Giunta al termine del Master in coaching oncologico è tempo di porsi alcune domande per valutare l’esperienza.
Indice dell'articolo
Perché il Master in coaching oncologico?
Non ho avuto il cancro ma, alle spalle 15 anni di una malattia autoimmune caratterizzata da dolore cronico che si è sommato ad altre difficoltà e responsabilità.
Quando ho incontrato Mara Mussoni, la docente del Master, stavo vivendo un periodo di stanchezza sia fisica che emotiva e non ero molto soddisfatta della mia vita, volevo cambiarla ma non sapevo come farlo.
In tutti quegli anni ho trovato soluzioni che mi hanno aiutata solo apparentemente, finché nella mia ricerca, ad un evento fra tanti professionisti, ho partecipato ad una sua presentazione.
Mi hanno colpito la sua forza, determinazione ed autenticità, ho sentito che potevo fidarmi, che era la persona giusta.
Ho iniziato il suo percorso individuale di sei sessioni ed ho avuto fin da subito i primi risultati e, più risultati raggiungevo, più sicurezza acquisivo, tanto da volere, passo a passo, sistemare tutti gli aspetti della mia vita.
Ammiro e stimo Mara che ha saputo trasformare la mia vita e quella di tante altre persone, alleggerirle di pesi ed arricchirle di gioia.
Ha saputo tendere quella mano che fa la differenza.
Perché ho deciso di farlo?
Perché migliorare la vita anche solo di una persona, non ha prezzo!
A questo punto della mia vita sento di dover dare il mio contributo.
Sento di essere chiamata a dare un sostegno a chi si trova nella sofferenza con l’umiltà e la delicatezza necessari a questo ruolo.
Ho capito l’importanza del coaching oncologico perché migliora la qualità della vita e migliora la possibilità di successo della terapia.
Non è sostitutivo alla cura ma complementare, da’ risultati in tempi brevi attraverso metodi e strategie efficaci, modifica il mindset della persona.
È la vera prevenzione primaria, diversa dalla diagnosi precoce che invece va a diagnosticare la presenza della malattia già insorta.
Porta ad assumersi in prima persona, la responsabilità della propria salute.
Per avviare un processo di guarigione è necessario modificare i pensieri, le emozioni e le abitudini che ci hanno portato alla malattia.
Quali conoscenze ho acquisito?
Gli argomenti trattati sono stati tanti. Cenni di Epigenetica, Pnei ed altre informazioni mi hanno permesso di capire come si arriva alla malattia.
Interessantissimo conoscere l’origine del nostro sistema percettivo reattivo da cui dipendono i nostri pensieri, emozioni, azioni e dinamiche relazionali.
Ogni essere umano nasce e cresce in un ambiente e da genitori che gli trasmetteranno i loro valori e abitudini, ascolterà delle parole ed osserverà dei comportamenti.
Avrà dei bisogni da soddisfare inizialmente semplici come mangiare ed essere cambiato, sperimentera’ le 4 emozioni primarie dell’essere umano, il dolore della separazione dalla madre, la paura di restare da solo, la rabbia di non essere ascoltato, il piacere di vedere la mamma, quello di un abbraccio e quello di essere soddisfatto nei suoi bisogni.
È in questo momento, nella necessità di soddisfare i propri bisogni che si formerà il sistema percettivo reattivo.
Si creerà delle aspettative che inevitabilmente, anche con i genitori più attenti e premurosi, verranno soddisfatte in tempi e modalità differenti da quelle desiderate.
Si creerà delle convinzioni come quella di non essere amato o importante, quella di non essere abbastanza bravo o abbastanza qualcos’altro..
A rinforzare le sue convinzioni ascolterà le parole dei genitori che gli chiederanno di comportarsi in un certo modo, di essere bravo a scuola di non fare capricci e verrà premiato o punito e capirà che se aderisce alle regole della famiglia e della società verrà amato, accettato, riconosciuto, altrimenti no.
