Ho scelto di fare il master in Coaching oncologico perché volevo avere degli elementi in più per poter migliorare la qualità di vita dei miei pazienti operati di tumore head & neck.
Era un po’ di tempo che cercavo qualcosa di specifico perché nel corso del tempo, ho fatto davvero molti corsi ma volevo qualcosa che trattasse la parte oncologica.
Il master è concepito in modo differente rispetto ad altri master frequentati. Innanzitutto, chi lo frequenta: possono essere persone che hanno vissuto la malattia in prima persona o l’hanno vissuta con qualcuno oppure persone che hanno avuto un’esperienza indiretta di malattia o persone che lavorano con la malattia. Sentire le “voci” di chi è stato malato è arricchente, o almeno lo è stato per me, perché mi ha permesso di capire, senza filtri, cosa potesse passare nella “testa” dei miei pazienti.
Ogni sessione ha un tema che si sviluppa e si aggancia alla sessione successiva e, ogni volta il contenuto, le proposte di attività, gli “esercizi”, scardinano un pezzetto delle tue credenze e ne creano altre (o almeno buttano i semi per…) più funzionali.
Ecco le sessioni per me:
- Sessione uno: è soft, mi fa sentire a mio agio… si parla di comunicazione. Ci sta… questo è un po’ il mio pane quotidiano. Mi sento attrezzata.
- Sessione due: “il terreno trema”… imparo che la sofferenza è lo scollamento fra aspettative e realtà e che la sofferenza diventa un’abitudine e che l’abitudine diventa la nostra zona di comfort perché l’essere umano evita il dolore creando un’omeostasi anche nella
sofferenza. - Sessione tre: “il corpo inizia a vacillare” e capisco che mettersi in gioco è fondamentale (“per comprendere fuori, prima devi comprendere dentro”). A stabilizzarmi un pochino ci sono le prime strategie e l’importanza del partire dalla percezione soggettiva dell’altro. Poi, però arriva un fulmine a ciel sereno: i bisogni inconsci dell’essere! Lavorandoci su, capisco quanto tutto ruota intorno a questi quattro elementi.
- Sessione quattro: “crollano le prime fondamenta” con la piramide delle convinzioni e il loro potere limitante. Si accende un lumino con una semplice parola “utile”: 5 lettere di un potere enorme.
- Sessione cinque: “terremoto di grado 4”. La resistenza al cambiamento e le paure. Le fasi della malattia e le domande che attivano il pensiero e un atteggiamento costruttivo.
- Sessione sei: l’adattamento di Mara alla ruota della vita e le dinamiche relazionali, davvero utili per capire e sradicare alcune modalità disfunzionali.
- Sessione sette: la tecnica dei 101 vaffanculo.. potente, potentissima.
- Sessione otto: il protocollo di lavoro, una riflessione su ciò che fai inserendo – modificando togliendo, alla luce della nuova cassetta degli attrezzi.
- Sessione nove: il confronto. E poi ancora… capire come essere grati a se stessi, come volersi bene per stare bene e far stare
bene, come dare importanza ai propri successi ricordandosi che nulla è scontato. Ed infine, l’epigenetica ovvero le modifiche che la relazione tra l’ambiente e l’individuo causa, all’espressione genica… concetto che sembra così distante da noi e, invece, se ci si pensa bene Mara con il suo modo di fare, le sue domande, le sue conoscenze, la sua persona, ha modificato il
mio “ambiente” seminando qualcosa di nuovo: grazie!
Barbara Ramella, logopedista presso Ospedale San Raffaele di Milano