Premessa
Ho conosciuto Mara ascoltando una sua relazione durante un convegno di Medicina integrata e subito dopo l’ho ritrovata attraverso i social.
In uno dei suoi post un bel giorno ho trovato la proposta di questo Master e cosi ho deciso subito di partecipare senza grandi ripensamenti, convinta del fatto che avrebbe intanto fatto del bene a me come Persona, poi mi avrebbe dato le chiavi per poter meglio agire nella relazione d’aiuto.
Io ho lavorato sempre come insegnante, ma ben presto ho cominciato a formarmi in quelli che sono gli interventi della relazione d’aiuto e mi sono specializzata in diverse tecniche che vanno verso il benessere psicofisico e verso una migliore qualità di vita. Stavo giusto appunto completando l’ anno di formazione in Arpa terapia e ho colto l’occasione per meglio entrare nel mondo dell’aiuto e sostegno in campo oncologico.
Ero molto emozionata all’inizio per la paura di non riuscire a sostenere l’emotività del mio vissuto in un tale ambiente. Il gruppo ha aiutato molto in questo. Sono contenta nel constatare che la mia paura seppur legittima era allo stesso tempo infondata.
Il Master mi ha dato l’occasione di approfondire le tematiche della Comunicazione pragmatica, base per una comunicazione e relazione efficace e mi ha dato alcune chiavi importanti per venire incontro al processo di crescita, consapevolezza e trasformazione della Persona attraverso riflessioni e pratiche personali ad hoc.
Indice dell'articolo
Gli assiomi della Comunicazione: Non si può non comunicare
La comunicazione è un processo complesso che tocca molti aspetti ed è un fenomeno che ci permette di entrare in relazione con l’altro, consapevoli del nostro comportamento e atteggiamento autentico, reale e profondo.
Per ognuno degli assiomi della comunicazione abbiamo avuto l’occasione di riflettere e metterci in gioco in modo pratico e reale con le specifiche esercitazioni.
Abbiamo notato come i pareri e le riflessioni generano reazioni diverse, nel momento in cui si affrontano le cose cambiando punto di vista. Non si può non comunicare recita il primo assioma di Paul Watslawick della scuola di Palo Alto, ed individuare situazioni in cui abbiamo subito o adottato il Silenzio, nonché prendere coscienza delle proprie e altrui reazioni, mi sembra davvero che sia una porta verso l’auto riflessione, la presa di coscienza e il cambiamento dei nostri comportamenti e atteggiamenti.
Solo se si riesce a soppesare le nostre modalità di comunicazione e reazione si possono vedere e comprendere quelle degli altri.
Ogni nostro comportamento riflette il nostro mondo interiore e parte sempre e comunque dal nostro vissuto e dai nostri bisogni più o meno esplicitati e /o soddisfatti. Ogni gesto, ogni silenzio creano reazioni infinite che vanno a toccare le nostre emozioni. La comunicazione inizia già con il non verbale, la sola percezione è già un inizio di comunicazione, il silenzio è comunicazione.
Anche se decidessimo di non parlare o non fare gesti staremmo comunque dando un messaggio. Ogni interazione umana è una forma di comunicazione. Restando in silenzio, a prescindere dalla nostra intenzione, dalla comprensione e/o efficacia noi comunichiamo qualcosa.
Ogni comunicazione ha un piano di relazione e un piano di contenuto
Ogni nostro messaggio ha due aspetti, uno di contenuto e l’altro di relazione, la cosiddetta meta-comunicazione. Le informazioni le ricaviamo dal contenuto del messaggio, ma attraverso la relazione abbiamo informazioni sulle informazioni, ovvero su che cosa si dice e come lo si dice. L’aspetto relazionale dà senso anche al contenuto. È importante nel prendersi cura dell’altro stabilire un’alleanza, una relazione di intesa e fiducia. Spesso diamo troppo potere agli altri, prendiamo le reazioni degli altri sul personale e questo può sconvolgere davvero la vita. Dobbiamo renderci conto che il potere è nostro, mai dare potere a chi non è in una relazione di fiducia con noi. Rendiamoci sempre consapevoli di a chi stiamo dando autorevolezza e potere. Per quanto il contenuto abbia la sua importanza è la relazione che conta. Do fiducia all’altro nel momento in cui gli do autorevolezza e lo decidiamo noi a chi darla. Allora ci si chiede a chi abbiamo dato autorevolezza nella nostra vita, quali vantaggi o svantaggi ne abbiamo ricavato, quali sono i nostri valori e convinzioni, in che relazione stiamo con l’altro? Ecco che con un lavoro di auto riflessione andiamo verso una maggiore consapevolezza della nostra situazione e possiamo cosi sbloccare ciò che prima ci ha tenuti prigionieri o di noi stessi o dell’altro. Nella relazione con l’altro è la coerenza che la fa da padrone, coerenza tra noi e l’altro, tra relazione e contenuto della comunicazione, senza cadere nelle trappole familiari, culturali e sociali.
