresentazioni di momenti importanti della vita. Ho visto con occhi diversi. Ho visto particolari che non avevo colto.

Ho gustato l’immersione concedendomi di dare un valore a tutte le tele, vecchie e più recenti, quelle che gradivo e quelle più
repellenti.

Quindi il master è stato l’occasione di evoluzione personale e professionale.

Aggiungo in sintesi, tra i tanti, i punti che ho maggiormente apprezzato:

  • La praticità di sessioni on line.
  • Il percorso che propone ad ogni sessione risposte precise e concrete.
  • Le esercitazioni ad ogni sessione, occasione per apprendere, sedimentare e sperimentarsi in prima persona.
  • Le esercitazioni one to one per mettersi alla prova.
  • La sorpresa di incontrarci a luglio in presenza.
  • La vivacità non convenzionale della formatrice.

 

Maria Teresa Polo, psicologa, pedagogista

Parlo di questi temi all'interno del Master in Coaching Oncologico

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