Sei un professionista della relazione di aiuto? Se sì, fermati un momento e leggi questa storia, perché potrebbe cambiare il tuo modo di vedere il tuo ruolo. Circa 30 anni fa, mi ritrovai davanti a un medico che, con tono freddo e distaccato, mi disse: “Signorina, nel 70% dei casi morirà, nel 30% si potrà salvare.”
Avevo 18 anni e non avevo mai sentito parlare seriamente neanche di un raffreddore, figuriamoci di un Linfoma Non Hodgkin.
La mia reazione? Uno tsunami di emozioni: sconcerto, incredulità, paura e rabbia. In un istante, tutto il mio mondo crollò. I sogni di una ragazzina che voleva viaggiare, ballare, scoprire la vita, si frantumarono in mille pezzi. Quelle parole divennero la mia condanna. Non solo perché parlavano di percentuali di vita e di morte, ma perché si insinuarono nella mia mente, diventando la colonna sonora di notti insonni, giorni carichi di ansia e anni di paura latente.
Ogni giorno mi svegliavo con un’unica domanda in testa: “Ce la farò?”
Ma se quell’incontro fosse stato diverso? Se avessi avuto di fronte un professionista più empatico, più consapevole, più attento a come comunicava? Come sarebbe cambiato il mio percorso?
Se vuoi saperne di più sulla mia storia, puoi leggere questo articolo dal titolo “Sogni anche tu di dare un senso a ciò che ti è successo?”
Indice dell'articolo
Il Peso delle parole: Placebo, Nocebo e il Potere della Comunicazione
Col tempo, dopo aver affrontato quel viaggio a modo mio, ho iniziato a studiare il potere delle parole.
🔹 Ho scoperto che non ero l’unica a sentire il peso devastante di una comunicazione sbagliata.
🔹 Ho trovato conferme scientifiche nei tanti studi sulle neuroscienze e sulla psicologia della comunicazione.
🔹 Ho letto ricerche sui meccanismi del placebo e del nocebo, che dimostrano come le parole possano letteralmente influenzare la risposta del corpo alle cure.
Lo sapevi che esistono veri e propri trial clinici che dimostrano l’impatto delle parole dei professionisti sulla salute del paziente?
Gruppi di pazienti sono stati divisi in due categorie:
✔ A un gruppo veniva trasmesso un messaggio di fiducia e possibilità di miglioramento.
✔ All’altro gruppo veniva comunicata la malattia oncologica in modo freddo, distaccato e impersonale.
I risultati? Disarmanti!
Nel primo gruppo, il 90% dei pazienti ha ottenuto benefici dalle terapie, con un atteggiamento proattivo e una migliore risposta al trattamento.
Nel secondo gruppo, chi non percepiva fiducia e speranza mostrava un atteggiamento più negativo, con un impatto evidente sulla risposta al percorso di affiancamento e supporto.
Cosa significa questo?
📌 Che le parole non sono solo parole.
📌 Che la comunicazione di un professionista può avere un impatto profondo sul percorso di chi si affida a lui.
📌 Che l’aspettativa di beneficio o di fallimento può essere modellata, influenzando persino le risposte biologiche dell’organismo.
Ti rendi conto di che potere hai nelle tue mani?
Quale professionista della relazione d’aiuto vuoi essere?
Oggi ti invito a porti una domanda:
🔹 Vuoi essere il professionista che infonde fiducia, speranza e motivazione?
🔹 O vuoi essere colui che, con una comunicazione inconsapevole, rischia di amplificare la paura e il senso di impotenza?
Non è solo una questione di tecniche o di competenze tecniche.
È una questione di consapevolezza.
Ed è proprio per questo che la mia missione oggi è formare professionisti della relazione di aiuto e caregiver affinché possano:
✔ Sviluppare una comunicazione più efficace e rispettosa dello stato emotivo di chi si trova in un momento difficile.
✔ Diventare consapevoli del peso delle loro parole e della loro energia nella relazione di aiuto.
✔ Imparare a gestire la sofferenza altrui con strumenti pratici e strategie comunicative mirate.
Perché la sofferenza è inevitabile, ma una parte di essa non dipende dalla malattia in sé, bensì dal modo in cui viene affrontata e comunicata.
E se noi professionisti possiamo fare la differenza nel ridurre questa sofferenza, abbiamo la responsabilità di farlo nel miglior modo possibile.
💡 Tu da che parte vuoi stare?
Sei pronto a fare la differenza come professionista della relazione d’aiuto?
Se sei un professionista della relazione di aiuto e senti che è arrivato il momento di migliorare il tuo approccio comunicativo per essere davvero di supporto alle persone che si affidano a te, allora chiediti:
🔹 Come posso trasformare la mia comunicazione per generare un impatto positivo?
🔹 In che modo posso diventare più consapevole del mio ruolo e delle mie parole?
🔹 Cosa posso fare per migliorare la qualità della mia relazione con chi sta affrontando un momento difficile?
💡 La risposta è dentro di te. Inizia oggi stesso a costruire il tuo percorso per essere il professionista che fa davvero la differenza.
🔹 Perché comunicare non significa solo parlare.
🔹 Significa ascoltare, accogliere e creare uno spazio di fiducia e possibilità.
🔹 Significa migliorare la vita, oltre il percorso di affiancamento e supporto emotivo.
E tu? Sei pronto a raccogliere questa sfida?
Ti ricordo che le iscrizioni al mio Master, sono di nuovo aperte, e la prossima edizione si terrà, previa compilazione di un breve questionario, che ci farà capire se ci sono i presupposti per lavorare insieme. Se vuoi approfondire il Master, puoi guardare le video-testimonianze degli ex allievi cliccando qui.
Come dico spesso, il Master in Coaching Oncologico NON è per tutti. Ci sono migliaia di professionisti là fuori che lavorano per lavorare e se ne infischiano di come fanno stare le persone e di quali risultati portano, IO NON VOGLIO LAVORARE con loro. SE scrivi a me, fallo solo perché ami vedere cambiare la gente, migliorargli la Vita, nonostante il periodo più buio della loro esistenza e sei così attento e sensibile alla relazione con l’altro, che non riesci a dormire la notte se non sei sicuro di aver dato tutto il meglio che esiste.
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