Parte tutto da noi, dalle nostre convinzioni, dalle etichette e ruoli e ne possiamo uscire prendendoci la responsabilità di a chi dare autorevolezza e potenza, liberandoci dalle sovrastrutture inculcate.
Ci troviamo spesso in un look mentale e a questo punto la rottura di schema è inevitabile per staccare la persona dalle convinzioni irrazionali, nonostante la fragilità. Conoscere le basi comunicative e relazionali aiuta noi stessi e gli altri e ci dà un approccio sistemico per la soluzione di un problema, uno strumento per migliorare la qualità di vita, obiettivo di ogni essere umano.
Anche qui, oltre alle riflessioni personali, le testimonianze delle compagne di corso, le condivisioni e il feedback di Mara hanno arricchito e potenziato la tematica.
In questo contesto la consapevolezza emersa è stata quella di aver dato, nel corso della vita, troppa importanza al dire degli altri e di aver preso, spesso, le cose sul personale, priva della capacità di lasciar andare. Sono subito rimasta piacevolmente sorpresa della capacità di reazione e azione verso una migliore qualità di vita, da parte delle colleghe partecipanti, a riprova che generalmente abbiamo una capacità innata di base che ci dà la forza di reagire al disagio. Sono convinta che ognuno di noi abbia esperienze e vissuti unici e particolari che meritano il dovuto rispetto e dalle quali si può sempre e comunque riflettere e apprendere.
La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura della comunicazione
La natura della relazione dipende dal nostro modo di comunicare, dal nostro modo d’essere, dal nostro linguaggio non verbale, dal tono di voce utilizzato, dal nostro silenzio, dalle pause durante la conversazione che dicono tanto da parte degli interlocutori. Importanti sono le parole, ma anche il linguaggio del corpo, la postura, lo sguardo, l’espressione del volto, la gestualità, il contatto corporeo, lo spazio, l’ambiente, l’aspetto esteriore. Ogni cosa trasmette qualcosa di noi. La comunicazione non verbale come quella para verbale sono il mezzo principale per esprimere e comunicare le nostre emozioni. Non per niente è stato dimostrato che il significato della comunicazione viene trasmesso per il 7% dalla comunicazione verbale e per il 93% dalla comunicazione non verbale. La comunicazione diventa efficace quando l’altro comprende ciò che abbiamo detto, quando la comunicazione diventa circolare e si interagisce con l’altro, quando siamo in grado di metterci a fianco dell’altro, quindi quando la comunicazione è simmetrica e complementare. Abbiamo da imparare sempre dall’altro, da ciò che non è la nostra zona di confort e soprattutto dal non giudizio. Nel comunicare con l’altro, in questo contesto, l’obiettivo è quello dell’ascolto attivo, del mettersi a fianco della Persona, del rendere la Persona consapevole, del ritrovarsi e dell’identificare strategie e attività utili e adeguate per un processo di trasformazione attivo. Il messaggio deve essere comprensibile, interpretabile, avere lo stesso significato per i due interlocutori. Uno dei fattori importanti nel rapporto con l’altro è, a mio avviso, l’intenzionalità, base per un benessere e una migliore qualità di vita. Molto costruttive sono state, durante tutto il percorso, le domande poste e le condivisioni e coscienti del fatto che la comunicazione è alla base della relazione e interazione con l’altro, abbiamo avuto modo di esprimere il nostro sentire e di approcciarci alle varie tematiche con le specifiche esercitazioni pratiche in un clima di accettazione, comprensione e fiducia. Ho notato che per superare certe difficoltà e disagi necessita un approccio diretto e pratico e questo è stato il vero valore del Master. Un approccio comunicativo pragmatico che parte dall’analisi delle aree tematiche della vita dell’essere umano, dalla ricerca dei bisogni innati dell’uomo, dalla consapevolezza di equilibrare continuamente la nostra omeostasi, dalla conoscenza e pratica degli stimoli allenanti, fino alle varie tecniche di benessere per arrivare ad un’azione attiva e coinvolgente per sempre migliorare e vivere una vita degna d’essere vissuta fino alla fine.
