Mi chiamo Silvia Biribin e da ventisette anni mi occupo di salute e benessere. Ho iniziato con un percorso di studi in ambito sanitario, come Tecnico di Radiologia, per poi specializzarmi in varie discipline olistiche. Nel corso degli anni ho sentito sempre di più l’esigenza di integrare percorsi che mi permettessero di acquisire competenze nella relazione d’aiuto, in cui venisse preso in considerazione l’individuo, nel suo insieme di corpo, mente e spirito. Quindi, oltre ad essermi dedicata all’apprendimento di tecniche riflessogene e di massaggio bio-naturale, mi sono specializzata in Naturopatia e Counseling Integrale® ad indirizzo olistico, con master in Breathwork.
Recentemente ho ricevuto anche una formazione in “Accompagnamento spirituale nella malattia e nel morire”.
In questi anni, soprattutto in ambito sanitario, sono stata quotidianamente a contatto con persone terrorizzate, anche solo al pensiero di doversi sottoporre a certe indagini strumentali, per non parlare poi della paura della conseguente diagnosi. Questi stati d’animo appartengono alla maggior parte delle persone, ma tanto di più a quelle a cui una diagnosi è già stata fatta e che devono affrontare malattie di tipo oncologico.
In questi casi in particolare, ritengo sia doveroso occuparsi della persona nella sua totalità e non concentrarsi esclusivamente sulla malattia. Fondamentale è prendere in considerazione la storia personale dell’individuo, il “terreno” della malattia, la sua qualità di vita, con un occhio sempre orientato alle sue risorse, alla sua parte sana, restituendo al contempo alla persona la responsabilità della propria salute.
In quest’ottica ho deciso di iscrivermi a questo Master di Coaching Oncologico e le mie aspettative non sono state disattese.
Durante il Master ho avuto molte conferme su alcuni aspetti fondamentali di cui tener conto nella relazione d’aiuto e approfondito molti argomenti a me già conosciuti, ma affrontati da una prospettiva a volte diversa. Durante il Master sono stata molto stimolata a lavorare su me stessa e ho apprezzato molto questo aspetto. Ho sempre ritenuto essenziale il lavoro su di sé perché, come dicono le guide alpine: “Non puoi mai accompagnare una persona dove prima non sei stato tu”.
Durante il Master è stato dato molto spazio a come rendere la comunicazione veramente efficace; in particolare si è data molta rilevanza all’ascolto attivo e alle domande potenti e generative, forse il più vantaggioso strumento per innescare processi di cambiamento e portare consapevolezza nell’altro.
Credo che la maggior parte delle persone non si renda conto di quanto importante sia la comunicazione all’interno di ogni tipo di relazione; ho constatato, nella mia esperienza, come gravi carenze a livello comunicativo possano creare disorientamento, incomprensioni e conseguente frustrazione.
Un altro argomento interessantissimo è stato “L’anatomia del cambiamento” e in particolare come riuscire a trasformare la prospettiva delle persone e la percezione di certi eventi, sia attraverso il potere della narrazione, sia attraverso il riconoscimento dei benefici primari e secondari che guidano ogni nostro comportamento e che ci portano spesso a ricercare il piacere evitando il dolore.
Siamo passati poi ad esplorare “I quattro bisogni inconsci dell’essere”, da cui nascono convinzioni e comportamenti che sono alla base delle nostre dinamiche relazionali. Abbiamo visto anche quanto sia importante esplorare questi bisogni e in particolare i vantaggi e gli svantaggi di alcuni comportamenti che mettiamo in atto, anche a livello comunicativo, per soddisfarli.
Altro argomento a me particolarmente caro, che abbiamo affrontato, è stato quello relativo alle credenze, alle nostre convinzioni più profonde, che possono risultare a volte disfunzionali e rappresentare un limite nei processi di cambiamento e di autoguarigione.
Personalmente ritengo importantissimo per ogni professionista della relazione di aiuto lavorare sui propri sistemi di credenze. Se io per primo, ho delle convinzioni radicate disfunzionali relative al processo di cura, alla salute, alla guarigione, alla malattia e alla morte, come potrò essere in grado di assistere efficacemente gli altri ed accompagnarli verso un processo di guarigione e di consapevolezza?
Un ulteriore step della nostra formazione che ho trovato molto importante per me, è stato quello relativo alle resistenze al cambiamento e alle corrispondenti strategie di intervento per riuscire a bypassarle.
Molto interessante anche il modulo in cui abbiamo toccato l’argomento delle dinamiche relazionali tra caregiver e assistito e affrontato il tema della rabbia e di come può essere drenata attraverso tecniche specifiche.
Successivamente abbiamo affrontato anche la gestione dell’ansia e della paura, attraverso strategie di focus nel presente e formazione di un pensiero costruttivo, abbinato poi ad un lavoro per accrescere l’autostima del cliente.
Abbiamo concluso il Master mettendo l’accento su quelle che sono le competenze specifiche di un cancer coach e le risorse a cui può attingere, attraverso una sorta di “cassetta degli attrezzi”. Ma soprattutto è stato messo l’accento su quello che è lo scopo dell’intero processo di cancer coaching, ossia aumentare consapevolezza e visione nel proprio assistito, restituendogli il proprio potere personale e, come direbbe Mara: “migliorando la vita oltre la cura”.
In conclusione, posso affermare di aver sicuramente accresciuto le mie competenze e la mia consapevolezza in merito a tutti i temi trattati.
Questo Master per me rappresenta un valore aggiunto, che mi permetterà di propormi meglio anche come professionista specializzata in un ambito, quello oncologico, che da qualche anno a questa parte sento sempre più come la mia mission.
La mia speranza per il futuro è quella di veder nascere anche in Italia, delle strutture di cura dove vi sia un approccio multidisciplinare ed integrato, volto all’assistenza globale del malato, dove le persone si sentano accolte e sostenute ad ogni livello e accompagnate da personale dedicato, professionalmente competente, che abbia sviluppato la capacità di rimanere in presenza, in tutte le fasi della malattia. Il mio obiettivo è quello, naturalmente, di farne parte integrante.
Vorrei concludere con queste parole di Anita Moorjani, autrice del libro “Morendo ho ritrovato me stessa” e che rappresentano un po’ il mio mantra ispiratore: “Tutti dobbiamo morire prima o poi, ma possiamo scegliere come vivere nel frattempo”.
Silvia Biribin, operatrice olistica.