La malattia è un evento traumatico che stravolge radicalmente la vita delle persone. A prescindere dalle inclinazioni e dal carattere di chi vive l’esperienza della malattia oncologica, affrontare una malattia è un percorso che spesso destabilizza, costringe a rivalutare le certezze e a mettere in discussione il passato, il presente e il futuro.
Dopo la frenesia delle visite specialistiche, degli esami e delle terapie, arriva sempre il momento in cui ci si ferma a riflettere su che cosa stia accadendo realmente nella propria vita, e non soltanto a livello fisico.
In questi momenti di sfiducia e sconforto, in chi affronta la malattia si può verificare una totale perdita di autostima, spesso già quasi assente anche nel periodo precedente alla malattia.
Può un professionista della relazione d’aiuto guidare l’assistito in un percorso non solo di benessere complessivo, ma anche di crescita e miglioramento?
In questo articolo vedremo insieme in che modo si può aumentare l’autostima in un malato insicuro e quali sono le tecniche migliori per rieducare la persona alla giusta valorizzazione di sé.
Indice dell'articolo
L’autostima non è un valore innato dell’essere umano
Nessun essere umano è biologicamente portato ad avere stima di sé. L’autostima non è un qualcosa con cui nasciamo e che fa parte del nostro patrimonio genetico, ma è il risultato di un processo lento che conta al suo interno numerose tappe. Un risultato mai fisso e rigido, ma in continuo divenire.
Ci possono essere momenti della vita nei quali si prova maggiore o minore autostima in base a ciò che ci accade intorno, a come ci sentiamo considerati dagli altri, o ai risultati ottenuti in determinati contesti come quello scolastico o lavorativo.
La nostra autostima è determinata dalle azioni che abbiamo compiuto, dalle esperienze accumulate nel corso degli anni che ci portano a dare un valore intrinseco a chi siamo, ossia una stima di noi stessi in base a quello che siamo stati capaci di gestire e alle situazioni che siamo riusciti a superare con successo.
Mancanza di autostima
Non essendo stati abituati a valorizzarci, a portare attenzione su chi siamo al di là di tutte le maschere che indossiamo, tendiamo naturalmente a perdere di vista i passaggi evolutivi della nostra crescita e a non mettere in rilievo tutte le conquiste che hanno caratterizzato il nostro percorso di vita, anche le più piccole e banali.
Questa mancanza di attenzione nei confronti di noi stessi si trasforma spesso in una dinamica ridondante. Se non siamo capaci di comprendere che il nostro valore dipende dalla nostra essenza e non da quello che possediamo e mostriamo al mondo esterno, non saremo mai in grado di gioire dei traguardi raggiunti, quelli davvero importanti per noi e non per chi ci sta intorno.
Il valore che abbiamo prescinde dalle circostanze esterne, da quanto è grande la nostra casa, dal conto in banca, dal numero di followers che abbiamo accumulato sulle nostre pagine social o dal successo che gli altri ci riconoscono.
Basare il giudizio che si ha di sé stessi soltanto su questi aspetti materiali e transitori comporta un calo di autostima, nonché una ricaduta nella dinamica del bisogno di riconoscimento e approvazione perennemente insoddisfatto.
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La malattia affonda le sue radici su un terreno instabile
Chi non ha abbastanza autostima tende naturalmente a prendersi poca cura di sé.
La persona che non è in grado di percepire il suo valore si sentirà sempre spinta a fare scelte dannose per il suo benessere, o addirittura a non farle, mantenendo uno stato di vittimismo e passività.
Non prendersi mai del tempo da dedicare alle proprie passioni, lavorare a ritmi serrati con il solo scopo di raggiungere obiettivi e accrescere guadagni, non riuscire a liberarsi dalle relazioni tossiche che risucchiano tutta l’energia vitale: sono tutte azioni che compromettono il benessere generale e generano una condizione di stress diffuso.
Il disagio emotivo e relazionale, però, non è mai qualcosa che riguarda soltanto la mente. Stati depressivi e situazioni molto stressanti possono provocare conseguenze anche sulla salute del corpo.
Come spiego nell’articolo Di cosa si nutre il cancro, una patologia, in particolar modo quella cronica, non si manifesta quasi mai all’improvviso e come conseguenza di un trauma visibile, ma affonda le sue radici in profondità, soprattutto su terreni instabili e già compromessi per riemergere poi con lentezza. A volte prima che la malattia insorga con dei sintomi sono necessari mesi, se non addirittura anni.
Proprio per questa ragione è importante mantenere stili di vita sani sempre e a qualsiasi età, impegnandosi a ricercare non solo il benessere fisico ma soprattutto quello mentale ed emotivo.