La comunicazione può essere simmetrica o complementare
Gli scambi comunicativi si fondano sull’uguaglianza o sulla differenza e pertanto possono essere simmetrici o complementari. Mettendoci sullo stesso piano della persona avremo una comunicazione simmetrica, mentre se ci si trova su piani diversi allora la comunicazione sarà complementare. Per comunicazione si intende qui un processo circolare in cui le persone coinvolte creano una punteggiatura della sequenza comunicativa che stabilisce i rapporti di causa effetto.
Comunicare e interagire fra esseri umani è piuttosto complesso. Ogni comunicazione è un’interazione con l’altro. Nella comunicazione tutto è circolare, c’è una causa, un effetto e un feedback, sia dalla parte esterna che interna. Ogni comportamento crea un effetto che viene appreso. Tutto è percezione soggettiva, la percezione della realtà è la realtà stessa. Il significato che le persone daranno alla loro realtà è quella dalla quale bisogna partire. Quando cambiamo la percezione, cambiamo la realtà. Lo stesso episodio visto con altri occhi cambia la nostra realtà.
Il potere della narrazione
Come trasformare la percezione mia e di chi ho di fronte? Attraverso le interazioni terapeutiche: la parola, le immagini, i nostri sensi. Si comprende l’altro in base al proprio grado di consapevolezza.
Si agisce sempre in base a ciò di cui noi stessi abbiamo bisogno nell’aiuto verso gli altri.
Il conflitto nasce quando non c’è assonanza tra ciò che io faccio e ciò che penso.
Ci viene in aiuto il potere della narrazione. Chi siamo noi se non le storie che raccontiamo a noi stessi? Ci raccontiamo storie disfunzionali, partendo da realtà oggettive, è quella soggettiva che va avanti se ci sono conflitti, E’ il caso di cambiare la nostra narrazione. Nel nostro credo ci sono parole di altri, ma noi ci siamo convinti e se questo ha generato dolore allora dobbiamo cambiare la narrazione, le parole.
Cambiare la percezione del racconto mettendosi nell’ottica di raccontare la nostra storia partendo da punti di vista diversi. Si sbloccano cosi traumi. Cosa mi sto raccontando, cosa racconterebbe un altro?
Tutto parte dalle nostre emozioni e dai bisogni primari. A prescindere dalla patologia posso sentirmi malato. Le nostre paure primarie intaccano la nostra percezione. Il cervello crea film mentali, funziona per immagini che noi possiamo dirigere come un regista. Siamo fatti di neuro trasmettitori che influenzano lo stato mentale ed emotivo, l’interazione tra corpo, mente, spirito. Quale film mentale si sta facendo la Persona? Andare nel pensiero costruttivo è una questione di pratica, bisogna crearlo. Quali immagini e parole mi sto dicendo? La profezia auto avverante va sempre nel negativo e si radica nelle paure o convinzioni inconsce. Si verifica ciò che non si voleva, ma inconsciamente l’abbiamo attirata. Si verifica quello che mai avremmo voluto, ma che abbiamo richiamato con i nostri pensieri e convenzioni. Dobbiamo imparare ad esprimere e razionalizzare le nostre paure. Studi scientifici confermano che l’energia va dove va l’attenzione e l’intenzione.
Ci affidiamo alla scienza non pensando che questa è un costrutto umano e quindi fallibile. Quindi raccontiamocela sempre bene, ne vale la pena. Il cervello esegue sempre gli ordini che gli diamo. Anche il pensiero inconscio può far verificare l’evento temuto. La tecnica della distrazione può aiutare a sviare la mente con l’azione pratica e facendoci allontanare dal continuo rimuginare.
Rompere gli schemi, cambiando pensiero e azione. Se vedo e me ne prendo la responsabilità, posso trasformarlo. Per cambiare la percezione adottiamo le interazioni terapeutiche non verbali, quella visiva, (la postura corretta), tattile, uditiva, olfattiva.
Nel nostro percorso di crescita e cambiamento ci viene incontro il potere della narrazione. Siamo proprio ciò che ci raccontiamo. A parer mio possiamo trasformare la nostra narrazione solo se esercitiamo il valore dell’accettazione, della consapevolezza, della fiducia, ma bisogna prima vivere queste esperienze.
Mi rendo conto sempre di più di quanto è importante la consapevolezza, l’accettazione e il non giudizio. Soprattutto la fiducia e la fede che tutto può sempre e solo andare per il meglio. Sono pienamente cosciente dell’importanza della narrazione nell’approccio terapeutico e del beneficio che da questa ne scaturisce. Penso proprio che tutto è soggettivo nella vita, anche la percezione della più grande realtà e che spesso necessita una rottura degli schemi per una migliore consapevolezza.
