I numeri dicono che abbiamo bisogno di coaching oncologici in azienda

Coaching Oncologico in azienda: i numeri dicono che ne abbiamo bisogno

Si stima che ogni anno in un’azienda di 1000 dipendenti almeno 2 di questi si ammalano di cancro e in circa 200 entrano in contatto con la malattia indirettamente, in qualità di familiari o caregiver.

Questo dato allarmante mette in luce un grande problema che riguarda soprattutto la sfera produttiva del nostro Paese. Leggendo questi numeri non possiamo fare a meno di domandarci quali siano le condizioni lavorative delle persone coinvolte dalla malattia e quali provvedimenti vengano presi per rendere più semplice il reinserimento di coloro che tornano al lavoro dopo lunghe assenze.

La malattia, naturalmente, può creare diversi problemi all’interno di un ambiente di lavoro. Problemi che, se gestiti con superficialità, rischiano di provocare seri danni alle aziende da un punto di vista amministrativo, produttivo ed economico.

Non dimentichiamo che i dipendenti sono risorse fondamentali e che le aziende sono fatte di persone: è opportuno, pertanto, garantire il loro benessere psicofisico per il benessere dell’azienda stessa.

Ma al giorno d’oggi siamo sicuri che le aziende riescano davvero a prendersi cura dei lavoratori che vivono in uno scenario di malattia?

Facciamo luce sull’argomento.

Problemi di gestione

Le aziende sono in grado di gestire in maniera efficace le persone che si ammalano di cancro o tutti coloro che hanno a che fare con la malattia nel loro quotidiano?

Vivere la malattia oncologica non è come prendere l’influenza e chiedere una settimana di permesso. Anche se vissuta indirettamente, porta con sé un gran numero di incombenze alle quali far fronte, sia in qualità di malato sia di caregiver.

La persona che si ammala deve mettere in conto alcuni mesi di assenza dal lavoro per affrontare visite, terapie, lunghi o brevi ricoveri, viaggi per raggiungere centri medici, magari distanti dal luogo dove vive. Ma non finisce qui: una volta tornata al lavoro magari si sentirà stanca, dovrà lottare contro gli effetti collaterali delle terapie e non riuscirà più a essere produttiva come un tempo.

Lo stesso si può dire per i caregiver, obbligati a chiedere giornate di permesso per prendersi cura di familiari o amici che non possono far fronte alle incombenze in totale autonomia.

In questi anni di lavoro passati a fianco sia di caregiver sia di malati, ho sentito le storie di diverse persone costrette, purtroppo, a lasciare il posto di lavoro.

Rendiamoci conto che se non gestiti correttamente, questi dipendenti non sono più una risorsa per l’azienda, ma solo un costo in più sul bilancio aziendale.

La salute dei dipendenti

Bisogna fare in modo che l’azienda tenga sempre in considerazione la salute dei propri lavoratori. Un dirigente che pretende lo stesso impegno e la stessa produttività di un tempo da un dipendente che all’improvviso si ammala o diventa un caregiver, oltre che danneggiare ancora di più la salute del suo sottoposto costringendolo a gestire un carico di lavoro al di sopra delle sue possibilità, può compromettere la stabilità dell’intera azienda.

Sentendosi emarginato e non valorizzato per ciò che riesce a fare ogni giorno nonostante le condizioni di salute, chi vive la malattia tenderà naturalmente a non avere motivazione e a sforzarsi il meno possibile. Perché dovrebbe impegnarsi se non si sente apprezzato da colleghi e superiori? Inoltre, il lavoro non dovrebbe mai essere considerato come un problema che si aggiunge ad altri problemi, ben più importanti.

Avere dei dipendenti che non lavorano bene perché non sono nelle condizioni giuste per farlo o che hanno bisogno di ricalibrare il peso delle loro responsabilità è un costo per l’azienda. E se per alcuni il licenziamento potrebbe sembrare l’unica soluzione possibile – purtroppo il mondo del lavoro sta vivendo una delle crisi più gravi degli ultimi decenni e non tutti i lavoratori sono tutelati allo stesso modo – basta fare due calcoli per comprendere che in realtà non lo è affatto: quale azienda può permettersi di licenziare e riassumere così tanti dipendenti ogni anno?

In più, quanto costa formare una persona da capo per sostituirne una che invece aveva maturato esperienza e praticità?