In che modo il professionista può aumentare l’autostima in un malato insicuro
Nell’articolo Atteggiamento vittimistico e atteggiamento proattivo: differenze e opportunità nell’approccio professionale spiego perché un professionista dell’aiuto dovrebbe sempre impegnarsi a ricercare e a trasformare tutte le dinamiche disfunzionali dell’assistito.
Affrontare a viso aperto le difficoltà che si incontrano volta per volta lungo il percorso di affiancamento e supporto emotivo può essere doloroso, certo, ma è necessario se si vogliono davvero superare gli ostacoli che hanno determinato la nascita e il progredire della malattia.
Il medico o il professionista che osserva nel malato una mancanza di autostima deve subito elaborare un approccio di affiancamento e supporto che sappia far leva sulle sue convinzioni errate, per metterle poi radicalmente in discussione.
Come insegno ai corsisti del Master in Coaching Oncologico, per aumentare l’autostima di un malato insicuro è possibile elaborare un percorso di esercizi mirati da fargli svolgere in qualsiasi fase del percorso di affiancamento e supporto. Vediamo insieme quali sono le tappe principali di questo percorso.
1. Analisi dei propri traguardi
Chiedere alla persona di stendere una lista dei traguardi raggiunti, non solo nell’ultimo periodo ma in tutto il corso della vita, può essere utile per accrescere consapevolezza e aumentare la stima di sé.
Questa lista può contenere anche obiettivi banali o che si ritengono ‘scontati’, come l’aver imparato ad andare in bicicletta da piccoli o aver ottenuto ottimi voti a scuola.
Osservare tutti i risultati ottenuti nella vita da una giusta distanza permetterà all’assistito di capire che, nonostante le naturali paure e insicurezze, è stato comunque in grado di dimostrare il suo valore e di affrontare situazioni che, anche se per alcuni sono ordinarie, per altri possono essere il frutto di grandi sforzi.
In fondo il ‘successo’ non è altro che il participio passato del verbo ‘succedere’: se qualcosa è successo, significa che c’è stato qualcuno che ha partecipato attivamente per farlo accadere, e cioè Noi. Attuare questo cambio di prospettiva è già un enorme passo in avanti per la crescita della persona.
2. Prendersi cura di sé
Riconoscere il bisogno di star bene con sé stessi è importante. Per farlo è opportuno dedicarsi del tempo, evitare che gli altri invadano i nostri confini e imparare a volersi bene davvero.
Dopo aver steso un elenco di attività piacevoli, si potrebbe invitare il malato a reinserire poco per volta e in vari momenti della giornata nuove abitudini funzionali al mantenimento di uno stato di benessere.
Questo passaggio gli servirà non solo a riconquistare più fiducia in sé stesso e nelle sue capacità, ma anche a sentirsi più valorizzato.
3. Acquisire potere personale
Il percorso per aumentare l’autostima di un malato insicuro non può che concludersi con una domanda: “Chi sei tu veramente?”.
La ricerca del proprio valore intrinseco è un passaggio fondamentale del percorso di crescita. Il conto in banca, il lavoro, le convinzioni sociali, gli amici che ci seguono su Facebook sono solo elementi accessori che possono migliorare la qualità della vita, certo, ma che non determinano chi siamo veramente.
Soltanto una volta compreso tutto questo si potrà davvero raggiungere un reale stato di equilibrio e benessere, e acquisire finalmente maggiore potere personale.
Aumentare l’autostima del malato insicuro migliora l’efficacia del percorso di affiancamento e supporto emotivo
Aiutare un malato insicuro ad accrescere il suo livello di autostima migliora l’engagement nel percorso di benessere e rinsalda il rapporto di reciproca fiducia tra professionista e assistito.
La persona che si fida delle indicazioni dello specialista e sente di poter fare importanti passi avanti sarà naturalmente portata ad acquisire fiducia anche in sé stessa e nella sua capacità di superare un momento critico come quello della malattia. Sarà in grado di operare scelte migliori, ascoltare meglio i segnali che provengono dal suo corpo e fare il possibile per prevenire eventuali peggioramenti o ricadute.
Se sei interessato ad accrescere il grado di coinvolgimento attivo nel proprio processo di cambiamento e vuoi rendere più efficace la relazione con i tuoi assistiti, iscrivendoti al Master in Coaching Oncologico potrai entrare in contatto con una rete di professionisti specializzati nella relazione d’aiuto e imparare a fare davvero la differenza nella vita di chi affronta la malattia.