I bisogni dell’uomo
Le emozioni generate dall’uomo sono la paura, la rabbia, il dolore, il piacere.
La malattia è una manifestazione corporea, ma tutti abbiamo dei disagi e delle difficoltà più o meno gravi e visibili. Quali sono i bisogni della persona, cosa sente, cosa percepisce a livello emotivo?
I bisogni inconsci dell’essere umano dai quali partono le nostre dinamiche sono il riconoscimento/approvazione, il legame/appartenenza, la certezza/ l’incertezza, fanno parte della nostra zona di confort e vanno a fissare le nostre convinzioni, atteggiamenti e comportamenti.
Questi bisogni nascono con noi alla nascita attraverso la separazione dalla madre, che genera dolore, si crea un vuoto e inconsciamente si crea il bisogno. Nel soddisfare il bisogno ci sono tempi e aspettative che creano dolore e sofferenza che si assorbono.
Le dinamiche che si creano, insieme alle sensazioni, convinzioni, emozioni, bisogni, vanno a creare Il sistema percettivo-reattivo e da qui, da una difficoltà creiamo i problemi nel tentativo di risolvere. Si mettono allora in atto degli schemi che si ripetono nel tempo e che vanno a creare il problema e da qui le tentate soluzioni disfunzionali. Siamo capaci, ma non è detto che siamo abili. Il bisogno di riconoscimento è molto alto. Più si comprende noi stessi, più riusciamo a comprendere gli altri. Comprendere i nostri bisogni vuol dire riconoscere quelli degli altri, i comportamenti altrui che faranno da specchio. Bisogna allora creare una consapevolezza delle dinamiche dei bisogni, analizzare e lavorare sui vantaggi e svantaggi di queste dinamiche. Le dinamiche si replicano a prescindere dalle tipologie di persona o contesto e diventano fonte di stress. La persona che sviluppa la malattia viene proprio dal bisogno di riconoscimento e approvazione. Renderci consapevoli delle dinamiche per capire quali sono le reazioni funzionali, per andare in equilibrio con queste dinamiche. Chiediamoci sempre cosa ha creato stress, cosa ha portato a quel punto? Preoccuparsi del proprio equilibrio è una prevenzione per il proprio benessere. La malattia in questo contesto dà lezione di vita.
Aiutare e avvicinarsi all’altro prevede una comprensione che va oltre, che parte da noi stessi e si riversa sull’altro. Bisogna considerare lo specchio dell’altro, per riuscire a considerare i propri bisogni ed equilibrarsi. Cercare allineamento dei propri valori con chi coltiva gli stessi valori.
Le tecniche sono importanti, ma vanno riportate al singolo, vanno adeguate alle caratteristiche e piaceri della persona. Portiamo la persona alla consapevolezza e a rompere le dinamiche con l’azione.
Il potere della narrazione va a sbloccare le dinamiche personali. Elaborare lo stesso racconto, ma con un altro punto di vista, Siamo il frutto dei nostri vissuti, le emozioni si ripetono se non si rompono gli schemi cambiando il punto di vista.
La rielaborazione dei vissuti è importante per un percorso di rinascita e trasformazione. Le resistenze ci stanno, bisogna rispettare i tempi e le modalità della persona. Cambia la visione dell’altro e la propria prospettiva. Comprendere l’altro, ma non giustificarlo. Allargare la visione, si, e comprendere i punti di vista dell’altro, in pratica non ci siamo solo noi. Mai sottovalutare qualsiasi cambiamento o trasformazione.
Il potere della narrazione è efficace su episodi vissuti, emozioni memorizzate, i pensieri provocano ricordi che a loro volta provocano emozioni e rimangono nel corpo. Se voglio liberarmi parto dal pensiero, quindi dalla radice, vado ai bisogni della persona. Il potere della narrazione alleggerisce le emozioni memorizzate. Porto la persona a pensare alla nuova situazione e ad esprimere le emozioni provate.
Per una comunicazione empatia ed efficace bisogna mettersi su un piano simmetrico, fare domande per saper direzionare il focus, ascoltare ciò che non si dice. Rompere lo schema della persona rendendolo consapevole della situazione.
L’omeostasi
Fondamentale è stata la sessione sull’omeostasi, il raggiungimento di una relativa stabilità, la nostra zona di confort che comprende l’insieme delle reazioni biochimiche, le abitudini e atteggiamenti che creano il nostro modo di essere.