Coaching Oncologico in azienda

Per far fronte a questi ostacoli si potrebbero attivare nelle aziende percorsi di formazione in Coaching Oncologico destinati a imprenditori, manager, direttori vendite e, ovviamente, anche a tutto l’organico lavorativo, dai collaboratori agli stessi dipendenti.

Lo scopo principale di questi percorsi è quello di permettere a dirigenti e lavoratori di imparare a riconoscere e gestire le dinamiche più comuni della malattia, insieme a quelle che scattano tra le varie figure coinvolte.

Comprendere al meglio le necessità di chi si ammala, sia nel momento del reinserimento nell’ambiente lavorativo sia durante o dopo le terapie, permette anche di imparare a ottimizzare le risorse e fare in modo che ciò che potrebbe rappresentare un costo diventi un elemento in grado di accrescere l’operatività del sistema aziendale.

Le persone, se ben gestite e ben apprezzate, proprio in virtù di questa delicata esperienza vissuta sono in grado di diventare più performanti. Questo accade soprattutto perché il lavoro diventa una valvola di sfogo e una distrazione dal problema vero e proprio.

Qualsiasi protocollo di gestione dovrebbe partire prima di tutto da un’attività di formazione e informazione. Sapere in anticipo qual è il carico di lavoro che un malato oncologico può gestire, in quali periodi e secondo quali modalità, può servire a riorganizzare turni e mansioni.

Ma non solo: la conoscenza della malattia permette a chi non è coinvolto di capire quali sono le frasi giuste da utilizzare per accogliere un collega, come relazionarsi a lui nei momenti di difficoltà e come fornire in ogni evenienza l’aiuto migliore. Un dirigente può gestire i suoi collaboratori soltanto nel momento in cui conosce i loro bisogni, i pensieri, le attitudini e le necessità che hanno.

Leggi anche: Perché l’Italia ha bisogno di una rete di professionisti specializzata in Coaching Oncologico.

Il lavoro come leva di supporto e affiancamento.

Si tende a considerare il lavoro come una fonte di stress o un qualcosa da cui staccare nei momenti di difficoltà o salute precaria. In realtà, come preannunciato un ambiente lavorativo inclusivo può contribuire a dare continuità alla vita della persona, offrendo stabilità e supporto. Se le condizioni fisiche lo permettono, impegnarsi in un’attività lavorativa può aiutare la persona che vive la malattia a riprendere rapidamente in mano il controllo della propria vita.

Anche se la produttività non è quella di un tempo, se l’orario di lavoro è ridotto o il carico di responsabilità minore, sentirsi utile e apprezzato per le attività che svolge aiuterà il lavoratore a uscire fuori dalla passività, dinamica ridondante in diverse fasi del percorso di affiancamento e supporto.

Utilizzando il lavoro come valvola di sfogo e sentendosi valutato e compreso in modo adeguato anche nella difficoltà, si sentirà spinto sempre di più a ristabilire ritmi e creare nuovi obiettivi.

Se hai voglia di approfondire l’argomento, leggi anche: Come affrontare il cancro superando i pregiudizi e le paure.

La salute dei lavoratori è la salute dell’azienda

I dipendenti sono la risorsa più importante di qualsiasi azienda. Sono il cuore pulsante, la linfa vitale di ogni ecosistema lavorativo. La salute dei lavoratori è la salute dell’azienda. Prendersi cura di chi lavora e cercare di accrescere con ogni mezzo il suo benessere dovrebbe essere il primo obiettivo di ogni saggio dirigente.

E questo non solo per una questione prettamente economica, ma per rispetto nei confronti di coloro che vivono momenti molto delicati della vita. Perché a prescindere dai contesti, quando ci si prende cura dei propri colleghi e lavoratori si possono ottenere sempre grandi risultati.

Se sei un datore di lavoro e hai difficoltà a gestire i tuoi dipendenti coinvolti direttamente o indirettamente con la malattia oncologica, puoi approfondire le tue conoscenze relative alle dinamiche della malattia leggendo il libro Coaching Oncologico: prendi la strada per la tua guarigione.

Se vuoi richiedere una consulenza conoscitiva e creare un percorso personalizzato per la tua azienda scrivi a cancercoachmara@gmail.com.

Parlo di questi temi all'interno del Master in Coaching Oncologico

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