Sono Emanuela Haimovici, psicologa e counselor. Questa è la mia relazione al termine del Master in Coaching Oncologico.
Dicembre 2019, chi potrà mai dimenticarlo?
Dopo un periodo di stress all’ennesima potenza, ecco la diagnosi di carcinoma al seno. Un fulmine roboante che sconquassa la mia esistenza e quella di chi mi sta vicino. Mio marito mi segue dovunque: visite, biopsie, tac e chi più ne ha più ne metta.
I primi tre laureati in medicina che incontro sul mio cammino (c’è una bella differenza tra medici e laureati in medicina) non hanno probabilmente mai sentito parlare di Comunicazione: si rivolgono a me come se parlassero ad un muro e mi paventano visite, operazioni su
operazioni e cure senza fine, gelidi come pezzi di ghiaccio. Nel mezzo a tutto questo le festività natalizie, con dottori assenti e laboratori chiusi. La sentenza post biopsia è: ne riparliamo dopo l’Epifania. Il mio mondo crolla. Poi, per fortuna, la vita ha più fantasia di noi e mentre racconto al telefono di quanto mi sta accadendo ad una carissima amica, lei mi fa il nome di un chirurgo che opera a Siena.
Ed è la luce per me.
Finalmente un medico che, oltre ad essere un bravo chirurgo, è un comunicatore eccezionale, che ha saputo e sa usare tutte le sfumature della comunicazione, non perdendo mai di vista l’obiettivo: curare senza mai far sentire solo il paziente, ponendosi in una posizione di
affiancamento.
Così tutto il suo staff, pieno di attenzioni, ironia, empatia e comunicazione efficace.
Grazie al loro esempio e dopo una psicologa che mi ha “seguita” per un paio di volte durante le cure, che mi ha a dir poco lasciata interdetta per il suo modo di relazionarsi, ho deciso di fare un percorso che mi potesse dare degli strumenti reali ed efficaci per aiutare non soltanto
chi si trova ad affrontare questa tempesta, ma anche chi sta dall’altra parte e deve dare una comunicazione che sia di aiuto e non distruttiva.
Da qui in poi, ho deciso che mi sarei battuta perché altri non ricevessero il trattamento iniziale che ho ricevuto io: nessuno deve sentirsi abbandonato, spacciato e senza speranza alcuna.
Ed ecco che trovo Mara con il suo Coaching oncologico.
Mi piace, la vedo in colloquio ed è subito feeling.
Concreta, senza giri di parole, con una cassetta degli attrezzi vera, tangibile, funzionale ed efficace.
Si parte.
Affrontiamo la comunicazione come mai l’avevo vista o sentita affrontare: finalmente Paul Watzlawick e i suoi 5 assiomi della comunicazione iniziano a darmi risposte, ad essere strumenti concreti ed efficaci. La comunicazione è interazione e si deve sempre prendere in considerazione il tempo, il contesto e la persona; è sempre circolare e il risultato di questa torna indietro, sia come feedback che come stato emozionale.
E il famoso silenzio, che lo psicologo statunitense sottolinea più volte che comunica, comincia a farsi chiaro. Mi si apre un mondo e capisco che devo lavorare continuamente, su di me in primis, perché ci sono aspetti della mia comunicazione di cui solo ora prendo consapevolezza.
Già la Consapevolezza, una parola ormai iper usata e che finalmente mi si rivela nella sua pienezza.
Consapevolezza significa portare attenzione e, come professionista della relazione di aiuto, devo ancora lavorare sul mio modo di comunicare e di ascoltare l’altro. Così, già dalla prima lezione, inizio a porre attenzione alla mia comunicazione, non solo con i pazienti ma anche con le persone che incontro nel quotidiano.
Un esercizio continuo, che mi dà nuovi spunti, nuove idee. Un altro concetto per me illuminante è quello delle psico trappole, veri e propri inganni che impediscono di arrivare al cuore del disagio: mai sopravvalutare gli altri e sottovalutare noi stessi.
Ognuno interpreta la realtà in base al suo mondo interno ed è la percezione di questa che cambia attimo dopo attimo. La realtà è soggettiva: noi siamo le storie che ci raccontiamo e a cui crediamo. Ed ecco che interviene uno strumento pazzesco, travolgente e potentissimo, “Il potere della narrazione”, che ci fa vedere nero su bianco quello che è, cosa viviamo e come lo viviamo e ci permette di sbloccare meccanismi disfunzionali, che, nel paziente oncologico in particolare, sono quelli che lo hanno portato alla malattia. Da qui un altro elemento per me importantissimo, vissuto sulla mia pelle ma che non riuscivo a descrivere.