Ogni abitudine disfunzionale si può cambiare e facendolo si cambia il proprio modo di essere. Ippocrate, padre della medicina, insegna che bisogna chiederci se siamo disposti a cambiare prima di voler guarire. Il percorso di guarigione è fatto proprio di azioni che avvengono passo dopo passo.
Cominciare ad allenare la mente, perché alla fine è proprio la mente che comanda. Liberarsi dalle paure e agire provando piacere nella propria trasformazione. Le residenze al cambiamento esistono naturalmente, la diagnosi arriva senza permesso, pertanto necessitano tempo e gradualità. Il paziente oncologico ha delle paure specifiche che derivano da convinzioni e cultura proprie.
È un percorso lungo, ma percorribile a parer mio, liberandosi da tutte le paure e rendendosi coscienti con cognizione. Certo, con il dovuto tempo che ognuno necessita. Con la malattia Il campanello d’allarme è arrivato, adesso tocca a noi ascoltarlo, decifrarlo e agire per il meglio, sempre e comunque. Analizzare le proprie paure è uno dei passi per una trasformazione. Mi risuona molto il pensiero di Kant che afferma che ”l’intelligenza di una persona si misura dalla qualità di incertezze che è capace a sopportane”. Ogni paura deriva dal trauma subito e dalle convinzioni socio-culturali. C’è chi si sottomette, c’è chi si ribella, quindi cerca di agire, di organizzarsi, il tutto dipende dalle fasi di crescita di ognuno.
Durante la malattia attraversiamo in genere diverse fasi, la negazione che può farci cadere nel vittimismo, l’adattamento che fa cadere nel tornare a fare le cose che si facevano prima, una narrazione naturale che porta la sofferenza ad abitudine, la presa di coscienza che porta alla ricerca di informazioni e alla consapevolezza della situazione anche se ancora tutto resta a livello mentale. Necessita a questo punto un atteggiamento costruttivo, quindi occorre andare verso l’azione.
Si comincia a mettersi in discussione e a ripartire con un altro vestito, come afferma Mara. Durante i colloqui con l’altro bisogna capire in quale fase ci si trova. Le parole chi chi abbiamo davanti ci indicano la strada e suggeriscono ciò che è più adeguato. E’ necessario a questo punto l’azione di informazione di tematiche specifiche e personali, con l’obiettivo di dare una visione e una prospettiva attiva con una possibilità di cambiamento. Portiamo la Persona alla ricerca di stimoli allenanti per cambiare in maniera funzionale le abitudini personali e gli atteggiamenti e cosi poter creare l’alterazione dell’ omeostasi e generare il benessere.
Le resistenze al cambiamento
L’argomento di una delle sessioni è stato centrato sulle diverse tipologie di resistenza al cambiamento. L’impatto sistemico della malattia e le domande da porsi su quali sono le relazioni più vicine al paziente e quali condizionano la propria vita a livello emotivo, proprio per stabilire una qualità delle relazioni. Importanti anche le dinamiche relazionali citate e i relativi comportamenti. Mi sono resa conto, passo dopo passo, di andare verso una consapevolezza sempre maggiore e di quanto sia importante essere in equilibrio esprimendo le proprie emozioni e i propri pensieri, sempre in relazione al contesto di vita. Ho sempre più presente in me le dinamiche relazionali che influenzano il nostro comportamento, molto spesso a livello inconscio. Nell’incontro con l’altro è importante saper riconoscere come interagisce la persona con le sue resistenze, quale tipologia di resistenza abbiamo davanti, quale tipo di cambiamento è richiesto, chi lo richiede, il contesto e il momento in cui viene richiesto. Le quattro tipologie comportamentali di resistenza al cambiamento, aprono la strada per un intervento adeguato, abbiamo davanti un collaborativo, chi vorrebbe ma non può, abbiamo a che fare con un oppositivo o forse con l’ideologico che né può collaborare né opporsi? La persona deve essere pronta, ecco perché va individuata la fase, chi e cosa viene richiesto.
