come evitare di creare frustrazione e rabbia nei malati oncologici

Sai che quando sei stato in silenzio hai creato rabbia e frustrazione nei malati oncologici?

Molti professionisti della relazione di aiuto non si rendono conto di quanto il silenzio possa essere potente e, a volte, persino devastante. Non si può non comunicare, perché anche il silenzio trasmette un messaggio, e spesso è proprio quello che viene interpretato in modo errato da chi sta vivendo un momento di difficoltà.

Durante il Master in Coaching Oncologico, ho affrontato il primo assioma della comunicazione: ogni comportamento è comunicazione. Ciò significa che anche un momento di silenzio, se non gestito consapevolmente, può dare spazio a dubbi, paure e malintesi.

Il problema?

Spesso chi si trova in una condizione di difficoltà emotiva non chiede chiarimenti. Si innesca così un circolo vizioso in cui il professionista rimane in silenzio, mentre la persona davanti a lui si sente smarrita, senza ricevere risposte chiare.


Il peso del silenzio: un caso reale

Durante una lezione del Master, E. ha condiviso la sua esperienza:

🔹 Un medico, durante una visita, le ha prescritto un esame senza spiegarne il motivo.
🔹 Il silenzio ha creato in lei ansia, paura e senso di incertezza.
🔹 Non sapendo se fosse un esame di routine o un’indagine più approfondita, ha iniziato a pensare al peggio.
🔹 Non ha trovato il coraggio di chiedere spiegazioni, temendo di apparire insistente o invadente.

Risultato? Un piccolo momento di silenzio si è trasformato in un’esperienza carica di tensione emotiva e di rabbia.

Questa situazione è più comune di quanto si pensi. Molte persone non esprimono le loro domande per paura di disturbare o perché si sentono sopraffatte dalla situazione.

Cosa succede in questi casi?

🔸 Il professionista rimane in silenzio → Il cliente non chiede spiegazioni.
🔸 Il cliente si porta a casa dubbi e paure → Il professionista non si accorge dell’effetto del suo silenzio.
🔸 La comunicazione si interrompe → La relazione diventa più fragile.

Risultato? Una comunicazione inefficace e un’esperienza emotivamente pesante per entrambi.


Il silenzio nella relazione di aiuto: come trasformarlo in uno strumento consapevole

Che tu sia un terapeuta, counselor, coach, operatore olistico, naturopata o medico, è fondamentale rendersi conto di come il tuo silenzio venga percepito.

🔹 Un silenzio consapevole può essere un momento di riflessione e ascolto.
🔹 Un silenzio inconsapevole può essere interpretato come distanza, disinteresse o, peggio ancora, come segnale di una brutta notizia non detta.

📌 Cosa puoi fare per gestire meglio il silenzio?

Dai un contesto: se hai bisogno di un momento per riflettere, spiega che stai elaborando le informazioni per fornire la risposta più chiara possibile.
Usa il silenzio in modo intenzionale: se vuoi lasciare spazio all’altro per esprimersi, accompagna il silenzio con segnali di ascolto attivo, come un cenno della testa o un contatto visivo rassicurante.
Chiarisci sempre le informazioni: non dare per scontato che chi hai davanti capisca il motivo delle tue pause o del tuo silenzio.


Esercizio pratico: esplora il potere del silenzio nella tua esperienza

Per migliorare la tua consapevolezza comunicativa, prova questo semplice esercizio:

1️⃣ Ricorda due o tre situazioni in cui hai subito il silenzio di un’altra persona (professionista, familiare, amico) e rifletti su come ti sei sentito.
2️⃣ Scrivi le emozioni che hai provato in quei momenti: ansia, confusione, rabbia, frustrazione?
3️⃣ Ora pensa a un momento in cui hai usato il silenzio con qualcun altro: come potrebbe essere stato percepito?

Questo esercizio ti aiuterà a prendere coscienza dell’impatto del silenzio e a usarlo con maggiore intenzionalità nella tua professione.


Il Master in Coaching Oncologico: un percorso pratico per acquisire consapevolezza e strumenti di comunicazione

Se vuoi migliorare la tua efficacia nella comunicazione e fare la differenza nella vita delle persone che si affidano a te, è essenziale acquisire strumenti concreti.

Il Master in Coaching Oncologico è un percorso trasformativo e pratico, rivolto a chi lavora nel mondo della relazione di aiuto e vuole:

✔ Sviluppare un metodo comunicativo efficace e consapevole.
✔ Evitare errori che creano confusione e tensione nella relazione.
✔ Acquisire strategie per supportare in modo più autentico chi sta attraversando un momento delicato.

Se senti che aiutare gli altri è la tua missione, questo percorso potrebbe essere la chiave per fare davvero la differenza.

📌 Attenzione! Il Master non è per tutti. È aperto solo a chi sente una forte vocazione nel supportare le persone con strumenti pratici, strategie di cambiamento e una comunicazione consapevole.

Se vuoi candidarti, fallo con convinzione. Non è un corso teorico, ma un’esperienza che trasforma il modo in cui comunichi e ti relazioni con gli altri.

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Per capire meglio come gestire col malato oncologico, evitando di non creargli disagio e di enfatizzare le sue paure, puoi leggere questi articoli che ho scritto sul tema: “La tua comunicazione è ciò che ti sta allontanando dall’essere un professionista riconosciuto e capace di fare la differenza” e “Le parole giuste come i figli, non le porta la cicogna”.

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Parlo di questi temi all'interno del Master in Coaching Oncologico

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