Crescerà cercando di soddisfare i 4 bisogni inconsci dell’essere umano, quello di riconoscimento/approvazione, quello di legame appartenenza, quelli di certezza ed incertezza.
Metterà in atto delle tentate soluzioni che trasformeranno la difficoltà iniziale in problema.
Pensieri, emozioni, e reazioni biochimiche a cascata creeranno il terreno patogeno, l’omeostasi disfunzionale, l’infiammazione e lo stress cronico, origine della patologia.
Ho compreso che quello che pensiamo essere il nostro pensiero in realtà non lo è perché per il 95% è condizionato da pensieri ed emozioni memorizzate.
Che le credenze influenzano i nostri comportamenti e che come pensiamo, agiamo, creando il nostro ambiente interno, il dialogo con noi stessi e le nostre relazioni e, che la relazione più importante è quella con noi stessi.
Ho imparato come riconoscere le credenze limitanti che resistono al cambiamento, come portarle a consapevolezza e modificarle.
Ho appreso delle fasi della malattia e dell’omeostasi di sofferenza e che alla sofferenza ci si abitua perché diventa la nostra zona di confort, quella che conosciamo, mentre il cambiamento fa paura perché nuovo e sconosciuto e richiede la volontà e la necessità di prendere una decisione e un impegno.
Ho compreso il Potere delle Parole che possono guarire o ammalare, del loro effetto terapeutico e dell’importanza della Comunicazione Pragmatica.
Queste conoscenze mi hanno portato la consapevolezza che si può reagire, che si può fare qualcosa.
Quello che pensavo negli anni passati aderiva più o meno al pensiero comune e cioè che, se arrivava la malattia, le cause erano da ricercare o nella genetica o nello stile di vita, principalmente alimentazione ed attività fisica o, al caso.
Pensavo che una volta ammalati, oltre alle cure mediche si potesse fare poco altro, per guarire.
Ora so che lo stress cronico porta alla malattia perciò si hanno due scelte, o rassegnarsi e non fare niente o ribellarsi ed agire sulle cause.
Questo mi dà fiducia e determinazione.
Quali competenze ho acquisito?
Questo master mi ha dotato di “una cassetta degli attrezzi ben fornita”.
Attraverso un ascolto attivo, fatto di, non giudizio e vero interessamento, andare a comprendere la storia della persona, le sue dinamiche e la sua rete relazionale.
Definire insieme il problema.
Aumentare fin da subito la consapevolezza ampliando la visione, dando stimoli ed informazioni.
Dare indicazioni/strategie chiare, attuabili e sostenibili, auto correttive, adattate e comunicate con il linguaggio e la logica della persona.
Alcuni esempi:
La “Ruota della Multifattorialita’ “ è uno strumento di consapevolezza e di cambiamento.
Il lavoro sui “4 bisogni inconsci dell’essere umano“ porta consapevolezza su dinamiche e credenze e “ciò che vedo lo posso cambiare”.
Il “Potere della Narrazione” permette una rilettura dei fatti attraverso parole immagini e sensi che modificano emozioni e stati d’animo, porta consapevolezza, riduce lo stress ed aiuta a lasciare andare pesi inutili.
Gli “esercizi/allenamenti” per ridurre lo stress e spostare l’attenzione sul positivo, come quello della gratitudine, della ricerca della bellezza, del riconoscere i nostri punti di forza, i mantra e le meditazioni.
Le “Rotture di schema”.
Le “Tecniche di distrazione mentale” fatte di azioni concrete.
La “Lista dei vantaggi e degli svantaggi ”.
Il “Darsi un tempo” per pensieri negativi e resistenze al cambiamento.
Ed altri strumenti che imparerò con l’esperienza ad usare sempre meglio.