La ruota della multifattorialità
E’ possibile aumentare la consapevolezza della Persona che abbiamo davanti per un percorso di guarigione. Un esercizio per questo è l’utilizzo della ruota della multifattorialità. Basta far fare un cerchio e suddividerlo in sei parti, con le varie sfere della vita, i fattori che influenzano lo sviluppo della malattia. La Persona è portata a riflettere sull’area che potrebbe aver influenzato l’arrivo della malattia. Con le opportune domande si aiuta la Persona a fare mente locale su cosa faceva e come prima dell’arrivo della diagnosi. L’area delle emozioni, i pensieri e le relazioni di solito mostra una percentuale superiore rispetto a tutte le altre. Vedere in maniera chiara la propria situazione porta ad avere uno strumento pratico e concreto per arrivare ad essere coscienti e cominciare a farsi delle domande costruttive. L’essere umano è un insieme di corpo, mente, cuore e spirito e tutto viene influenzato. La genetica dimostra che il nostro DNA è modificabile e flessibile e va a toccare lo stile di vita che conduciamo. L’epigenetica ci insegna che tutte le possibilità sono già presenti in noi, sono scritte nel nostro DNA. I nostri pensieri ed emozioni sono quelli che creano i nostri comportamenti. In effetti per cambiare la nostra vita bisogna innanzitutto cambiare il nostro atteggiamento, il nostro programma, poiché intenzione ed emozione producono sicuramente un cambio di energia. Questo è un esercizio pratico e semplice, ma di grande effetto e chiarezza che porta la Persona a farsi delle domande costruttive.
Le fasi principali da eseguire a seconda del proprio ruolo nella relazione
In una relazione di aiuto è necessario seguire alcune fasi principali date dal nostro ruolo e quindi dal piano di relazione e dall’obiettivo che ci si pone. Basilare è considerare il piano di relazione che abbiamo con l’altro e il livello di fiducia, la conoscenza della storia dell’altro, le convinzioni e le relazioni, portare alla consapevolezza dando una nuova visione, dando stimoli adeguati, capire in quale fase si trova la persona, qual è la problematica specifica e la condivisione di informazioni e/o indicazioni. La percezione e l’immagine di sé sono sempre intaccati dalla malattia e pertanto bisogna lavorare spesso sull’autostima, dato che i sensi di colpa la fanno da padrone e poter cosi scoprire le risorse presenti. Un percorso di guarigione è sempre significativo a prescindere da tutto.
Esercizi pratici per ridurre l’ansia e la paura e il Focus nel presente
Molto interessanti sono stati gli esercizi pratici per la riduzione dell’ansia e della paura e focalizzarsi nel presente. Bello l’allenamento alla gratitudine, la ricerca della Bellezza, il riconoscimento dei nostri punti di forza, il Mantra e la Meditazione. Sono esercizi che fanno parte di me e in cui credo profondamente. L’utilizzo di tecniche di distrazione mentale per agire verso ill benessere. Aggiungo gli esercizi di Brain Gym e la Musica nonché la pratica del Training autogeno o altre tecniche di rilassamento. Altri esercizi pratici per la riduzione della rabbia possono essere la scrittura, l’esercizio fisico,
l’espressione vocale e la liberatoria tecnica del 101. Lavorare sempre sul tempo presente per andare verso il futuro. Far riflettere e focalizzare la Persona sui suoi desideri e obiettivi per metterla in una prospettiva futura, distrarla e darle speranza. Gli obiettivi devono essere definiti secondo il modello SMART e pertanto devono essere specifici, misurabili, accordati, realizzabili, tempificati.
Esperienza di simulazione d’intervento
La sessione è stata molto importante, l’ascolto profondo e attivo e il non giudizio sono stati la base del colloquio. Ho notato la naturalezza e la determinazione necessaria per una giusta rottura degli schemi, una consapevolezza e una possibile azione concreta di risoluzione. Ho provato un senso di benessere sia durante la fase dell’essere ascoltata che durante quella dell’ascoltare. Trasformare con le dovute competenze la propria sofferenza in un punto di forza è qualcosa di molto gratificante. A parte il fatto che bisogna arrivare in sessione in modo centrato è chiaro che essendo essere umani portiamo con noi tutto noi stessi con vissuti, competenze ed emozioni. Essere spontanei e naturali vince sempre. E’ molto bello saper individuare l’area di riferimento della problematica, riconoscere quale bisogno umano è imperniato nella situazione e poter portare la Persona all’utilizzo di stimoli allenanti e tecniche specifiche per un riequilibrio. Avere un protocollo di azione di riferimento, saper condurre un dialogo strategico aiuta ad essere sicuri e ad agire con ordine e in modo progressivo. Ogni difficoltà può portare ad una esperienza concreta di cambiamento, di crescita e di trasformazione. Durante il colloquio è importante riportare la persona ad un controllo, a rimanere nel presente per facilitare il lasciar andare le tensioni, considerando l’ emotività, la razionalità, ma soprattutto la cognizione. Conoscere la storia di chi abbiamo davanti, lavorare sul presente, sugli obiettivi e desideri per organizzare un futuro migliore è l’obiettivo degli interventi di consulenza. Pertanto alla base del rapporto esperto/paziente ci sono l’ascoltare attivamente il vissuto della persona senza giudizio, la consapevolezza di ciò che si sta facendo e delle proprie competenze, il non lasciarsi influenzare a livello emotivo, il rispetto dei tempi di ognuno. L’esperienza è stata sicuramente molto istruttiva e stimolante.
