generare una reazione positiva col malato oncologico

Come comunicare in modo efficace col malato oncologico senza generare senso di colpa o frustrazione

Se lavori nell’ambito della relazione di aiuto, probabilmente ti sei trovato di fronte alla sfida di comunicare con chi sta affrontando un periodo difficile, come ad esempio chi vive uno scenario di malattia in particolare oncologica. Le parole e il modo in cui vengono espresse possono fare una differenza enorme nel creare uno stato d’animo proattivo oppure scatenare reazioni di frustrazione, senso di colpa e rabbia nella vita del malato oncologico.

Molti professionisti – che siano nutrizionisti, terapeuti, counselor, psicologi o operatori olistici – sanno quanto sia importante fornire indicazioni su abitudini più salutari: dall’attività fisica alla gestione dell’alimentazione. Tuttavia, non sempre queste indicazioni vengono accolte nel modo giusto dal malato oncologico e possono addirittura generare stress e disagio.

Perché accade questo? Perché spesso si ignora il vissuto emotivo della persona e il suo rapporto con il cambiamento.


Perché dare indicazioni generiche non è sufficiente?

Quando si suggerisce a una persona di prendersi cura di sé, adottando nuove abitudini, si può inconsapevolmente scatenare una reazione negativa.

Facciamo alcuni esempi pratici.

  • Attività fisica
    Se la persona non ha mai fatto sport prima, l’idea di iniziare un percorso di allenamento potrebbe non essere percepita come un’opportunità, ma come un peso. Inoltre, dopo l’esperienza della malattia oncologica difficile, le emozioni che emergono sono spesso un misto di senso di colpa per non averlo fatto prima, paura di non riuscirci e frustrazione per il cambiamento imposto.

  • Alimentazione
    Cambiare il proprio regime alimentare non è solo una questione di salute fisica, ma è anche legato ad aspetti emotivi e sociali. Il cibo è conforto, condivisione, abitudine. Se una persona è sempre stata abituata a mangiare in un certo modo, toglierle improvvisamente determinati alimenti può far emergere ansia, rabbia e il timore di perdere un piacere che è sempre stato un punto di riferimento.

  • Aderenza alle nuove abitudini
    Anche quando una persona segue le indicazioni alla lettera, può farlo con uno stato d’animo condizionato dalla paura, anziché dalla consapevolezza. Quando il cambiamento viene percepito come un’imposizione, il rischio è che diventi solo un’azione meccanica, senza un vero beneficio emotivo e mentale.

Risultato? Le informazioni, per quanto corrette, possono provocare senso di colpa, frustrazione e un blocco nel percorso di cambiamento.

Il ruolo fondamentale della comunicazione nella relazione col malato oncologico

Ciò che dici e come lo dici è ciò che fa davvero la differenza. Non è il contenuto in sé a creare impatto, ma il modo in cui viene trasmesso.

🔹 Il primo passo è ascoltare, non solo informare.
🔹 Ogni cambiamento ha bisogno di essere graduale e sostenibile nel tempo.
🔹 Le indicazioni generiche non bastano: serve una comunicazione personalizzata, che tenga conto del vissuto della persona.

Tre domande essenziali da porre prima di dare qualsiasi consiglio

Se vuoi veramente aiutare chi si rivolge a te, prima di suggerire un cambiamento, investi un paio di minuti nel porre queste domande:

1️⃣ Quali erano le tue abitudini prima?
Capire il punto di partenza è fondamentale per proporre un cambiamento realistico e sostenibile.

2️⃣ Quali sono le persone più vicine a te e come influenzano le tue scelte?
Le abitudini non dipendono solo dalla volontà individuale, ma anche dall’ambiente in cui si vive.

3️⃣ Quali sono i tuoi comportamenti quotidiani?
Avere una panoramica chiara della routine permette di inserire il cambiamento in modo graduale e naturale.

Queste semplici domande creano una base di dialogo più efficace e rendono la persona più predisposta ad accogliere nuove abitudini senza sentirle come un’imposizione.


Un approccio graduale fa la differenza

Per capire come applicare questo metodo nella pratica, ti racconto la storia di M., una donna abituata a mangiare carne regolarmente e che, dopo aver ricevuto indicazioni di eliminarla dalla dieta, ha vissuto un profondo senso di colpa e frustrazione perché non riusciva a farlo.

📌 Invece di forzarla a eliminare immediatamente un alimento così radicato nella sua alimentazione, il nutrizionista ha adottato un approccio più sostenibile:
🗣 “Ok, per il primo mese proviamo a ridurla a una volta alla settimana. Poi vediamo insieme come ti senti e se riesci gradualmente a diminuirla ulteriormente. Te la senti di iniziare così?”

👉 Risultato? M. si è sentita ascoltata e rispettata nel suo percorso di cambiamento. Ha vissuto il processo con maggiore serenità e senza la pressione del “tutto e subito”.

🛑 Un cambiamento drastico imposto crea resistenza e stress. Un cambiamento progressivo e guidato crea fiducia e risultati più duraturi.

Comunicare in modo efficace per favorire un cambiamento reale

🔹 Ogni cambiamento ha bisogno di un approccio su misura, che tenga conto delle emozioni e delle abitudini della persona.
🔹 Prima di dare consigli, fai domande per comprendere chi hai di fronte e creare una relazione di fiducia.
🔹 Aiuta la persona a percepire il cambiamento come un’opportunità e non come un’imposizione.

Se vuoi essere davvero efficace, dedica più attenzione a come comunichi, oltre a cosa comunichi.

Tu come affronti la comunicazione con chi sta attraversando un momento delicato?

Se desideri capire come aiutare il malato oncologico ad acquisire consuetudini positivi e a portare realmente un cambiamento nella sua quotidianità, ti consiglio di leggere questi articoli che ho dedicato al tema: “Se prescrivi ad un malato oncologico un cambiamento troppo grande lui lo rifiuterà. Ecco invece come agire” e “Hai una forte propensione ad aiutare gli altri, dai consigli, ma gli altri si irritano e non ti ascoltano?”. 

Se ti è stato utile questo articolo e ti interessa approfondire di più, leggi le relazioni dei miei ex allievi e guarda le interviste di chi ha già fatto il Master in Coaching Oncologico. Scoprirai come diventare anche tu, sicuro, capace ed efficace nel gestire la relazione con il malato oncologico.

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