Quando vado ai controlli, nelle sale di aspetto sento spesso dire dai pazienti che vorrebbero tornare alla vita di prima, prima della malattia.
Per me non è stato e non è così e Mara me lo ha confermato: non si può voler tornare alla vita di prima perché è proprio quella vita, con i nostri loop mentali e i nostri meccanismi disfunzionali ad averci portato in quella stanza di ospedale. Niente sarà più come prima e da qui bisogna ripartire e ripartire con una nuova modalità, funzionale, concreta e consapevole.
Prendersi cura prevede un dire “Basta”. Ed ecco i Bisogni che in questo Master hanno preso forma: partendo dai 4 bisogni inconsci
dell’essere umano, ho visto come si dipanano le dinamiche, anche esse inconsce. Di nuovo appare la consapevolezza: rendere queste dinamiche consapevoli attraverso esercizi potenti ed efficaci e attraverso il potere delle domande, per poi fare un cambiamento, vero, reale, rompendo le modalità disfunzionali e abbandonandole.
Le parole e le emozioni che vengono fuori grazie agli strumenti utilizzati, cambiano la percezione della realtà che stiamo vivendo e ci mettono di fronte all’azione: agire è il primo passo, verso il cambiamento, che non deve essere né vissuto né proposto come tutto e subito, ma passo dopo passo, poiché la crescita è fatta di piccoli passi nel qui e ora.
Il pensiero diviene così Pensiero Costruttivo: siamo bombardati da slogan e libri che ci parlano del Pensiero Positivo, ma che significa davvero ed in particolare che impatto ha su una persona che sta affrontando la malattia?
Come si fa a dirle di pensare positivamente quando non ha o non vede motivi per cui combattere?
Il pensiero non può che essere costruttivo, poiché, passo dopo passo, costruisce una nuova esistenza, fatta di consapevolezza e di azioni funzionali ancorate continuamente al presente.
Già perché la vita di ognuno di noi è fatta di dinamiche e nel paziente oncologico, come in chi gli sta accanto, queste sono vissute all’ennesima potenza e diventano abitudini difficili da scardinare, perché costituiscono la propria zona di comfort.
Osservare le tipologie di resistenza e le paure al cambiamento, capire quali di queste l’altro sta utilizzando, ci serve per andare verso il cambiamento. A queste si affiancano le fasi della malattia: sapere in quale di queste si trova la persona è fondamentale per poter progettare il cambiamento.
Altresì importantissimo è sapere che la guarigione non è per tutti. Non possiamo salvare chi non è pronto o non è disposto ad essere salvato.
Su questo punto non ci soffermiamo mai abbastanza, ma è alla base della relazione di aiuto: noi siamo responsabili della nostra vita e non di quella degli altri. Se la persona realmente vuole lavorare su se stessa, allora, attraverso piccole azioni stimolo, possiamo aiutarla a creare le basi per un reale cambiamento.
Si lavora così insieme sulle dinamiche relazionali, sul proprio potere personale, di cui la persona deve rendersi consapevole e farsene carico, e sulla propria autostima, che è fatta di azioni concrete, non dimenticandoci che la malattia è un attacco ad essa.
Qui, ci aiutiamo dandoci degli obiettivi SMART, cioè Specifici (concreti e chiari), Misurabili (definiti in termini di risultati osservabili), Raggiungibili ( a cui posso arrivare e che posso condividere con altri), Realistici (realizzabili in base a vincoli e risorse) e Basati sul tempo
(raggiungibili in un tempo determinato).
Avere una progettualità, basata su questo tipo di obiettivi, è indispensabile per tutti, in maniera specifica per il paziente oncologico e l’azione lo fa muovere verso questa progettualità. Tutto questo affiancandolo costantemente, ascoltandolo attraverso l’ascolto attivo, non
giudicandolo, portandolo alla consapevolezza di ciò che prova, insegnandogli a rispettare i propri tempi e le proprie resistenze.
Solo portando il focus sul proprio potere personale, si può modificare quegli schemi disfunzionali che ci hanno fatto fermare, rispettando tutto di noi. Solo da qui possiamo davvero cambiare, guarire e prenderci cura di noi stessi. La cassetta degli attrezzi è fatta di competenze reali ed efficaci e di giusta distanza dall’altro. Questo Master l’ha resa per me veramente reale, pronta ad essere utilizzata. Non mi resta che agire. Grazie Mara, di cuore e grazie ai miei compagni di viaggio per il tempo insieme e per le vostre condivisioni.
Emanuela Haimovici