Conclusioni e Consapevolezze
Mi piace sottolineare l’importanza che ha il creare fiducia con le persone di cui ci si prende cura per ottenere una comunicazione efficace.
Entrare in punta di piedi e con rispetto nel vissuto dell’altro, con gentilezza e interesse, facendo notare i valori e le potenzialità della persona, accettandoli e valorizzandoli, senza dare consigli se non sono richiesti e non giudicando.
Saper impostare le conversazioni in modo che la Persona parli del proprio cambiamento partendo dai propri valori e obiettivi.
Rafforzare la motivazione e l’impegno al cambiamento, stabilendo obiettivi graduali e voluti dalla persona attraverso il ragionamento, l’accettazione e l’aiuto empatico e sostenendo l’ auto efficacia. L’obiettino specifico è guidare le persone nel percorso di cambiamento, ascoltarle attivamente e se necessario offrire la propria esperienza.
Sottolineo l’importanza di possedere un metodo e un approccio attivo e concreto e questo è l’asso centrale di questo Master.
Saper accogliere la persona, partire dalla sua narrazione per poter raccogliere elementi utili e necessarie alla relazione, mettendola a proprio agio, sintonizzarsi attraverso lo stesso linguaggio, evitando tecnicismi, porre attenzione al linguaggio non verbale e al non detto, stabilire un tempo adeguato per gli incontri. Avere competenza nelle abilità di ascolto come l’espressione dell’empatia senza cadere nel contagio emotivo l’ascolto riflessivo, incoraggiando a parlare dell’argomento, la formulazione di domande, il riassumere, il confermare e sostenere. Importante è capire se la persona è disposta e motivata al cambiamento, se ha fiducia nelle proprie capacità, se ha delle resistenze o delle potenzialità. Informare e condividere ciò che si fa e che si sa. Importante è aver fatto il proprio processo di crescita e trasformazione per riuscire ad essere pronti ad ascoltare l’altro. Interessante il concetto che i bisogni sono alla radice delle nostre relazioni e che si delineano già dalla nascita. L’importanza delle convinzioni limitanti che condizionano il nostro agire e pensare.
Mi convinco sempre di più che il vissuto di una persona va sempre rapportato alla sua educazione, al suo apprendimento, all’ambiente in cui vive e che il tutto, nella relazione d’aiuto, va compreso, conosciuto, esplorato per portare la persona a smontare quegli atteggiamenti e convinzioni disfunzionali.
Nel corso delle sessioni del Mater mi sono sempre più resa conto di come le nostre convinzioni e i nostri comportamenti nascono dai bisogni consci o inconsci che siano e che questi condizionano le dinamiche relazionali.
Bisogna lavorare sull’autostima della Persona, sulle potenzialità e sulle tecniche che riguardano lo stimolo allenante. Portare soprattutto alla consapevolezza di se stessi, partendo dalla parte psicologica e cognitiva per arrivare al piano fisico e corporeo.
E’ importante acquisire una certa consapevolezza della propria esistenza anche in vista della conclusione del proprio viaggio di vita. Quindi importante è essere pronti, accettare la situazione e soprattutto vivere nel migliore dei modi il tempo che ancora rimane, per il quale vale la pena di continuare a vivere positivamente. Ogni strategia d’intervento deve adattarsi all’obiettivo, alla persona e alla problematica esistente. Nelle varie fasi dell’intervento dovrò tenere conto di chi ho davanti, di come mi percepisce, del piano di relazione in cui mi trovo, di essere in osservazione del punto di partenza del partecipante e di dare gradualmente una visione e degli stimoli. E’ necessario un processo di crescita, processo individuale che parte per ognuno da un determinato stadio e che porta avanti con i propri tempi e le proprie potenzialità e competenze.