Sono diventata più consapevole di come comunico, studiando i 5 assiomi della comunicazione perché ho compreso che non si può non comunicare e l’importanza del silenzio; che la relazione è più importante del contenuto perché valgono di più le parole di una persona che si stima; che la punteggiatura è importante, come il tono della voce, le pause e la velocità e, qui mi sono autovalutata con l’esercizio di riascoltarmi per diventare più consapevole di come parlo; ho compreso che la comunicazione è sia verbale che non verbale e che il piano di relazione può essere al fianco o One Up One Down e questo può dipendere dal piano generazionale, dal ruolo e dalla psicotrappola di sopravvalutare e sottovalutare.
Quali risultati ho ottenuto?
È stato un percorso Evolutivo, Trasformativo e Formativo.
I primi frutti sono stati una maggior consapevolezza e centratura, una nuova visione ed energia mentale ed ho sistemato tante cose a livello emotivo.
Mi sono vista con gli occhi del coach e, alla luce delle conoscenze che man mano acquisivo, ho lavorato su me stessa con gli strumenti che mi venivano forniti.
Ho ripercorso tutta la mia storia, ho individuato quali sono i bisogni che inconsciamente lavorano di più e con la nuova narrazione ho modificato le emozioni e questo dà un sollievo immediato che poi porta a benefici successivi.
Ho individuato alcune dinamiche disfunzionali ed iniziato a correggerle.
Ho imparato a dire di No agli altri per dire Si a me stessa, comprendendo che non posso essere di sostegno agli altri se io non sto bene, perché si può anche dare un aiuto concreto ma si trasmette una energia negativa o debole ed è quella che la persona percepirà prima del favore fatto.
Quindi è necessario dedicarsi un tempo quotidiano per costruirsi e amarsi poi si è pronti per portare energia positiva e di crescita.
Ho imparato ad assumermi le mie responsabilità fino in fondo, ma solo le mie, per non appesantirmi e per non togliere all’altro la possibilità di evolvere.
Ho lasciato andare il controllo sugli altri, spesso mascherato da buone intenzioni perché ho capito che se sei padrone della tua vita non hai bisogno di controllare la vita degli altri e, se io voglio essere libera di decidere per me, gli altri hanno lo stesso diritto.
Ho imparato a capire quali emozioni mi fanno agire e a riconoscerle anche negli altri, così da potermi difendere, rifiutando ciò che non mi fa stare bene.
Ho modificato la relazione con me stessa, sostituendo il mio dialogo interiore rimuginativo, modificando le parole con cui mi parlo e con nuovi pensieri e progetti stimolanti.
Ho imparato a darmi un tempo per stare nel dolore, quel tempo necessario a comprenderlo e non scappare ma poi uscirne e non farlo diventare la mia zona di confort disfunzionale.
Ho aumentato invece la mia zona di confort funzionale, superando limiti, resistenze e paure.
Nella simulazione di intervento fatta con un’allieva del master ho sperimentato il “Dare per Dare”. Non avevo aspettative ma mettendoci il cuore mi è tornata indietro una esperienza enormemente nutritiva per anima e mente.
Ho acquisito Valore ed Autostima, riscoprendo il mio Potere personale “Posso decidere io in che emozione stare, posso decidere io che decisioni prendere, posso decidere io che vita vivere!”.
Perché la vita è una sola!
Questo mi dà una enorme forza interiore, indipendenza e Libertà!
Progetti?
Continuerò ad utilizzare questo Metodo su me stessa per tutta la vita perché mi fa stare bene e perché voglio evolvere come essere umano e perché la salute fisica, mentale e spirituale è una mia responsabilità ed è un processo che dura tutta la vita.
I prossimi mesi leggerò i libri consigliati per un ulteriore approfondimento ed il prossimo anno continuerò con la formazione da coach per poi poter portare il mio contributo alla vita come gesto di gratitudine ed onorarla realizzando me stessa.
Perché la Vita è una sola, non si può sprecare!
Grata a me stessa per essermi data questa opportunità, grata alla vita per questa esperienza di crescita, grata a Mara che con generosità e competenza mi ha permesso di evolvere come persona e grata alle compagne di corso per la collaborazione e il confronto fatto con il cuore.