Nel corso del processo di trasformazione è necessario rompere le dinamiche dei bisogni e portare la persona al proprio potere personale e alla propria forza ed energia. Il raggiungimento delle competenze e della maturità vanno gradualmente acquisite e allenate. Molto spesso le risposte le danno gli stessi interessati dopo averli portati ad una certa consapevolezza. Mettere sempre chi non è cosciente, nella situazione del problema, per sbloccare determinate resistenze. Il potere della narrazione è sempre la chiave diretta, far provare a raccontarsi da altre prospettive, proprio per poter cambiare la percezione dell’interessato. Mi accorgo che parlando con gli altri mi vengono in mente i concetti trattati durante le sessioni e questo mi dà più consapevolezza. Mi accorgo ancora di quanto bisogno c’è di ascolto e accompagnamento anche se solo a livello psicologico quando ci si trova in uno stato di fragilità. Da dopo la diagnosi sono disposta a sentirmi più libera di fare e pensare come voglio senza grossi sensi di colpa. Nel mio processo di cambiamento e trasformazione ho notato che sono più consapevole, non ho paura del giudizio e mi sento libera di agire per il mio bene senza sentirmi in colpa. Mi sento più staccata dal mio passato e provo ad andare oltre i miei attaccamenti. Capisco che nulla è per sempre e che si può sempre cominciare da capo, pur se con i propri limiti e restrizioni. Il mio vivere di ogni giorno, il continuare fiduciosa a coltivare le mie passioni e la mia situazione reale, sono un esempio tangibile e risultati evidenti. Tra l’altro comincio a parlare tranquillamente della malattia, dei miei vissuti e porto avanti senza indugio le mie opinioni e pareri. Mi è rimasta molto impressa l’affermazione di Ippocrate il quale afferma: “Prima di cercare la guarigione di qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare”. Fondamentale, a mio avviso! Mi rendo conto che è necessario del tempo prima di cambiare le proprie abitudini e opinioni. Bisogna avere pazienza soprattutto con noi stessi e amarsi per andare sempre di più verso una migliore qualità di vita, anche se la malattia porta a morire nei casi gravi, prima o dopo, ma bisogna fare in modo d’essere pronti e vivere il tempo che ancora ci resta nel migliore dei modi. Vedo la mia diagnosi non più come all’inizio, in modo disperato, ma accettandola, approfondendola e avendo fiducia che tutto andrà nel migliore dei modi, nonostante tutto. Sono aperta al non attaccamento al passato e ad agire positivamente facendo del mio meglio, giorno dopo giorno. Direi che una maggiore consapevolezza mi porta, strada facendo, a rivedere tanti miei atteggiamenti e posizioni. Vedo le cose per quello che sono, senza rabbia e senza pretesa di doverle assolutamente cambiare. Accettazione, non giudizio e azione cominciano ad essere sempre più presenti. In concreto posso dire che qualsiasi cosa accadrà io ce la metterò tutta per una continuità positiva dell’esistenza, sia nei miei riguardi che nei riguardi degli altri. Se la vita continua, anche se per breve tempo, è giusto viverla nel migliore dei modi, cercando di trovare un equilibrio in tutte le aree della vita. Ho cercato di riprendere in mano la mia vita, riconoscendo i miei limiti e le mie potenzialità e sto cercando di mantenere in vita le mie passioni e interessi. Il mio atteggiamento nei riguardi delle difficoltà relazionali è sempre più distaccato e vissuto in modo sempre meno personale. Si evolve sempre, le parole hanno un peso e vorrei chiudere con l’affermazione di Platone di sapere di non sapere e di essere aperta ad ogni approfondimento. Molto interessanti e utili le indicazioni bibliografiche avute da Mara, per un approfondimento specifico, contestuale e profondo.
Prospettive future
Porto con me un grande bagaglio che voglio approfondire con la scuola di specializzazione . Vorrei mettermi a disposizione di quanti necessitano di aiuto nel momento in cui decidono di riprendere in mano la propria vita per un percorso di crescita e trasformazione. Utilizzando un metodo pratico e concreto quale quello della comunicazione pragmatica, approfondirò le tematiche relative alle tecniche del linguaggio e del dialogo strategico. La mia formazione come specialista nelle tecniche di rilassamento, nella pratica di Mindfulness formale ed informale e la mia formazione in arpa terapia faranno di certo da cornice a questo grande mosaico. Sono pronta per poter lavorare sia con interventi individuali che di gruppo e di certo andrò a differenziare a seconda dei bisogni e delle potenzialità di ogni singola Persona. Chiudo con la consapevolezza che questo Master mi ha fortificato e mi ha portato davvero tanta competenza e tanta gioia. Grazie per questa preziosa opportunità, carissima Mara! Sono molto grata e ti ringrazio per la tua disponibilità, per la tua competenza, umanità e sensibilità. Un grazie infinito e tanta stima per le mie compagne di questo strepitoso viaggio!